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Come offrire assistenza al malato oncologico

Il trattamento specialistico del dolore cronico va considerato a tutti gli effetti un livello essenziale di assistenza

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Come offrire assistenza al malato oncologico

Con la consulenza della dott.ssa CRISTINA REBUZZI, anestesista, già responsabile del Centro di Terapia del dolore - Cure palliative - Hospice dell’ospedale di Pescara e presidente dell’Associazione Progetto Sorriso Onlus (www.progettosorriso.it)

 

È obbligo di tutti gli operatori sanitari considerare, valutare, trattare il dolore cronico e riportare i risultati nelle cartelle cliniche dei pazienti ricoverati. Questo aspetto diventa particolarmente importante quando si tratta di dolore oncologico. Spiega la dottoressa Rebuzzi: “Un tempo non esisteva un’adeguata comunicazione fra l’oncologo, l’algologo (lo specialista che si occupa della terapia del dolore) e gli altri specialisti interessati al paziente con tumore. Cure e trattamenti venivano somministrati al bisogno, senza continuità e senza una visione complessiva di ogni singolo caso. Oggi, invece, ogni Azienda Sanitaria dovrà disporre di specialisti dedicati per la terapia del dolore cronico (oncologico e non) e per le cure palliative. Una svolta, soprattutto per il malato oncologico che ha bisogno di essere sostenuto e sollevato dalla sofferenza, sia nella fase attiva della malattia, quando può aspirare alla guarigione, sia in quella terminale, quando ha il diritto di conservare qualità di vita e dignità”. La cura del paziente oncologico diventa così un’azione a tutto campo. Si cura la patologia, ma si cura contemporaneamente il dolore, valutandolo attraverso scale di misurazione specifiche che consentono anche diverificare l’efficacia dei farmaci. E senza trascurare le variabili che possono alzarne o abbassarne la soglia: il contesto di vita, la regolarità del sonno, il tipo di lavoro, la presenza di eventuali altri sintomi (stipsi, nausea, vomito). E poi paure, depressione, solitudine, incomprensioni specialmente quando alla dimissione il paziente si ritrova solo e con la famiglia a volte disorientata.

 

Nuovi farmaci mirati

Un grande aiuto arriva dai farmaci, sempre più differenziati e mirati. “I primi oppioidi potevano comportare stitichezza o altri effetti collaterali” spiega la Rebuzzi, “ma ora molti farmaci contro il dolore hanno nella stessa molecola il trattamento antagonista agli effetti collaterali e possono essere assunti con meno dipendenza e meno fastidi”. È il caso delle compresse ossicodone (oppioide) più antiemetico (che frena nausea e stipsi), o dei farmaci somministrati per via transdermica (buprenorfina – fentanil cerotto), da applicare con scadenza a 3-5 giorni. In caso di mancata risposta, si può alzare il tiro delle cure con tecniche infusive sottocutanee (pompa elastomerica) simili a una flebo superficiale applicata per vari giorni. Oppure tecniche invasive gestite dall’algologo, con piccoli diffusori che garantiscono la somministrazione continua del farmaco nel midollo, anche per un mese. Infine, per i dolori improvvisi, ci sono molecole di oppioidi (fentanil) somministrati attraverso spray nasalie compresse sublinguali o in versione lecca lecca in grado di dare sollievo immediato”.

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