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Antibiotici: quando prenderli

I batteri sono sempre più forti e l’efficacia dei medicinali con cui combatterli diminuisce. Ma sono sempre necessari? Le strategie di cura in caso di cistite, clamidia, otite, polmonite, sinusite, tonsillite. Come contrastare gli effetti collaterali.

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Antibiotici: quando prenderli

Con la consulenza del prof. FABRIZIO PREGLIASCO, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell'Università degli Studi di Milano.

 


Antibiotici usati a gogò. Il “vizio” di ricorrere agli antibatterici è più che mai di attualità in questo periodo dell'anno, sebbene sia di pochi giorni fa la notizia (http://www.piusanipiubelli.it/antibiotici-consumo-in-calo.htm) resa nota dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) circa la riduzione tra gli italiani del 4% del consumo di antibiotici nei primi 9 mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Numero salutato con grande piacere anche dalla SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). Nella maggior parte dei casi, però, un antibatterico su cinque è preso in modo inappropriato, con la conseguenza di provocare anche un effetto negativo non da poco, chiamato “antibiotico-resistenza”.

Mal di gola e un po’ di tosse: per tante persone i sintomi sono il primo approccio per la cura. “Sono in molti a considerare gli antibiotici al pari dei farmaci di automedicazione, con il rischio, per l'appunto, di conseguenze per la salute”, spiega il professor Fabrizio Pregliasco. “Ma è un grande errore, perché questi principi attivi non vanno bene per le infezioni di origine virale, dal momento che non hanno alcuna azione sui virus. Al contrario, sono il farmaco di prima scelta in tutte le infezioni di origine batterica, come otiti, sinusiti, tonsilliti, polmoniti, per citare le più frequenti”. Ma anche in questi casi, solo il medico può decidere se prescrivere o meno il farmaco, quale va meglio e per quanto tempo.

 

Evitare sempre il fai-da-te

“Purtroppo spesso è una cattiva abitudine quella di “sistemare” da sé la prescrizione del medico”, sottolinea il professor Pregliasco. “Questa è l'altra tipica situazione che porta allo sviluppo di batteri resistenti. In questo caso, è vero che l’antibiotico è quello giusto e questo dovrebbe mettere al riparo da rischi. In pratica, però, se il principio attivo è presente nel sangue in un quantitativo troppo basso o per tempi troppo brevi, riesce a uccidere soltanto i germi più deboli. Quelli più resistenti invece rimangono solo tramortiti, per poi riprendersi alla fine della cura. Si scatena così una forma di malattia più grave, che richiede tempi più lunghi di guarigione”. Inoltre, tra chi assume gli antibiotici malamente aumenta il pericolo di reazioni indesiderate, sotto forma di eruzioni cutanee, di vomito e di diarrea, in quanto non sono farmaci privi di effetti collaterali. "Non esiste l’antibiotico che vale sempre, per tutto e per tutti” aggiunge il professor Pregliasco. “Il rischio è di sbagliare tipo di antibiotico e dare il via a una colonia di batteri resistenti. E allora sì che iniziano i guai, perché è necessario effettuare l’antibiogramma, cioè l’analisi che individua la percentuale di resistenza del batterio a ogni principio attivo, e ricominciare daccapo la cura, col nuovo antibiotico e con tempi più lunghi”. Non c’è differenza, invece, tra antibiotico “griffato”, cioè di marca, e generico.

 

Prima di assumerli controlla...

Leggi il foglietto illustrativo e controlla alla voce “interazioni”. Potresti scoprire che... Alcuni antibiotici della famiglia delle tetracicline vanno assunti separatamente da prodotti lattei, perché ne viene diminuita l’efficacia terapeutica. Il succo di pompelmo va sospeso fino al termine della cura perché può potenziare l’effetto dell’antibiotico, compresi gli effetti collaterali.

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