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L’AIDS è ancora una priorità

Decine di associazioni hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Roma”, Un documento per ricordare che l’emergenza non è passata

L’AIDS è ancora una priorità

L’Aids è ancora un problema enorme. Nel 2009 sono stati diagnosticati 4,5 nuovi casi di HIV positività ogni 100 mila italiani e 22,2 ogni 100 mila stranieri residenti in Italia (l’incidenza è maggiore al centro – nord che al sud e nelle isole). L’età media è di 39 anni per gli uomini e di 35 per le donne. Aumenta il numero delle trasmissioni sessuali (etero o omosessuali), che diventano l’80,1 per cento di tutti i casi. In Italia, nel complesso, ci sono tra le 143 mila e le 165 mila persone positive all’HIV (di cui più di 22 mila in AIDS), ma un sieropositivo su quattro non sa di esserlo. Insomma, il virus è ancora ben presente. A distanza di 30 anni dalla scoperta dell’HIV, gli investimenti stanno iniziando a produrre i primi risultati: il tasso di nuove infezioni sta calando, e sembra andare verso la stabilizzazione e si stanno anche compiendo passi importanti per ridurre la trasmissione da madre a figlio. Però, per ogni persona che inizia la terapia antiretrovirale, ce ne sono due che contraggono il virus. E non esiste ancora una cura definitiva.
La ricetta per gestire e arrestare questa epidemia deve passare attraverso le politiche di prevenzione, un’assistenza socio-sanitaria adeguata, la disponibilità dei farmaci per tutti e la lotta contro lo stigma in ogni contesto.

Per questo decine di associazioni che si occupano di Hiv/Aids si sono riunite per concordare un documento da sottoporre ai politici. Che è stato firmato nei giorni scorsi, all’Istituto Superiore di Sanità, al convegno “1981-2011 30 anni di pandemia Aids; l’infezione da Hiv è ancora una priorità per il nostro paese”. Si chiama “Dichiarazione di Roma”, e sono quattro pagine da lanciare al futuro con le regole per una lotta efficace all’infezione da Hiv, pubblicata (anche in inglese) sul sito www.dichiarazionediroma.it dove qualsiasi associazione può sottoscriverla. “Occorrono interventi nazionali di prevenzione dell’infezione da Hiv costanti e diversificati per gruppi di destinatari, politiche di lotta allo stigma e alla discriminazione, garanzia sul rispetto della privacy delle persone con Hiv, politiche antidroga rinnovate sulla base del fallimento dell’approccio repressivo, e va rinforzato e reso costante nel tempo il Programma nazionale di ricerca sull’Aids”. “Un documento da sottoscrivere anche nelle virgole, che chiede alle nostre coscienze di esserci e di assumerci ancora la responsabilità, o meglio la corresponsabilità, quella che ci ha mosso in tutti questi anni passati”, ha detto don Luigi Ciotti del Gruppo Abele, che ha aperto il convegno.


di Monica Coviello
PARLIAMO DI: HIV, AIDS, virus

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