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Salute Mentale: una persona su quattro è o sarà affetta dal disturbo

Oltre 450 milioni di soggetti nel mondo soffrono di problemi mentali e nel 2020 la malattia sarà al secondo posto per incidenza sulla popolazione. In occasione della Giornata della Salute Mentale, Aiutiamoli presenta il progetto ApertaMente

Salute Mentale: una persona su quattro è o sarà affetta dal disturbo

Si celebra oggi, venerdì 10 ottobre, la Giornata della Salute Mentale, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema sempre più attuale, che coinvolge ogni anno un numero di malati e famiglie in continuo aumento e destinato a crescere nei prossimi anni.

Per l’occasione, Aiutiamoli, l’associazione dei familiari dei malati psichici, presenta ApertaMente: un progetto il cui obiettivo è quello di promuovere un approccio nuovo alla problematica della salute mentale.

Apertamente si rivolge a tutte le persone e lotta contro l’indifferenza verso un problema che può colpire davvero tutti: i disturbi psicologici si possono presentare a ogni età e non fanno differenze di genere o di ceto, possono anche essere legati a “semplici” difficoltà nelle attività quotidiane, nel lavoro, nei rapporti interpersonali e familiari.

In molti casi la guarigione è possibile ed è fondamentale agire sulla prevenzione: non tacendo il tema, ma parlandone apertamente e intervenendo precocemente, senza ignorare i primi sintomi di un disturbo di cui non bisogna assolutamente vergognarsi. In quest’ottica, ApertaMente vuole aprirsi al territorio, mettere in rete relazioni, ricercare spazi comuni e sinergie efficaci insieme ad Aiutiamoli e alle altre realtà milanesi e lombarde, per affrontare un problema che non è di un singolo individuo, ma di un’intera comunità.

 

I dati della malattia mentale

Oltre 450 milioni di persone nel mondo soffrono di disturbo mentale o neurologico: spesso si tratta di persone sole, che affrontano la loro malattia senza ricevere nessun trattamento.  Le proiezioni per il futuro non sono ottimistiche: secondo il Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona su quattro è o sarà affetta da disturbo mentale nella sua vita e nel 2020 la malattia mentale sarà al secondo posto per incidenza sulla popolazione mondiale, subito dopo le patologie cardiovascolari e addirittura prima di quelle oncologiche. Questo dato impone una seria riflessione sulla necessità di affrontare un vero e proprio “problema sociale”, oltre che medico, e comporta la necessità di mettere in atto, a partire dal livello locale, nuove sperimentazioni sul tema dell’integrazione della persona con disturbo.

 

Cura e prevenzione

Nonostante il fenomeno sia in costante crescita, l’offerta di cura e prevenzione risulta ancora scarsa e inadeguata: ad oggi, i disturbi mentali costituiscono una delle maggiori fonti di carico assistenziale e di costi per il Servizio Sanitario Nazionale, alimentando spesso forme di indifferenza, di emarginazione e di esclusione sociale.

Il servizio pubblico, sempre più limitato dalla razionalizzazione delle proprie risorse, riesce a intercettare solo una parte del bisogno di supporto psicologico (le liste d’attesa variano da trenta giorni a sei mesi, i percorsi di cura o reinserimento possono essere soltanto di breve durata e risultano pertanto poco efficaci nella maggior parte dei casi); d’altro canto, l’offerta privata risulta inaccessibile a un’ampia fascia di popolazione, che non dispone di mezzi adeguati.

Da qui muove ApertaMente: i servizi delle organizzazioni come Aiutiamoli mirano da sempre a coprire i bisogni assistenziali dei malati a 360° gradi. Di fatto, si occupano non solo delle necessità primarie legate alla patologia, ma si fanno anche carico degli aspetti riguardanti la sfera emotiva e psichica del paziente e dei suoi familiari. Anche attività che possono sembrare apparentemente banali, come mangiare un pizza, andare a teatro o a ballare, partecipare a una gita nel fine settimana o addirittura a una vacanza insieme ad altre persone che vivono situazioni analoghe,  hanno il preciso, fondamentale obiettivo di favorire la risocializzazione e la reintegrazione nella società, oltre ad offrire alla famiglia la possibilità di prendere una “pausa” dalla gestione quotidiana del proprio caro con tutto ciò che essa comporta dal punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico.

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