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Salute: le e-cig possono ridurre il danno del fumo

In occasione del decennale della legge per la tutela dei non fumatori, la SITAB, Società Italiana di Tabaccologia, sottolinea come le sigarette elettroniche potrebbero salvare 19mila vite e far risparmiare quasi 2 miliardi di costi sanitari.

Salute: le e-cig possono ridurre il danno del fumo

Domani, sabato 10 gennaio 2015, ricorre il decennale dell’implementazione della legge 3/2003 per la tutela dei non fumatori. “Il modo migliore per celebrare questa ricorrenza è convincere i più giovani a non cedere a una dipendenza che, oltre a causare gravi danni alla salute, risulta anche assai dannosa per l'ambiente”. Così il prof. Girolamo Sirchia, commenta l’iniziativa che ha coinvolto alcuni ragazzi della scuola media dell’Istituto comprensivo Visconti di Roma nella preparazione di una storia e della sceneggiatura di un webfilm, “The Answer, la risposta siamo noi”, dedicato ai danni causati dal fumo all’ambiente, che verrà girato in primavera.

Recentemente, l’IARC (International Agency for Research on Cancer), nell’ambito della IV edizione del Codice Europeo contro il cancro, ha stabilito 12 azioni che ogni cittadino europeo dovrebbe seguire per non ammalarsi di tumore. Le prime due regole sono rivolte al fumo:

  1. Non fumare e non fare uso di tabacco;
  2. Non fumare in casa e sostenere politiche di controllo del tabagismo di lavoro.

Secondo il Ministero della Salute, in Italia i decessi attribuibili al tabacco sono circa 80 mila all’anno: il 48% dei quali legati a conseguenti patologie oncologiche (38.400 decessi), il 25% cardiache (20mila), segue il 17% di malattie respiratorie croniche (13.600), e il 10% relativo ad altre patologie (8.000).

Se il 50% dei fumatori passasse alla e-cig (le sigarette elettroniche), la Società Italiana di Tabaccologia (SITAB) stima che si potrebbero salvare 19mila vite ogni anno e risparmiare quasi 2 miliardi di costi sanitari. Del resto, anche una ricerca condotta da Doxa-ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha messo in luce come il 45% degli intervistati nel 2013 e il 35,3% nel 2014 ritenga che i vaporizzatori possano essere un buon mezzo per smettere di fumare.

Dall’introduzione delle e-cigarette sul mercato, il 18,8% dei fumatori le utilizza permanentemente e il 41,8% ha diminuito il numero di sigarette fumate, mentre 1 su 4 (pari al 25%) sembra non aver modificato le proprie abitudini. “Nonostante l’incidenza del fumo sia in diminuzione, i fumatori fanno spesso tentativi di cessazione autogestiti con un’alta percentuale di ricadute e frustrazione. In base alle linee guida un fumatore può essere definito ‘ex’ solo dopo sei mesi dall’ultima sigaretta e le percentuali di cessazione a 12 mesi non sono confortanti: solo il 5% senza supporto, il 12% con la terapia comportamentale, il 16,8% con i prodotti sostitutivi della nicotina e il 25% con i farmaci - ha spiegato il dottor Fabio Beatrice, Presidente del X° Congresso della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB), svoltosi recentemente a Torino -. Quello che ora è chiaro è che la sigaretta ha due elementi diversi su cui intervenire: i prodotti della combustione del tabacco da un lato (responsabili del rischio cancro e di molte malattie respiratorie croniche soprattutto nelle donne), e la nicotina che è invece responsabile della dipendenza e di gran parte delle malattie cardiovascolari da fumo. Proprio questa evidenza ha permesso l’introduzione del concetto di ‘riduzione del danno’ e di ipotizzare la possibilità di utilizzare la e-cig in un percorso medicalmente assistito, seguito da personale addestrato sotto controllo medico. Il percorso mira a ‘traslare’ dalla sigaretta al vaporizzatore con nicotina: stabilizzato il consumo elettronico, si può arrivare ad utilizzare quello senza nicotina con la sola aggiunta di aromi. A questo punto - conclude il dottor Beatrice -, è lo ‘svapatore’ che sceglie se smettere anche con la e-cig o continuare a mantenere gli aspetti gestuali e sociali che è poi sono i più difficili da abbandonare”, conclude lo specialista.

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