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Ricostruzione seno: i vantaggi della rete

L’ultima novità della chirurgia plastica è l’uso del mesch, un reticolato che permette l’inserimento della protesi anche alle donne con una cute, resa più delicata da radio e chemioterapia. Tecnica ideale nel caso di mammella piccola.

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Ricostruzione seno: i vantaggi della rete
©Sunmedical

Con la collaborazione del professor Alfredo Borriello, Dirigente dell'Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell'Ospedale “Pellegrini” di Napoli.

Per le foto: ©Sunmedical


Aumentano gli interventi di ricostruzione al seno dopo la diagnosi di tumore anche fra le giovani e giovanissime. È questa una delle conseguenze del successo della diagnosi precoce: se da una parte si fa prevenzione, segnando un importante risultato contro il cancro, dall’altra aumenta il bisogno di accelerare la ricerca sulle tecniche ricostruttive necessarie dopo una mastectomia. Non per tutte inoltre il rimodellamento risulta facile. Anzi, per alcune rivela molto complicato. È il caso di quelle pazienti che, oltre ad aver subito uno o più interventi per la rimozione del tessuto tumorale, si ritrovano in presenza di una pelle più sottile ed estremamente delicata da trattare, a causa di procedure come la chemioterapia e radioterapia.

''Per la ricostruzione del seno dopo interventi demolitivi - spiega il professor Alfredo Borriello, Direttore dell’Unità operativa di Chirurgia plastica all'Ospedale Pellegrini di Napoli - è possibile oggi usare diverse tecniche di intervento, a volte anche combinate: espansori, protesi, lipofilling e uso di tessuto autologo. Da poco è inoltre possibile utilizzare una nuova tecnica, in cui una membrana o rete, detta mesch, simile a quelle usate nell'ernia, combinata all’utilizzo di una protesi mammaria, consente una ricostruzione immediata anche nel caso in cui la cute della paziente sia molto sottile o danneggiata a causa di chemioterapia e radioterapia.”

 

Come funziona

La rete o mesch, “Si usa – informa il chirurgo del “Pellegrini” di Napoli - quando si vuole fare una ricostruzione, dopo una mastectomia, di una mammella piccola per supplire allo svantaggio del muscolo che non è in grado di coprire completamente la protesi. Per evitare che la protesi sia a diretto contatto con la cute, spesso fragile, la rete, sottile qualche millimetro, serve a coprire quel lembo che va dal muscolo fino al solco inferiore della mammella”. Fino ad ora le pazienti, prima di poter impiantare la protesi, dovevano affrontare una prima operazione (con tutte le conseguenze psicologiche che ne derivano) di inserimento dell’espansore sotto il muscolo pettorale, una sorta di palloncino che, gonfiato progressivamente con soluzione fisiologica, facilita il successivo posizionamento della protesi vera e propria distendendo i tessuti.

“La protesi coperta dal mesch - spiega Borriello - può essere posizionata subito dopo la rimozione della massa tumorale evitando in tal modo l’uso dell’espansore temporaneo e quindi di un secondo intervento e, in casi di mastectomia di rimozione della massa tumorale, con risparmio di cute”. 

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