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Ricominciare a vivere dopo una separazione

Un periodo di dolore dopo un lutto o un divorzio dal partner è fisiologico. Ma poi si deve reagire. Ecco le strategie per il cambiamento

Ricominciare a vivere dopo una separazione

A cura di Marco Lombardozzi, medico, psicoterapeuta, omeopata, psicopatologo forense www.lombardozzi.it

 

Chi non conosce i dolori e le paure di una separazione? Abbiamo vissuto tutti le sofferenze che si provano quando ci si separa da qualcuno. Basti pensare al primo giorno di scuola materna. E ancor prima, quando ci siamo distaccati dal protettivo e caldo utero materno e siamo stati catapultati in un mondo pieno di luci e rumori. Che trauma! La separazione è pienamente integrata con il processo della nostra vita. Ma allora perché ne abbiamo tanta paura e continuiamo a soffrire così profondamente quando succede? L’essere umano, a differenza del mondo animale, rimane con i genitori per molti anni e si abitua al fatto che non si separa quasi mai da loro, per lo meno affettivamente, ma possiamo dire che anche materialmente, negli ultimi 80 anni, la separazione del figlio non avviene quasi mai: rimane a vivere con i genitori, viene ancora mantenuto da essi, con loro torna a vivere dopo un divorzio. Il messaggio socio culturale che arriva ai figli è quello di non prevedere alcuna forma di reale separazione. Perché stupirsi, quindi, se la maggior parte delle persone ha paura di doversi separare da qualcuno?

 

Due eventi diversi, due traumi simili

Nella scala dei valori immunologici, il trauma che danneggia maggiormente le nostre difese immunitarie è il lutto, ma è seguito subito dopo dalla separazione affettiva. Possiamo, quindi, considerarle della stessa importanza. Per vivere sereni bisogna superare questa paura, evitando così quella dipendenza affettiva che produce tante sofferenze e, in casi sempre più frequenti, anche aggressioni fisiche fino all’omicidio. Le quattro fasi. Dalla negazione all’accettazione:

 

1. Fase di negazione

Il partner che viene lasciato rifiuta la realtà dei fatti e cerca in tutti i modi di recuperare la relazione interrotta. Spesso usa i figli come tramite, inviando messaggi di riappacificazione e di implorazione a tornare insieme. Le emozioni prevalenti sono l’angoscia e la collera, che possono essere seguite dal desiderio di punizione e vendetta.

 

2. Fase della resistenza

Gradualmente acquista consapevolezza della fine del proprio rapporto coniugale. È la fase degli scontri e dei conflitti. Si alternano ricatti e accuse con affettuosità. Queste sembrano essere le uniche modalità per mantenere un rapporto con l’ex partner.

 

3. Fase della depressione

Si prende atto dell’irreversibilità della situazione. è un periodo di dolore, di scoraggiamento, con stati depressivi anche forti.

 

4. Fase dell’accettazione

Piano piano, con il passare del tempo, i sentimenti dolorosi legati all’abbandono si affievoliscono. È ora possibile guardare verso il futuro ed elaborare un progetto di vita alternativo.

 

Un'arma a doppio taglio

La causa di un divorzio, spesso, è proprio il timore del distacco. L’angoscia da abbandono si verifica quando le persone sono convinte che, per quanto le cose sembrino andare bene, le relazioni siano destinate al fallimento. Desiderano quindi stare sempre vicino ai loro cari e si arrabbiano o impauriscono di fronte alla possibilità di qualsiasi tipo di separazione. È chiaro che una problematica di questo tipo rende le relazioni molto difficili perché, se si trova una persona con gli stessi problemi, si crea un rapporto di fusione che viene chiamato simbiotico, per cui l’uno non può vivere senza l’altro, con tutte le conseguenze del caso. Oppure la persona che non ha questa angoscia o paura della separazione dopo un po’ scappa dalla relazione perché la sente soffocante e opprimente, ed è vero! Quindi le relazioni affettive sono destinate a fallire. In pratica, si ha talmente paura della separazione, che alla fine la si incontra.

di Dott. Marco Lombardozzi (medico, psicoterapeuta, omeopata, psicopatologo forense)

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