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Richiesto lo stop all’elettroshock dal Comitato Cittadini per i Diritti Umani

Richiesto lo stop all’elettroshock dal Comitato Cittadini per i Diritti Umani

La richiesta di mettere fine per sempre alla pratica dell'elettroshock è portata avanti da anni dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani O.N.L.U.S. A questi, si affianca ora da oltreoceano la voce sdegnata di Peter Breggin, uno psichiatra libero professionista di Ithaca (nello stato di New York), direttore del Centro per gli Studi su una Terapia Empatica, e autore di dozzine di articoli scientifici (oltre venti libri) a riguardo. Nel corso della sua carriera scientifica si è sentito avanzare da moltissimi pazienti la preghiera di sostegno alla battaglia per arrestare quella che, denominata TEC, produce una vera e propria lobotomia elettrica. La TEC, infatti, prevede l'applicazione di due elettrodi sulla testa per far circolare una corrente elettrica sufficiente a generare convulsioni di tipo epilettico. Entrambe (corrente elettrica e convulsioni) capaci di danneggiare il cervello causandogli un coma profondo immediato, spesso accompagnato da un grafico di onde cerebrali piatte – simili a quelle che si hanno in seguito a morte del cervello – a cui si accompagnano inevitabilmente segni di grave trauma cranico, come perdita di memoria, disorientamento, confusione, incapacità di giudizio, perdita di personalità e instabilità emotiva. I sintomi peggiorano e diventano permanenti all'aumentare del numero di trattamenti. Recentemente lo specialista ha raccolto sul sito www.ECTresources.org una collezione gratuita di documenti al fine di aiutare la gente a opporsi alla TEC. Il lavoro comprende più di 100 articoli sottoposti a "revisione paritaria", ricercabili tramite parole chiave come "brain damage" (danni al cervello), "memory loss" (perdita di memoria) ecc. Da diversi anni la TEC viene praticata sotto anestesia generale, ma questo non ne cambia la sostanza e non la rende più sicura: uno dei suoi effetti è che rende necessaria una scarica molto maggiore per provocare le convulsioni. Per esempio, agli albori dell'elettroshock si ottenevano convulsioni applicando corrente per un decimo di secondo, mentre oggi sono necessari fino a 6 secondi: una durata 60 volte maggiore! La TEC moderna è dunque persino più dannosa rispetto al passato. Studi condotti su grandi mammiferi lo confermano: dosi relativamente basse di TEC causano delle micro emorragie e la morte di cellule cerebrali. A volte il danno è visibile persino su persone vive, tramite scansioni cerebrali con tecniche radiologiche avanzate. La ricerca mostra che la TEC non previene il suicidio ma invece lo può causare. Studi clinici controllati mostrano inevitabilmente che essa non produce alcun beneficio. Altri studi dimostrano un tremendo appiattimento emotivo durante la fase acuta del danno cerebrale e per le quattro settimane immediatamente seguenti il trattamento, erroneamente identificato come miglioramento (studi disponibili su www.ECTresources.org.)

“I familiari dovrebbero fare di tutto per impedire che i loro cari vengano sottoposti a elettroshock. Se la terapia è già in corso, i familiari o amici dovrebbero attivarsi per interromperla al più presto: non si fa alcun danno se s'interrompe il trattamento e, anzi, prima lo si fa e meglio è. Siccome la TEC rende le vittime più sottomesse e incapaci di protestare in maniera efficace, è presto diventata un abuso. Questa pratica dovrebbe essere abbandonata dai medici e vietata dalle leggi dello Stato”, conclude lo psichiatra.

In Italia nel febbraio 2013, la Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale presieduta dal Senatore Ignazio Marino, durante la presentazione in Senato della relazione finale della commissione, mette in evidenza che dal 2008 al 2010 i casi di pazienti che hanno ricevuto una terapia elettroconvulsivante, l'elettroshock, sono oltre 1.400 in ben 91 strutture ospedaliere.

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