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“Resistente agli antibiotici”

Si sente dire sempre più spesso, ma cosa significa esattamente?

“Resistente agli antibiotici”

Con la consulenza del prof. Fabrizio Pregliasco, specialista in igiene, medicina preventiva e tossicologia, ricercatore del dipartimento di sanità pubblica di microbiologia e virologia dell’università degli studi di Milano

 

La resistenza batterica è la capacità di alcuni batteri di essere insensibili a certi antibiotici, che quindi non hanno più alcuna azione sui germi. In genere, i batteri vengono uccisi dagli antibiotici. A volte, una mutazione nel patrimonio genetico di un singolo batterio gli garantisce un sistema di difesa che rende nulla l’azione del farmaco. In altre parole, il germe impara a difendersi dal medicinale. Questa specie di “scudo protettivo” può essere trasmesso da un germe ad altri batteri con cui viene a contatto e con i quali può scambiare il patrimonio genetico. In questo modo, la resistenza a un farmaco viene poi trasmessa a un gran numero di batteri, creando ceppi resistenti. Ma perché le resistenze a questi farmaci si diffonde sempre più e interessa anche antibiotici potenti? Perché gli antibiotici sono stati, e spesso sono ancora, usati in modo inappropriato. Più i batteri vengono a contatto con gli antibiotici, maggiore è la probabilità che compaiano resistenze. In pratica, se i germi imparano a conoscere bene il nemico, possono combatterlo con maggiore facilità. In molti Stati d’Europa per esempio, una percentuale tra il 25 e il 60% dei ceppi di Klebsiella pneumoniae mostrano resistenza ai principali antibiotici usati per combattere questo batterio. In pratica, significa che per i malati colpiti da questi batteri, sono rimasti pochi antibiotici, come i carbapenemi, ancora disponibili ed efficaci.

 

Come agiscono i farmaci...

Gli antibiotici uccidono i batteri con diverse modalità a seconda del principio attivo presente. Essi possono:

• Agire sulle pareti delle cellule dei batteri, che vengono distrutte dal farmaco, e il germe non è più in grado di sopravvivere;

• Agire sul materiale genetico, le molecole che contengono le caratteristiche del batterio, rendendo irrealizzabili i processi vitali;

• Impedire la produzione di proteine, sostanze fondamentali per la vita di tutti gli esseri viventi, batteri compresi.

 

e la reazione dei germi

I batteri possono imparare a proteggersi dall’azione svolta da questi farmaci. Essi trovano il modo di:

• Rafforzare la parete della cellula, che non può essere attaccata;

• Produrre enzimi in grado di inattivare alcuni antibiotici (come la penicillina);

• Proteggere il patrimonio genetico dall’azione dannosa svolta dall’antibiotico;

• Proteggere tutte le strutture che permettono al germe di produrre proteine.

 

Non più solo in ospedale

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno diffuso già da parecchi anni. All’inizio, però, interessava soprattutto le malattie che si contraggono negli ospedali. In queste strutture, i germi resistenti si diffondono con maggiore facilità perché ci sono persone con ridotte difese naturali, che diventano vittime di queste infezioni. Non è un caso, infatti, che le infezioni da germi resistenti sono più diffuse nei reparti più a rischio, come la chirurgia, l’ortopedia, l’oncologia, i reparti di malattie infettive, le terapie intensive.

 

Non abbassare la guardia

Visti i rischi di resistenza batterica, la soluzione migliore è di non abbassare la guardia. In altre parole, significa usare gli antibiotici con le dovute precauzioni, così da evitare che le resistenze si diffondano e coinvolgano anche i farmaci più nuovi e potenti. Molto importante, inoltre, è evitare l’abuso degli antibiotici nell’allevamento degli animali e sperimentare nuove molecole, da utilizzare nel caso in cui i “vecchi” antibiotici non risultino più efficaci.

 

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di Cesare Betti
PARLIAMO DI: antibiotici, resistenza

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