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Raffaella Carrà: 70 anni e un solo rimpianto, non aver avuto un figlio

La showgirl più amata dagli italiani parla della maternità mancata e di adozione a distanza in un libro appena uscito

Raffaella Carrà: 70 anni e un solo rimpianto, non aver avuto un figlio

Da ragazza con la coscia alla brasiliana a nostra signora della Tv, la storia di Raffaella Carrà è quella di un ombelico alla bolognese e di un pianerottolo romano dove si affacciano le case dei suoi ex. Perché lei non si è mai sposata; “il matrimonio è come la Divina Commedia al contrario: prima viene il Paradiso, poi il Purgatorio e infine l’Inferno”, ha detto in più occasioni la donna che alla soglia dei 70 anni è ben lieta di aver fatto cantare, sognare, piangere e ridere gli italiani. Basta guardarla per vederla serena di quanto la vita le ha dato. Ha avuto tutto: successo, fama, rispetto, amore, ma non è mai diventata mamma. È il suo più grande rimpianto. Lo ha detto più volte ed è tornata a raccontarlo anche nel libro Raffaella Carrà di Roberta Maresci (Gremese editore). “Quando il desiderio di un bimbo è arrivato, il suo corpo non ce l’ha fatta”, racconta l’autrice, sottolineando però che la Carrà ha scelto la strada dell’adozione a distanza per dare amore ad almeno 13 bambini, schierandosi contro la fecondazione assistita, rifiutando cure per l’infertilità e superando con le sue forze il brutto periodo che ha passato sapendo di non poter avere figli”.



Il vuoto della maternità negata
“Un figlio non si può programmare come si fa con uno spettacolo televisivo o un concerto”. Sono le parole di Raffaella Carrà che ha spesso raccontato del suo desiderio irrealizzato di avere dei figli, un’assenza difficile da superare quando ha scelto di diventare mamma e la natura le ha remato contro. “Volevo avere la possibilità di dedicare tutta me stessa a mio figlio e non fare la mamma partime. Non trovavo giusto di viaggiare con il pupo nel cestino, così ho atteso”, ha spiegato l’artista che così ha preferito posticipare il momento giusto per prendersi l’impegno come mamma. Il successo le ha fatto credere che avrebbe potuto fare qualunque cosa quando ne avesse avuto voglia, ma quando ha deciso di fare il grande passo, il bimbo non è arrivato. “Ci ho pensato quando già era troppo tardi. Sono andata dal ginecologo per un controllo e lì ho fatto l’amara scoperta. Il medico mi ha detto: “Raffaella, ti devi rassegnare, il tuo fisico non ti permette più di affrontare una gravidanza”. È stato come sbattere la faccia contro un muro. Come se la vita, all’improvviso, mi avesse costretta a fare un bagno di realtà”.



Mamma a distanza
Un bimbo è il suo più grande rimorso. “La natura ha deciso per me. In compenso ho due meravigliosi nipoti che amo e che mi amano. E sono mamma a distanza", racconta la Carrà nel libro pubblicato nella collana “Donne nel mito” proprio come la serie di monografie di Diva Universal. “Oggi sostengo dodici bambini un po’ in tutto il mondo e di tanto in tanto li vado a trovare. Non dimenticherò mai l’emozione che ho provato quando sono stata in Guatemala a incontrare Luis, che allora aveva otto anni. C’erano la madre e un altro fratellino, che subito mi si è stretto in grembo”. Così la Raffa Nazionale si è circondata di infanzia, riuscendo a colmare quel vuoto che aveva dentro. “La spontaneità e l’innocenza di questi bimbi mi permette di invecchiare in modo sereno, di placare l’irruenza del mio carattere, lasciando spazio a una Raffaella più pacata, più razionale e paziente. Si sostiene che per star bene con gli altri, bisogna prima star bene con se stessi – racconta la Carrà – certamente è vero. Ma penso che, guardando negli occhi un bimbo che non ha nulla, neanche da mangiare, oppure che invece di giocare lavora dalla mattina alla sera con il sorriso sulle labbra, ecco, penso che questo sia di grande aiuto anche e soprattutto per chi non è sereno con se stesso, per imparare a riconoscere le cose veramente importanti della vita. E l’amore per gli altri è senza dubbio una di queste. Dedicare la propria vita ai bambini sofferenti, non significa solo dare un po’ d’aiuto o fare la carità: è molto di più. È amare”.



L’accettazione dell’infertilità
Della mancata gravidanza Raffaella Carrà ha raccontato anche in un colloquio televisivo con Enzo Biagi, nel marzo 2011, sottolineando la sua accettazione verso qualcosa che non ha scelto ma ha in qualche modo “giustificato”, prendendolo come un alt da parte del Creatore. “Mi ha detto, Raffaella, se vuoi programmare anche questo, io sai che faccio? Non te lo do”. Così Raffaella Maria Roberta Pelloni, come risulta all’anagrafe, ha stretto i denti, ha superato il momento buio, e ha guardato avanti. Non volendosi sottoporre ad alcun tipo di cure per la procreazione assistita. Ed esprimendo la propria solidarietà per tutte quelle donne sole che vogliono in affido un figlio ma, non essendo sposate, si vedono privare dallo Stato una felicità così immensa.

di Anna Piervergili
PARLIAMO DI: Raffaella Carrà, libro

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