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La qualità della relazione medico-paziente migliora la malattia

Il buon rapporto tra gli specialisti e i malati crea un clima di fiducia che incide positivamente sull’atteggiamento del paziente nei confronti della terapia, e quindi sull’efficacia della cura. A conferma che anche le parole curano.

La qualità della relazione medico-paziente migliora la malattia

Di fronte alla malattia, le persone non hanno bisogno dal medico curante solo di farmaci, ma anche delle parole giuste. Hanno bisogno di capire, sapere cosa li attende, gestire l’ansia e il disorientamento. I medici sono capaci di rispondere a queste esigenze? E soprattutto: si può fare qualcosa per migliorare le modalità relazionali utilizzate dagli specialisti?

A queste domande risponde IPPOCRATES (acronimo di Interventi di Premiazione e Potenziamento degli Ottimi Comportamenti di Relazione dei medici in Ambito Terapeutico E Sanitario), la ricerca-intervento realizzata dalla Fondazione Giancarlo Quarta Onlus con il sostegno di Fondazione Cariplo.

I risultati raccolti sono sorprendenti: utilizzando esclusivamente una modalità di feedback positivo, che prevede di comunicare ai medici in quali occasioni specifiche e per quali ragioni i loro pazienti si sono sentiti aiutati, ascoltati e capiti, le abilità relazionali dei medici percepite dai pazienti sono cresciute nel corso dei due anni del progetto, da maggio 2012 a maggio 2014, di oltre il 54%. 

Il progetto ha coinvolto oltre 4mila pazienti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che hanno raccontato in modo dettagliato come il medico sia riuscito a soddisfare i loro bisogni relazionali nel corso della cura. Sulla base di tali testimonianze sono state inviate ai 135 medici citati una o più lettere di apprezzamento e ringraziamento per i buoni comportamenti messi in campo e una descrizione degli stessi, accompagnata dalla spiegazione delle logiche relazionali che ne hanno decretato l’efficacia.

“Una buona relazione medico-paziente è un aspetto fondamentale nella cura della malattia, perché crea un clima di fiducia che incide positivamente sull’atteggiamento del paziente nei confronti della terapia, e quindi sull’efficacia della cura. - afferma Lucia Giudetti Quarta, fondatrice e presidente della Fondazione dedicata al marito, che da oltre un decennio si propone, attraverso studi e ricerche, di migliorare proprio la relazione medico-paziente - Per questo le nostre ricerche hanno indagato in più occasioni questo tema. Al cuore di quest’ultimo intervento c’è un processo di cambiamento che pone al centro la persona ammalata quale essere umano e non quale soggetto di asettici protocolli”.

L’incremento complessivo del 54% è ancor più rilevante per le modalità attraverso le quali è stato raggiunto, come spiega il managing director della Fondazione Quarta, Alan Pampallona: “Tutte le dimensioni comportamentali che abbiamo considerato – dalla capacità di dare spiegazioni a quella di infondere fiducia, dalla vicinanza all’ascolto del paziente e alla sua valorizzazione, fino alla proposta di soluzioni e percorsi di cura – sono progressivamente migliorate in questo arco di tempo, raggiungendo un’omogeneità quantitativa e qualitativa nel livello della relazione che prima non esisteva”.

I risultati del progetto Ippocrates saranno presentati oggi, mercoledì 1° ottobre, nel corso di un convegno di approfondimento sul tema rivolto ai medici di ogni specialità dal titolo: “Anche le parole curano. Relazione di cura e complessità”, che si tiene a Milano (presso Spazio Eventi di via Palestro, 2). In quest’occasione, saranno illustrati i risultati del progetto Ippocrates, con la testimonianza di alcuni Direttori di Dipartimento dell’Istituto Nazionale dei Tumori. La visione della relazione medico-paziente nelle nuove prospettive neurobiologiche sarà poi oggetto dell’analisi del Professor Fabrizio Benedetti, Ordinario di Fisiologia Umana e Neurofisiologia all’Università degli Studi di Torino e all’Istituto Nazionale di Neuroscienze, Membro dell’Academy of Europe di Londra e Senior Consultant alla Harvard University di Cambridge, USA; mentre le nuove sfide tecnologiche e l’evoluzione possibile delle cure saranno al centro dell’intervento del dottor Mauro Ferrari, President and CEO Houston Methodist Research Institute, Director Institute for Academic Medicine at Houston Methodist Hospital, Executive Vice President Houston Methodist Hospital System, President Alliance for NanoHealth.

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