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Psoriasi: le nuove cure

La ricerca non si ferma e sta delineando i fattori che scatenano la malattia e le strategie per ridurre i sintomi

Psoriasi: le nuove cure

Con la consulenza della dott.ssa PUCCI ROMANO, specialista in dermatologia, presidente SKINECO (Associazione Internazionale di EcoDermatologia) - www. skineco.org - e del prof. GIAMPIERO GIROLOMONI, professore ordinario di Dermatologia dell’Università di Verona.

 
Di psoriasi, è vero, ancora non si guarisce, ma è possibile conviverci con una buona qualità della vita, anche perché la ricerca sta facendo molti passi avanti per migliorare i sintomi dei quasi 130 milioni di persone che ne soffrono nel mondo (un milione e mezzo solo in Italia). Ma, “nonostante le numerose opzioni di trattamento, il 41% dei pazienti affetti da psoriasi sono insoddisfatti”, spiega il professor Girolomoni. Per rispondere a questi bisogni e per ridurre le lesioni cutanee causate dalla psoriasi, è stato messo a punto dalla ricerca scientifica un nuovo trattamento, l’anticorpo monoclonale secukinumab, il primo inibitore dell’interleuchina 17A (IL-17A) a essere stato approvato in Europa come terapia di prima linea in alternativa agli attuali trattamenti sistemici. Nel corso degli studi, il 70% o più dei pazienti trattati con secukinumab 300 mg ha ottenuto la risoluzione completa o quasi completa delle manifestazioni cutanee durante le prime 16 settimane di trattamento; inoltre nella maggior parte dei pazienti questo risultato è stato mantenuto fino a due anni. Gli studi clinici con secukinumab hanno anche dimostrato una relazione positiva tra la risoluzione completa o quasi completa delle manifestazioni cutanee e la qualità della vita dei pazienti affetti da psoriasi.

 

La pressione alta aumenta il rischio

Un recente studio americano ha evidenziato una nuova correlazione tra la malattia e la pressione alta nel sesso femminile: le donne ipertese, infatti, presentano un rischio del 30% maggiore di aggiungere la psoriasi ai loro problemi di salute. Disposizione che aumenta sino al 40% per quelle che assumono farmaci beta-bloccanti (come atenololo e propanololo) da almeno 6 anni e che possono aggravare le lesioni cutanee.Lo studio, apparso su JAMA Dermatology, ha preso in esame ben 78 mila donne in circa 10anni, analizzando i dati dell’U.S. Nurses’ Health Study dal 1996 al 2008, ma non ha chiarito il meccanismo di questa correlazione e, aggiungono gli autori, non prova una relazione causa-effetto diretta. “Probabilmente alla base di queste comorbilità – ipotizza la dottoressa Romano – esiste sicuramente il rischio genetico, certamente abitudini di vita errate, come il fumo e l’eccesso di peso-obesità, ma altrettanto certamente l’infiammazione cronica della cute che libera sostanze (che si vanno definendo) capaci di procurare il danno cardiovascolare”.

 

Psoriasi e chili di troppo: una relazione pericolosa

Le persone che soffrono di sindrome metabolica corrono più rischi di ammalarsi di psoriasi, ma anche più probabilità che la malattia si manifesti in forma grave. Una dimostrazione di questa relazione pericolosa è stata pubblicata di recente sull’American Journal of Clinical Dermatology da un team di ricercatori italiani che ha analizzato i dati di 720 connazionali. Gli studiosi hanno appurato che quasi il 27% degli italiani psoriasici partecipanti alla loro indagine soffriva di sindrome metabolica (contro il 15% dei non psoriasici) e che fra loro le lesioni della pelle erano di forma più severa. Ma perché sindrome metabolica e psoriasi si associano? “La psoriasi è una patologia infiammatoria della pelle - spiega la dottoressa Romano - e la sindrome metabolica è una condizione che favorisce l’infiammazione sistemica dell’organismo, in vari modi e a vari livelli. Così che più fattori negativi per la nostra salute si intrecciano fra loro e creano le condizioni perché le due patologie si sviluppino. Il primo passo per evitare che la patologia si sviluppi o che si ripresenti in maniera severa è, quindi, quello di ridurre il peso corporeo e, in particolare, il grasso addominale: il più pericoloso per la salute perché produce proteine infiammatorie”.

 

Scegli gli alimenti giusti

I dermatologi consigliano ai soggetti psoriaci di limitare particolari categorie di alimenti e preferirne altri. I cibi amici:

  • Tra i carboidrati vanno bene la pasta di grano duro e i cereali in chicchi, come il riso integrale, l’orzo, il farro, il kamut, l’avena.
  • Sì anche ai legumi.
  • Sono, inoltre, consigliate tre porzioni al giorno, di diversi colori, di verdura a foglia e a radice e 2 porzioni al giorno di frutta.
  • Tra i grassi, meglio optare per l’olio extravergine di oliva (2 cucchiai al giorno), la frutta secca a guscio (2 noci, o 3 mandorle, o 3 nocciole fonti di vitamina E e grassi polinsaturi) e i semi oleaginosi come sesamo, girasole, semi di zucca, semi di lino. Questi semi forniscono Omega-3, importanti grassi che riducono l’infiammazione.
  • Per le proteine, via libera alla carne bianca, senza superare i 400 g a settimana e soprattutto al pesce, che favorisce un buon funzionamento dell’insulina ed è ricco di Omega-3.
  • Ok anche a uova, latte scremato e yogurt, ricco di batteri probiotici.
  • No a pomodori, melanzane e patate. Uno studio italiano, durato più di 11 anni, suggerisce una correlazione tra il peggioramento della malattia e una molecola, chiamata solanide, contenuta nelle solanacee (pomodori, peperoni, melanzane e patate comuni). L’assunzione di tale molecola in tempi diversi, un assorbimento eccessivo della stessa o un suo alterato catabolismo possono portare a una concentrazione critica delle sostanze a livello cellulare, mettere in crisi il sistema che controlla la crescita cellulare e indurre la lesione psoriasica se si è soggetti predisposti alla malattia.
di Luana Trumino

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