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Una nuova identità

Quando l’identità di genere fisica non corrisponde a quella psicologica

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Una nuova identità

Transessuale, travestito, transgender: termini che negli ultimi tempi abbiamo letto e sentito spesso in cronaca o nelle rubriche di gossip, ma non sempre usati in modo corretto. La differenza infatti esiste e non è affatto irrilevante. Quanto queste condizioni hanno a che fare con l’omosessualità? In quali casi si tratta di gioco o provocazione, e in quali di una condizione esistenziale? Con l’aiuto del professor Emmanuele A. Jannini, coordinatore del corso di laurea in sessuologia all’Università de L’Aquila, abbiamo stilato un piccolo glossario per fare chiarezza.

 

Differenze importanti

 Il travestito è una persona che non ha dubbi sulla propria identità. Sa di essere un uomo, oppure una donna, e non è in conflitto con la sua condizione biologica.

Tuttavia, questa persona ama vestirsi con gli abiti del sesso opposto. Il più delle volte si tratta di un gioco erotico e non è “perversione”: non indica cioè una patologia, finché resta nell’abito del gioco e della preferenza, e non è condizione imprescindibile e obbligatoria per raggiungere l’appagamento sessuale.

La persona travestita può avere rapporti erotici con partner dell’altro sesso, se è eterosessuale, o dello stesso sesso, se omosessuale.

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