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Quando crescere fa paura: la sindrome di Peter Pan

Niente responsabilità, solo spensieratezza per chi rifiuta le regole del mondo adulto

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Quando crescere fa paura: la sindrome di Peter Pan

L’eterno ragazzino, tanto leggero da poter volare, nato dalla fantasia dello scrittore inglese J. M. Barry dà il nome alla sindrome che interessa quegli adulti letteralmente incapaci di crescere.

«Si tratta di una condizione psicologica, che può a volte scivolare nel patologico, in cui un soggetto rifiuta di vivere nel mondo "degli adulti", in quanto lo ritiene ostile o pauroso o troppo complicato, e si rifugia in comportamenti e in regole tipiche della fanciullezza», spiega la professoressa Maria Pia Viggiano, del Dipartimento di psicologia dell’università di Firenze.

L’eterno bambino ha bisogno di qualcuno che gli organizzi la vita, anche quando ha i capelli brizzolati, non gli si può chiedere appoggio e protezione, perché è proprio lui il primo ad averne bisogno.

 

Chi è Peter Pan?

Vuole sempre essere al centro dell’attenzione, parla e ride a voce alta, non sta mai fermo ed è prodigo di complimenti per tutti, perché desidera farsi amare. È un inguaribile immaturo, tende a banalizzare anche le questioni più serie e non si prende carico dei propri problemi. Perché si comporta così?

In genere, è vittima di un’educazione troppo protettiva, spesso è figlio unico oppure l’ultimo di una serie di fratelli, ha avuto molte gratificazioni da piccolo e non vuole perdere i suoi privilegi. «Nessuno lo ha aiutato a maturare, non ha avuto alcuna responsabilità e non ha mai dovuto affrontare i problemi della vita di tutti i giorni. In altre parole, ha sempre trovato persone disposte a sgombrargli il terreno da eventuali intralci e a liberarlo dalle difficoltà», precisa la professoressa Viggiano.

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