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Privacy: il medico e il segreto professionale

La legge vieta al medico di fornire informazioni sulla salute del paziente, a meno che non sia per giusta causa

Privacy: il medico e il segreto professionale

Con l’arrivo delle moderne tecnologie, il rispetto della privacy è diventata una necessità fondamentale. Grazie ai computer, alle reti telematiche e all’archiviazione elettronica, è inevitabile “lasciare tracce” che possono rivelare dati personali a estranei, non necessariamente onesti o bene intenzionati. Se in alcuni settori, come in quello amministrativo, la tecnologia ha permesso di risparmiare tempo e di avere maggior precisione nella raccolta e nell’archiviazione dei documenti, la faccenda diventa più delicata quando le informazioni riguardano la vita privata di una persona, come la salute, la vita sessuale o il credo religioso.

Il problema della tutela della privacy comporta una serie di obblighi e di comportamenti professionali da parte dei medici. Prima di tutto, va salvaguardato il diritto individuale del paziente alla riservatezza. Ad esempio, nel caso di pazienti sieropositivi o di donne che hanno subito un’interruzione di gravidanza, si possono diffondere solo dati statistici, mentre l’identità delle persone va tenuta segreta.

 

Alcuni problemi sulla riservatezza

Il malato è responsabile del segreto della sua malattia e può rivelarlo a chi vuole; inoltre, può incaricare altre persone o il medico di diffondere la notizia. In caso contrario, il medico è tenuto al segreto professionale e se lo viola può essere incriminato e condannato. Se il malato non dà il permesso al medico di rilasciare informazioni sulla propria malattia ad amici o parenti in visita, egli non può farlo, nemmeno se lo ritiene giusto o necessario.

Tuttavia, il segreto professionale può essere violato solo se sussiste il principio di giusta causa o nel caso in cui il medico venga incriminato dal paziente, e per difendersi è costretto a rivelare la malattia. La legge vieta agli ospedali e al medico di famiglia di dare informazioni telefoniche sulla salute dei loro assistiti. 
La cartella clinica è una raccolta di dati riguardanti la salute del ricoverato, dall’entrata in ospedale fino alla sua dimissione. È compilata dal medico che segue il malato e va conservata in archivio per almeno 10 anni. Tutti coloro che sono autorizzati a leggere o a compilare la cartella devono osservare il segreto professionale, compresi gli infermieri e il direttore sanitario.

Uno degli obblighi della legge sulla privacy riguarda l’abolizione dell’elenco dei nomi dei pazienti all’ingresso del reparto, per tutelarli da visite indesiderate. Tuttavia, nelle sale di attesa di molte strutture sanitarie, le persone sono chiamate per nome con l’altoparlante.
Non si tratta di un’incongruenza?

Il diritto alla privacy non riguarda soltanto il malato, ma anche il medico. Una volta, l’Albo dei medici (il registro in cui sono raccolti i nomi e i dati di tutte le persone abilitate a esercitare la professione medica) poteva essere acquistato da chiunque. Oggi, invece, può essere visionato soltanto presso una sede dell’Ordine.

di Cesare Betti

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