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Piace la persona che si imbarazza facilmente

Secondo una recente ricerca chi arrossisce piace. La persona che prova imbarazzo viene vista come più generosa e affidabile. Ma perché si arrossisce? Ce lo spiega l’esperto

Piace la persona che si imbarazza facilmente

Chi l’ha detto che un atteggiamento un po’ goffo è sbagliato? Perché è sinonimo di fragilità avere una costante paura di dire o fare la cosa sbagliata? L’è tutto da rifare. I ricercatori all’UC di Berkeley hanno scoperto che chi si imbarazza facilmente viene visto più positivamente di chi ha più autostima. In particolare, quelli che vivono in uno stato di perenne mortificazione sono visti come più generosi e degni di fiducia. Sarà pure una indagine curiosa, ma questi studiosi fanno dormire sonni più tranquilli a tutti coloro che si sentono pervasi dal senso di rossore che immancabilmente si scatena sulle nostre guance quando siamo impacciati. Ma attenzione, perché non finisce qui. Visto che sempre questi ricercatori si sono presi anche la briga di sottolineare che non stanno parlando di livelli debilitanti di ansia sociale – cioè la vergogna – perché sembra proprio che l’abilità di riconoscere gli errori e sentirsi abbastanza stupidi per questo possa essere visto come una virtù. Tutto questo è derivato da un certo numero di test. Dire che ovviamente creavano un certo impaccio nei soggetti presi a campione, sembra superfluo, ma forse non lo è. Alcune prove si concentravano sul livello generale di imbarazzo dei partecipanti nel ricordare alcune figuracce del passato, come scambiare una donna grassa per una incinta.

 

Perchè si arrossisce
"Il rossore al volto è una manifestazione fisiologica connessa a vari fattori: rialzo della temperatura ambiente, l’irradiazione solare, uno sforzo intenso (sì, anche "quel" piacevole sforzo…)", spiega Edoardo Razzini, psichiatra e psicoterapeuta, presidente di «Galassia-Associazione per la ricerca e l’intervento sui gruppi», e docente presso la Scuola di specializzazione in psicoterapia breve integrata di Milano, nonché responsabile della comunità protetta dell’Azienda ospedaliera San Paolo di Milano. "Talora può essere attivata da una forte emozione (più spesso vergogna o imbarazzo) che determina l’attivazione del sistema neurovegetativo e il conseguente afflusso di sangue ai capillari della epidermide del volto – spiega il medico - In questo caso si presenta, quindi, nella forma di una iperemia improvvisa che dà al viso una tinta accesa".

 

Quando diventa una malattia
Attenzione a quell’insidioso nemico della vita sociale il cui nome è eritrofobia o ereutofobia. Di cosa si tratta? "È la paura morbosa di arrossire e si determina in seguito al ripetersi di questo spiacevole fenomeno proprio nelle situazioni nelle quali si vorrebbe essere al top della forma (un incontro amoroso, un discorso in pubblico, una situazione nella quale ci si trova al centro dell’attenzione)", spiega Razzini. Ma qual è il meccanismo psicologico che determina la eritrofobia e quali soggetti ne sono più facilmente colpiti? “Alcuni di noi sono particolarmente ossessionati dalla performance, dal bisogno di segnare il gol e, nel contempo, temono molto il giudizio altrui.

Questi due elementi rappresentano, insieme alla insicurezza e al calo di autostima, un cocktail micidiale, che può creare un clima di apprensione e di disagio nel momento in cui ci si trovi esposti alla valutazione. Il disagio viene allora ad esprimersi col rossore, attivando un meccanismo a corto circuito per cui più si arrossisce più si teme di essere ridicoli e più si ricasca nello stesso problema.

In realtà la paura del giudizio da parte degli altri è solo la esteriorizzazione del timore costante di essere disapprovato da quello che Freud chiamava il Super-Io: quello spiacevole inquilino che ci tormenta, ci richiede di essere sempre all’altezza e ci bacchetta quando non raggiungiamo i nostri obbiettivi".

 

Statistiche del problema
La eritrofobia colpisce fino al 5% della popolazione e inizia a manifestarsi in adolescenza, se non viene affrontata, non molla l’osso e può tormentarci a lungo. La conseguenza è, spesso, la tendenza a evitare le situazioni sociali, a rinunciare a incarichi di prestigio, a vivere in tono minore.

Allora che fare? "Molte cose" consiglia lo psichiatra, che s’è preso la briga di stilare un decalogo:

1)     Affrontare le situazioni e non evitarle: l’evitamento rinforza il meccanismo fobico.

2)     Cercare di ridimensionare le nostre aspettative: l’eccessiva competitività è un boomerang che ci rende infelici.

3)     Alcuni suggeriscono di "prescriversi" il sintomo cercando a tutti i costi di arrossire: serve a sdrammatizzare il problema e a ingannare il Super-io.

4)     Molto utili le terapie di rilassamento e soprattutto la mindfulness (meditazione).

5)     Nei casi complessi una bella psicoterapia psicodinamica o cognitiva che ci rende più consapevoli dei nostri errori e che limita il potere dei persecutori interni.

6)     Esistono dei farmaci abbastanza efficaci: gli antidepressivi SSRI come la fluoxetina (Prozac) che migliora l’autostima, i betabloccanti, gli ansiolitici.

7)     Nei casi disperati (ma solo in quelli) è possibile affrontare un intervento chirurgico di simpatectomia (interruzione del nervo simpatico) che oggi si preferisce fare con una modalità reversibile. Il problema è che si risolve solo il sintomo (ma non è poco…).

di Roberta Maresci
PARLIAMO DI: rossore, imbarazzo, vergogna

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