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Alla ricerca di un’identità

Roberta ha una figlia di 17 anni che da tempo si isola in camera sua evitando di confrontarsi con la famiglia. Ultimamente si è anche fatta fare un tatuaggio e sfoggia un piercing sul sopracciglio. Come mamma, Roberta è molto preoccupata...

Alla ricerca di un’identità

Il commento della dott.ssa MONICA ALLEGRANZI, psicologia clinica, psicoterapeuta immaginativa.

Le preoccupazioni di questa mamma sono quelle di tanti altri genitori che devono confrontarsi con un adolescente in casa. È normale porsi questi quesiti, ma per fortuna è bene sapere che la maggior parte degli adolescenti ha questi comportamenti durante il delicato passaggio dalla fase infantile a quella adulta. La modalità con cui ciò avviene dipende dalla personalità del ragazzo, dall'ambiente e dalle risposte genitoriali. L’adolescente vive una vera e propria metamorfosi mentale e fisica. Da bruco (bambino/a) deve diventare farfalla (adulto), passando attraverso atteggiamenti e comportamenti che possono sembrare stravaganze o capricci mentre sono solo tentativi per “prove ed errori” di cercare se stesso per poter approdare alla propria identità. Gli obiettivi da raggiungere sono: conseguimento di un pieno sviluppo cognitivo; maturazione sessuale; indipendenza affettiva dai genitori; raggiungimento di un proprio ruolo sociale.

Non più bambini, non ancora adulti
L’unica cosa chiara in questo periodo transitorio è la certezza del “non essere” – non si è più bambini ma non si è neanche adulti – quindi la domanda angosciosa del ragazzo/a è: “Chi sono? Chi voglio essere?”. Il corpo in questa fase diventa l’oggetto privilegiato dell’adolescente, che lo utilizza come strumento per le sue sperimentazioni ed è il modo che ha per parlare al mondo, di ciò che è e del messaggio che vuole dare. Lo sviluppo cognitivo che si attua in questo periodo porta il ragazzo a non avere più un pensiero legato alla concretezza del presente, ma a fare ipotesi sul futuro e a essere egocentrato (da qui nascono i comportamenti di isolamento). Questo stato mentale perturba anche la percezione che ha di se stesso (rispetto a ciò che è realmente) e da qui nasce l’insoddisfazione della propria immagine e il bisogno di trasformarsi spesso (tatuaggi, piercing, colore dei capelli, ecc.). Il genitore deve quindi, in primis, rendersi conto che questo periodo non è contraddistinto da spensieratezza, ma al contrario da profonda sofferenza. Una volta compreso ciò, il genitore deve dare poche regole ma chiare. Bisogna essere una bussola per i propri ragazzi a cui loro sanno che possono attingere nel momento di vero bisogno, senza essere criticati o giudicati. La non comprensione da parte del mondo adulto può provocare atteggiamenti di spavalderia o aggressivi, che possono poi sfociare in comportamenti sociali falsamente trasgressivi (abuso di alcool) o in disagi psicologici (disordini alimentari o disturbi dell'umore). I genitori, quindi, devono tenere ben presente che i loro figli stanno compiendo un lavoro molto difficile, che li porterà a costruire la propria identità.

Ali e radici
Lasciateli sperimentare con la vostra discreta supervisione, ma fategli sempre sentire che voi siete il loro porto sicuro, dove possono sempre ritornare. Ricordatevi che i ragazzi lottano tra due necessità parimenti importanti per loro: l’esigenza di essere autonomi e la dipendenza del bisogno dell’adulto (alternanza di comportamenti affettuosi o aggressivi). Ma, aspetto più importante, stanno costruendo la mappa cognitiva della loro futura adultità, che deve passare necessariamente dall’esplorazione di diverse alternative esistenziali, per approdare a valori e significati propri sulla vita e su se stessi.

PARLIAMO DI: tatuaggi, piercing

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