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Adolescenti: l'aiuto psicologico per la scuola e le amicizie

Il periodo per i ragazzi è delicato: difficoltà a riprendere il ritmo scolastico e a stabilire nuovi rapporti sociali con amici di studio e di sport. Dall’esperto psichiatra, cinque regole d’oro per riprendere le attività e ritrovare il ritmo

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Adolescenti: l'aiuto psicologico per la scuola e le amicizie

Con la consulenza del dott. Michele Cucchi, psichiatra, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano.

 

Reduci da tre mesi di orari elastici, vacanze e relax, i ragazzi in questo inizio d’anno scolastico fanno fatica a riprendere il ritmo e patiscono, chi più chi meno, il fatidico “stress da rientro sui banchi”. Terminato il tempo dell’ozio e dello svago, per gli alunni dello Stivale è la campanella scolastica a scandire ora le loro giornate. E se abituarsi al nuovo ciclo imposto dagli orari mattinieri non è affatto semplice, soprattutto per chi ha vissuto un lungo periodo di irregolarità e, tendenzialmente, di vita notturna, come aiutarli a superare questo stress? Premettendo che tale stato d’animo potrebbe facilmente sfociare in una vera e propria ansia, è l’esperto psichiatra Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, a rivelare a studenti e genitori le sue cinque regole d’oro per riprendere lo studio e ritrovare il ritmo perfetto, non prima però di aver posto l'accento sull'importanza del cibo, del sonno, e anche del rapporto con i compagni di classe.

“Affidiamoci a una abbondante colazione fatta di frutta. Prevediamo comunque uno spuntino, magari con qualche noce e grasso insaturo, oltre che a un succo e una merendina: ciò aiuterà notevolmente la concentrazione”.

 

L’origine del problema: omeostasi cerebrale

“Rientrare nella routine dello studio può essere difficoltoso, soprattutto se le vacanze sono andate bene – spiega il dottor Michele Cucchi – Non è solo un problema di vissuto e di atteggiamento mentale, ma anche di ‘omeostasi cerebrale’: è come se il nostro cervello avesse dimenticato alcuni schemi che riproduceva a memoria, consentendoci efficienza e velocità nello studio, e va in panne momentaneamente nel tentativo di ritrovarli”.

Ma c’è dell’altro a complicare lo stato mentale. Oltre a questa impasse, la psiche deve riacquistare una sorta di regolarità delle tensioni emotive, per superare l'ardua battaglia di sopravvivenza combattuta tutti i giorni per ricavarsi rispetto, fiducia, amicizia e condivisione nel "branco" dei coetanei.

 

Le amicizie

Ed è proprio sui risvolti a livello sociale del rientro sui banchi scolastici che lo psichiatra focalizza la sua attenzione, considerandoli un aspetto primario nel rendimento degli studenti: “Come gestire il rientro nel gruppo o il primo approccio con i nuovi compagni? L’ansia dell’accettazione sociale fra pari, amici e compagni di scuola, in una squadra di calcio, all’oratorio, è un fenomeno del tutto normale: non ci deve spaventare, dobbiamo solo imparare ad utilizzarla, non a subirla. Tipicamente non dobbiamo permetterle di manipolare il nostro modo di essere, rendendoci un po’ troppo impacciati, goffi e inadeguati”, avverte lo pscichiatra.

Cosa genera ansia nello stare con i coetanei? “Ci può essere l’ansia di parlare, di non dire la cosa giusta o di non dirla nel modo adeguato, magari manifestando sintomi d’ansia come arrossire o balbettare o incertezze nel tono di voce; esiste anche l’ansia di non essere tenuti in considerazione, di non apparire speciali e di non essere riconosciuti per il nostro valore. Questo ci porta a vivere il gruppo come un esame, una finale mondiale, in cui non stiamo più collaborando, interagendo, empatizzando, ma stiamo competendo per una posizione di accettazione, per scongiurare l’esclusione, per sopportare l’idea di non avere un’identità dentro il gruppo. L’essere accettati e godere di credibilità nei confronti degli altri è fondamentale, noi siamo idiosincraticamente animali sociali e avere un posto nel «branco» è una delle più comuni fonti di ansia. Che si tratti della paura di essere rifiutati, non considerati all’altezza o perfino di non essere notati, del timore di non essere apprezzati per quello che facciamo e di non essere in grado di soddisfare le aspettative dell’altro, o di manifestare segni di fragilità, l’essere umano è costantemente in tensione per il giudizio dell’altro”.

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