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Quando lui è troppo veloce…

Il 20% degli italiani soffre di eiaculazione precoce

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Quando lui è troppo veloce…

Ha in media tra i 30 e i 40 anni, una relazione stabile ed è abbastanza informato sul problema. È l’identikit dell’eiaculatore precoce italiano tracciato sulla base dei dati della PE Confidential Survey, la prima ricerca europea su uno dei disturbi sessuali più diffusi tra la popolazione maschile.
Sono circa quattro milioni di italiani, il 20% degli uomini tra i 18 e i 70 anni, a dover fare i conti con questo disturbo.
Lo studio, presentato in occasione del 25esimo Congresso dell’European Association of Urology è stato condotto da Gfk Eurisko su un campione di 4500 uomini e donne di 9 Paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Gran Bretagna, Francia, Finlandia e Svezia)
Il risultato ha sfatato la leggenda secondo cui il disturbo dell’eiaculazione precoce riguarda soprattutto giovani incapaci di controllare i propri istinti sessuali.


Le cause fisiche e quelle psicologiche 

La maggior parte degli uomini continua a pensare che la causa principale del disturbo vada ricercata nella dimensione psicologica. Solo il 23% crede nelle cause biologiche e ritiene l’eiaculazione precoce un problema medico.
“Il primo meccanismo che scatta è quello difensivo:l’uomo ignora la malattia e tende a ritenerlo un disagio” spiega il dottor Vincenzo Mirone, professore di urologia presso l’università Federico II di Napoli. Spesso l’eiaculatore precoce “nasce così e rimane così per tutta la vita” continua Mirone.
Uno studio internazionale condotto in Usa, Gran Bretagna e Italia, ha dimostrato come solo il 9% dei pazienti con eiaculazione precoce consulti un medico.
Vincenzo Gentile, Presidente della SIA (Società Italiana Andrologia) consiglia il supporto dell’andrologo, “l’unico specialista in grado di valutare l’opportunità di associare tra loro varie terapie, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione di uno psico-sessuologo e coinvolgendo il partner sessuale”.
Una soluzione farmacologica specifica è oggi disponibile, e i medici sono ormai sempre più attrezzati per riconoscere le possibili cause di natura fisica.”, è il commento del professor Jannini, coordinatore della Commissione scientifica della Siams (Società italiana di andrologia medica e medicina della sessualità).

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