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Ti combatto... con malizia!

L’aggressività fra donne si esprime in forma “indiretta”, ambigua, ma pur sempre letale

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Ti combatto... con malizia!

Gli psicologi hanno definito “aggressività indiretta” la forma attraverso la quale le donne entrano in conflitto. Si tratta di comportamenti verbali e non, capaci di distruggere la reputazione della vittima, come il pettegolezzo e l’ostracismo, armi utilizzate per condurre il nemico in modo lento e poco visibile all’esclusione sociale e al malessere psicologico. A differenza della violenza maschile, che risulta visibile, spettacolare e spesso spietata, quella femminile è nascosta, strategica, ambigua nonostante possa arrivare a essere altrettanto pericolosa e temibile. Da un punto di vista culturale e storico, l’aggressività umana è identificata nel maschio, che detiene il primato della forza fisica, del dominio e del conflitto. La competizione femminile è ancor meno accettata dalla società rispetto a quella maschile (per esempio, se all’uscita di un bar avviene una rissa ci aspettiamo che essa avvenga tra uomini, ma non tra donne), per questo è soprattutto nascosta e si rivela attraverso attacchi laterali che utilizzano modalità verbali e strategie relazionali. Le donne, inoltre, per natura e cultura, hanno solitamente buone capacità relazionali e comunicative che possono utilizzare per raggiungere i propri obiettivi, siano essi di unione e aiuto reciproco oppure di svalutazione e subordinazione.

Ti combatto... con malizia!

Il rapporto madre-figlia

La competizione femminile trae origine dal rapporto primario tra madre e figlia, rapporto tanto stretto quanto ambiguo e complesso. Inevitabilmente, una madre proietta sulla figlia aspettative, desideri e bisogni che sonopropri e non sempre è facile accettare le diversità; d’altra parte la figlia deve crescere identificandosi con la madre per poi, con grande fatica, separarsi e individualizzarsi, trovando un’identità separata e autonoma. Questo processo richiede molte energie e molte sofferenze; per le femmine è molto più difficile separarsi dal genitore con cui ci si è identificati - la madre - poiché solitamente è colei che è maggiormente presente nell’educazione e nella cura dei figli. Questo doppio compito della diade madre-figlia crea sentimenti di ostilità e aggressività (rabbia, invidia, gelosia) che portano alla competizione, un meccanismoprimario che viene utilizzato anche per tutte le altre relazioni tra donne.

La relazione tra sorelle

Spesso è molto stretta e si esprime perciò in modo talvolta ambiguo: reciproca dipendenza e affetto profondo accanto a antagonismo e rivalità. Il successo di una sorella è spesso visto dall'altra come connesso al proprio fallimento. L'invidia che nasce da questo tipo di confronto sembra essere fortemente collegata alla ricerca primaria dell'amore genitorialeil quale viene percepito come come bastante per un'unica figlia.

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