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Stefano D'Orazio dei Pooh: così gestisco le emozioni

Al timone del musical di successo ''Mamma Mia'', che regala infinite sensazioni per tutte le età, sotto le note degli intramontabili Abba

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Stefano D'Orazio dei Pooh: così gestisco le emozioni

"Mamma Mia", il musical dei record interamente basato sulle canzoni degli Abba, sta ottenendo un successo senza precedenti al Teatro Brancaccio di Roma. Applausi scroscianti e pubblico in delirio che balla sulle canzoni del gruppo musicale pop svedese che ha fatto innamorare oltre 50 milioni di persone nel mondo. A capitanare questo spettacolo c’è Stefano D’Orazio, ex batterista dei Pooh, che ci svela il suo mondo parlando delle emozioni.

 

Quando suonavi nei Pooh, ti emozionavi?

Le emozioni hanno accompagnato tutta la mia vita. Le ho scoperte quando stavo sotto i palchi di chi suonava: mi immedesimavo negli artisti che si stavano esibendo ed era un gioco di rimbalzi. Anche se forse ero più invidioso che emozionato. Poi, quando ho cominciato a suonare nei concerti, avvertivo sempre quel buco alla bocca dello stomaco, ma dalla seconda canzone tutto rientrava nella normalità. Anche perchè dopo 40 anni di mestiere ci si abitua a dominarla: respiri e pensi ad altro. Ma quando sei sul palco non si può scappare. Brutto è quando non provi più emozioni. Credo che se non ti arriva un’emozione è perchè non la stai consegnando: quando ho capito che replicavo me stesso invece di reinventarmi, ho preferito uscire dai Pooh, il gruppo dove suonavo come batterista e facevo anche il manager.

 

Come ti preparavi al debutto?

Cercavo la solitudine. Salivo sul palco per prendere confidenza con la sensazione che avrei sentito, di lì a poco. Mi sedevo da parte e attendevo che arrivasse il mio turno. Intanto mi facevo un film, nella mia mente. Immaginavo addirittura che sarei riuscito a lasciare un piccolo segno in qualcuno dei fan. La responsabilità dell’esibizione mi tranquillizzava. Ma dovevo dare il massimo. Esorcizzando l’emozione guardando il pubblico dalla dodicesima fila in poi, dove non è possibile incrociare gli sguardi.

 

Da quando fai il regista di musical, l’emozione è cambiata?

Sì, ora la trasferisco a coloro che salgono sul palco. Mi emoziono per loro. Conosco bene cosa accade a quei ragazzi. Leggo nei loro occhi quello che sentivo io, dentro. È un trasferimento di emozioni. Quando alla fine degli spettacoli la gente si alza, arrivano gli applausi agli “altri”, mi vengono le lacrime.

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