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Perché ce l’hanno tutti con me?

Per vincere la mania di persecuzione bisogna smettere di compatirsi e imparare a stimarsi

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Perché ce l’hanno tutti con me?

Le colleghe aspettano ogni mattina che arrivi  per squadrarla da capo a piedi e spettegolare sul suo look, la capufficio fa anche peggio di loro. Al supermercato nessuno la invita a saltare la fila, ma non lo vedono che ha in mano solo un dentifricio?! Eppure è lì che sbuffa! E il parcheggio?
Piazzano l’auto proprio dove serve a lei.

Chi non conosce una tipa così, convinta che il mondo le si rivolti contro, affetta da un’antipatica e a volte ridicola mania di persecuzione?

La senti raccontare di quanto lei si prodighi sul lavoro e quanta poca visibilità abbia. È probabile che, ai tempi della scuola, i professori l’avessero presa di mira. Insomma, una persona sempre sulle difensive e, proprio per questo, un po’ troppo aggressiva. “E probabilmente non molto felice”, dice il professor Paolo Moderato, docente di Psicologia Generale allo Iulm di Milano e curatore dell’edizione italiana di Anche se non sei perfetto, edito da FrancoAngeli (€ 20,00). “Quando l’ambito di un disturbo come questo non è prettamente psichiatrico e quindi patologico, può trattarsi di mancanza di sicurezza all’interno dei rapporti sociali. Non solo, oggi la sensibilità e l’attenzione nei confronti di fenomeni quali il mobbing e lo stalking si è acuita. Da una parte, è un bene ma il rischio è quello di percepire come vessazioni o persecuzioni situazioni a cui un decennio fa non avremmo dato tutto questo peso”.

Basta cambiare il nome alle cose per viverle in modo diverso? Una ragazzata diventa un atto di bullismo, la scena muta all’interrogazione si traduce con attacco di panico, la mancanza di autostima può diventare questa strana forma d’ansia che consideriamo persecuzione nei nostri confronti. “Può dipendere dall’incapacità di valorizzare le cose che facciamo”, continua il professor Moderato. “Ci vorremmo perfetti ma naturalmente non lo siamo, e quindi non ci vogliamo bene. Il primo passo verso la “guarigione” consiste nell’abbandonare l’idea che, se facciamo qualcosa per bene, gli altri lo apprezzeranno. È questa la “follia”, è necessario piuttosto ripensare ai valori che guidano la nostra vita, che la rendono degna di essere vissuta, secondo le personali tendenze e risorse, e basta. Solo per sé”.

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