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Parli da sola? Come imparare a trattenersi

Capita a tutti di riflettere tra sé e sé ad alta voce: perché lo facciamo? E quando diventa un segnale preoccupante? Quattro regole per evitare l’abitudine.

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Parli da sola? Come imparare a trattenersi

A cura della dott.ssa STEFANIA GIOIA, Psicologa e sessuologa a Seregno (MB).


Parlare da soli costituisce un fenomeno che tutti, più o meno direttamente, abbiamo conosciuto e che, magari, ci ha fatto sorridere. È un’esperienza che per molti rappresenta una modalità consueta di accompagnare le proprie azioni, per altri, invece, interviene solo in certe situazioni; può essere, inoltre, più o meno consapevole. Spesso però ci si chiede quanto esso sia un comportamento “normale”, ci si domanda quale sia il senso di parlare ad alta voce con sé stessi quando esiste la possibilità di pensare. 

Parlare da soli è una forma di dialogo con sé stessi. Il dialogo tra sé e sé è un’importante funzione della coscienza che ci permette di organizzare il pensiero, creare dei piani di azione, valutare diverse ipotesi; esso nasce come competenza adattiva sviluppata dall’essere umano per meglio interagire con l’ambiente. 

 

I segnali del disagio Psicologico

Le funzioni del parlare da soli possono essere varie e circoscritte a particolari situazioni o periodi della vita, oppure costituire una modalità piuttosto frequente di dar forma al pensiero. In ogni caso, generalmente quest’abitudine non costituisce per forza un problema, anzi, gli scopi sono adattivi e benefici. Ma vi sono situazioni in cui, invece, è un sintomo di malessere che non va trascurato.

Frequenza e durata eccessive. Se i momenti di dialogo con sé stessi sono molto frequenti o di lunga durata possono essere indice di un disagio vero e proprio. Il fatto che una persona utilizzi spesso questa modalità potrebbe nascondere un’impossibilità nel trovare altre vie di ascolto e di sostegno emotivo oppure di gestione dell’ansia. Come ogni strategia utilizzata per arrivare a un obiettivo, sia esso organizzare l’azione, calmarsi o sentirsi meno soli, anche questa, se diventa rigida e ripetitiva, risulta essere disfunzionale per la persona.

Allucinazioni uditiveNel caso in cui la persona dovesse parlare con voci che percepisce, provenienti dal proprio interno o dall’esterno, ma che nella realtà non esistono, la situazione è significativamente preoccupante e in certi casi altamente patologica. Nel caso ciò dovesse accadere, è necessario ricorrere al medico psichiatra. Un’esperienza del genere potrebbe essere legata a una fase o a un periodo circoscritto, ma è comunque un disagio da non sottovalutare.

Un mondo immaginario. Alcune persone parlano con personaggi immaginari che, certe volte, si sono creati nell’infanzia e che continuano a “vivere” anche in età adulta. Per molti bambini l’amico immaginario è una presenza creata dalla fantasia come strumento per costruire la capacità di autoriflessione e autocontrollo, che può quindi costituire una risorsa per la crescita. Quando, invece, l’adulto mantiene quest’abitudine (seppur nella consapevolezza di un’origine mentale di questi personaggi) è bene chiedersi come mai egli abbia la necessità di rifugiarsi in un mondo fantastico: cosa gli manca nel mondo reale? A quale bisogno rispondono, seppur in modo fittizio, questi mondi immaginari?

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