È considerato bello, anzi bellissimo. Eppure il suo punto di forza non è l’indiscutibile fascino. Il suo sguardo profondo, a tratti timido, la dolcezza e l’aria da bravo ragazzo lo hanno reso amato, non solo tra le giovanissime, ma anche al grande pubblico. Giulio Berruti, 32 anni, divenuto popolare con la fiction ‘La figlia di Elisa-Ritorno a Rivombrosa’, non ha scelto la professione di attore per sete di celebrità. Tanto che parallelamente al cinema, Giulio si è laureato in odontoiatria e lavora in uno studio dentistico. La voglia di recitare ha radici più profonde. Vincere la timidezza: portare in scena un personaggio, mettersi in mostra davanti al pubblico, subendone anche il giudizio, è stato per lui un percorso utilissimo. "Il mio lavoro mi permette, giorno dopo giorno, di conoscermi meglio, capire cose nuove di me, anche attraverso i personaggi che interpreto", racconta sincero. "E mi aiuta a tirare fuori i miei lati più nascosti. A volte, per educazione o perché le regole del buon vivere lo impongono, si reprimono certi atteggiamenti".
C’è un evento nella tua vita che più di tutti ti ha fatto capire di essere timido?
"Sì. A 20 anni conobbi una ragazza di cui mi innamorai moltissimo. Ebbene con lei non riuscivo a dichiararmi, ad aprirle il mio cuore. Questa cosa mi sconvolse, mi fece riflettere profondamente. Non era giusto subire e basta questo mio modo di essere. Mi è stato consigliato di iscrivermi a un corso di recitazione, poi ho iniziato a farlo per lavoro. Ebbene, questo percorso mi ha insegnato a lasciarmi andare un po’ di più. Interpretare un personaggio, al di fuori di noi stessi, ci permette di non temere il giudizio altrui. E questo, poi, si riflette un po’ anche nella vita di tutti i giorni".
A tuo avviso da cosa ha origine la tua timidezza?
"Non saprei tracciare un percorso esatto. Credo sia un insieme di cose. Intanto l’educazione ricevuta, in una famiglia che mi ha riempito d’amore, ma che al tempo stesso tiene alle regole e alle buone maniere. Senza dubbio, inoltre, ero prigioniero di me stesso, mi ero messo da solo in una gabbia. Anche perché sono molto autocritico".
Anche sul lavoro?
"Tantissimo, se devo interpretare scene difficili sto male. Ma comunque trovo che il mio sia un lavoro di psicanalisi pazzesco. E mi regala emozioni enormi".
Quali sono le tue paure?
"Non sono una persona che vive di paure. Anche se non fuggo da queste. La più grande è la paura di vivere un’esistenza piatta. Le emozioni mi fanno sentire vivo, con la voglia di costruire".
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