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La forza delle serie Tv

Non è la trama in sé o l’evoluzione della storia il centro d’interesse, ma il bisogno di condividere gioie e tristezze

La forza delle serie Tv

Con la consulenza del dottor MICHELE CUCCHI, psichiatra e direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano.

Lo conferma una ricerca condotta da Netflix, azienda che distribuisce film in tutto il mondo tramite il web: alcune serie Tv sono così coinvolgenti da provocare in molti spettatori il desiderio di riempire l’intera notte delle loro storie, senza mai staccare lo sguardo dallo schermo. È davvero difficile dire basta a True Detective, Il Trono di Spade, Fargo, NCIS… “Il successo delle serie è al top perché tutti noi abbiamo continuamente bisogno di vivere sensazioni, il nostro cervello e il nostro corpo si nutrono di esperienze emozionanti. E questi programmi sanno regalare sentimenti e fantasia in abbondanza, ci offrono, in modo protetto, ciò che non troviamo più nel mondo reale, ossia capacità di sentire le emozioni e partecipare alla vita degli altri” dice il dottor Michele Cucchi. Gli autori delle serie basano le storie sul concetto di empatia e le narrazioni sono costruite osservando le vite delle persone poi messe in scena dagli attori, seguendo un filo logico carico di suspense, desiderio di salvezza, speranza, giustizia.

Lo specchio di noi
“A volte, le serie sono storie di crimine, di super poteri ma anche di anomalie emotive e condizioni psicopatologiche che possono generare comportamenti abnormi in comuni individui. Questo crea molta curiosità. I racconti stile American Horror Story, per esempio, hanno una trama del tutto originale eppure sviluppano in sottofondo tematiche emotive e relazionali del tutto comuni alla vita di ognuno di noi. Questo permette il rispecchiamento emotivo del pubblico nei personaggi e nelle varie vicende; chi guarda la storia è portato a ‘fare il tifo’ per il protagonista con cui l’identificazione è maggiore. Ogni serie ricalca lo stile di un’epoca: questa caratteristica era già presente sin dai tempi della serie Beverly Hills 90210, che rappresentava uno spaccato della vita degli adolescenti del decennio 1990 e 2000. Con quei compagni-Tv molti teenagers sono cresciuti, hanno imparato regole relazionali, hanno sognato, hanno appreso leggi di comportamento non scritte, ma molto significative. Questa rielaborazione avviene in un clima disteso: sul divano di casa propria ci si rilassa, si riflette sulla propria vita e si scoprono emozioni che nella monotonia della quotidianità spesso sono sopite”.

La speranza
Ci sono le serie Tv che, in un mondo corrotto, propongono vie di salvezza grazie all’intervento di poliziotti in grado di difenderci. Queste storie ci fanno sentire partecipi di imprese straordinarie, pur stando seduti sul nostro divano. In senso lato Castle, NCIS, ecc., sono favole che accendono sensazioni positive sul futuro, ci fanno toccare con mano che, alla fine, arriverà la giustizia e il “vissero felici e contenti”. Infine, ci sono le serie come Braccialetti rossi che trattano il problema di alcuni ragazzi che vivono malattie dolorose. La paura della sofferenza è esorcizzata dal desiderio di stare insieme, di vivere amicizie profonde e toccanti, dal coraggio di andare avanti.

Dipendenti “seriali”
“La sensazione di desiderare la nuova puntata è legata a un meccanismo simile a quello che alimenta il traffico sui social network: non è la trama in sé o l’evoluzione della storia il centro d’interesse, ma il bisogno di condividere gioie e tristezze, anche con personaggi virtuali. Tutti noi abbiamo un po’ bisogno di queste cose e siamo spinti da questa ricerca e poco conta se il percorso viene compiuto con personaggi delle serie TV, che a volte sono il surrogato di una sana relazione di amicizia che si nutre di ore intorno a una tavola a raccontarsi e a supportarsi” spiega Cucchi. Ci sono però persone che sviluppano un vero e proprio profilo di dipendenza dalla serie, le potremmo definire “dipendenti seriali”: magari per un bisogno emotivo legato a specifiche relazioni nel loro presente, sentono particolarmente necessario il confronto con quelle emozioni ispirate dalla serie. E solo con quelle. La dipendenza vera e propria nasce nel momento in cui la ricerca diventa compulsiva cioè quando abbiamo sempre più bisogno di fare scorpacciate di serie-Tv tanto da trascurare importanti impegni di lavoro o familiari. Spesso si parte convinti di potersi controllare, guardando non più di alcuni episodi, poi si cade nel tranello e per tutta la stagione non ci si stacca più dal tablet o dal pc.

Per scoprire se sei un serial-tv dipendente prova a rispondere a queste semplici 10 domande del nostro mini-test.

di m.a.m.

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