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Depressione: come riuscire ad andare avanti

Se dopo la perdita di una persona cara non si riesce a superare il dolore, c’è il rischio di essere pervasi dalla disperazione e da un pessimismo logorante, sia per la psiche sia per il fisico. Quando chiedere aiuto e le strategie per reagire.

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Depressione: come riuscire ad andare avanti

Con la consulenza del dott. MICHELE CUCCHI, psichiatra Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino a Milano.

 


La morte di un marito, un figlio, della madre, di una persona cara - lo sappiamo - è un’esperienza molto dolorosa. Dopo la perdita, è normale provare per qualche mese profonda tristezza, stordimento, senso di inutilità. In genere dopo un anno la sofferenza tende ad attenuarsi e si torna gradualmente al piacere di vivere. In alcuni casi, invece, succede che questo profondo malessere anziché diminuire si intensifichi fino a condurre verso una vera e propria depressione.

Sintomi classici: insonnia con risvegli nelle prime ore del mattino, senso di inutilità, mancanza di prospettiva, pensieri negativi ricorrenti e ossessivi. La rivista Scientific American, riportando una sintesi del nuovo Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, evidenzia come in questo caso si possa parlare di “Disturbo da complicazioni del lutto”, una patologia che richiede specifiche cure.

 

Quando chiedere aiuto

Come riconoscere dove finisce la normalità e si deve chiedere aiuto? Muore un marito, un parente, una persona cara: all’inizio perdiamo la bussola, lo choc rallenta i nostri pensieri e le nostre azioni, il pessimismo ci pervade. In genere, però, dopo un anno si riprendono le abitudini di sempre. Magari con un sottofondo di malinconia, che però non interferisce con l’andamento della nostra vita. Se, invece, dopo 8-12 mesi dalla perdita della persona cara non ci si sente meglio, ma anzi si ha l’impressione di essere più angosciati e disperati, il lutto è diventato - dicono gli psichiatri - “complicato” e si è trasformato in depressione. In questo caso possono apparire sintomi sia fisici sia psicologici.
Fra le manfestazioni somatiche ricordiamo: insonnia, mal di testa, vertigini, disturbi digestivi, crampi addominali, alterazioni della funzionalità intestinale, dolori muscolari, contratture, stanchezza.

Ci sono poi i disturbi psicologici: sensi di colpa immotivati, pensieri di morte o suicidio, tristezza persistente, ansia e sensazione di vuoto, visione pessimistica della vita, perdita d’interesse o piacere in attività che prima davano soddisfazione, compreso il sesso, sensazione di essere “rallentati”, difficoltà a concentrarsi, a ricordare, a prendere decisioni. È importante fare attenzione anche alla ricorrenza e alla durata dei sintomi, se si manifestano per la gran parte della giornata.

Il lutto patologico: può assumere diverse forme che vanno da dolore intenso, prolungato associato a propositi di suicidio. È a maggior rischio di queste reazioni chi soffre per una morte improvvisa o avvenuta in circostanze orribili, come gli omicidi. Altre forme anomale di lutto si manifestano quando alcuni aspetti della normale sofferenza sono distorti o intensificati fino a raggiungere proporzioni psicotiche. Per esempio, è normale l'attaccamento ai ricordi del defunto (vestiti, foto), ma non è normale credere di avere la stessa malattia che ha portato alla morte il deceduto: questo rientra tra i disturbi patologici.

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