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Conflitti: cosa sono e come gestirli

Dall’impossibilità che le persone vadano sempre d’accordo su tutto, nascono incompatibilità di vario genere. Impariamo a mettere da parte l’ego e ad accogliere l’altro per quello che è.

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Conflitti: cosa sono e come gestirli

A cura di Alessandro Cozzolino, Personal Life Coach 

Web: www.alcoach.it - Email: alessandro.co@me.com

"Dammi un po' del tuo tempo e io ti restituirò la tua vita"

 

Quante volte (in un giorno, in una settimana, in un mese, in un anno, in tutta la nostra vita) ci imbattiamo in situazioni decisamente poco piacevoli che definiamo conflittuali? Sicuramente tante, troppe.

Ma cos’è in realtà un conflitto? In sociologia, il conflitto è quel particolare tipo di interazione sociale in cui uno o più soggetti coinvolti sperimentano un’incompatibilità negli scopi o nei comportamenti. Secondo la psicologia, invece, il conflitto può essere definito come la presenza nel comportamento di un individuo di assetti motivazionali in contrasto con la meta che questi desidera raggiungere. Nel coaching, la disciplina volta ad “allenare la mente” a pensare - e quindi ad agire - in maniera più efficace, un conflitto altro non è che un bisogno del cuore non ascoltato, ignorato. 

I conflitti - a prescindere dalla definizione che scegliamo di dar loro - rappresentano una parte “normale” di ogni relazione salutare, sia questa di tipo sentimentale ma anche professionale, personale, familiare e via discorrendo. Forse, più che normale, occorrerebbe dire “imprescindibile”. Dopotutto, è altamente improbabile, se non addirittura impossibile, che due o più persone vadano d’accordo su tutto, sempre e comunque. Imparare a riconoscere e a superare le situazioni conflittuali (anziché evitarle) è senza dubbio oltremodo costruttivo, vantaggioso e benefico per tutte le parti coinvolte. 

Ecco perché:

  • I conflitti nascono da differenze grandi o piccole, semplici o complesse tra gli interlocutori.
  • Si manifestano quando due o più persone non presentano motivazioni, percezioni, idee, valori o desideri in comune.
  • Anziché accettare l’altro nella sua diversità, si tende per lo più a percepirlo come una minaccia o lo si etichetta come “irrispettoso” solo perché non è, non pensa, non parla, e non agisce come si vorrebbe. 

Il punto è che ciascuno di noi - a modo suo - gradirebbe essere sempre e comunque assecondato, compreso, supportato, coccolato... in una parola, amato. Tuttavia, pur volendo tutti la stessa cosa, finiamo spesso col creare, offrire e ottenere l’esatto contrario: astio, rancore, rabbia e - nei casi peggiori - vero e proprio odio. 

 

Chiediti cosa vuoi: felicità o ragione?

Alla luce di ciò, la prossima volta che avrai la sensazione che sta per scoppiare un conflitto, fermati a riflettere e chiediti: “Voglio essere felice oppure voglio aver ragione?”. Essere (felice) e avere (ragione) non sono sinonimi. Questo concetto, per noi occidentali ormai sempre più abituati al consumismo sfrenato persino nei rapporti umani, può non essere semplice da comprendere. Eppure è di importanza cruciale. 

Sul lavoro, a casa, in famiglia, con gli amici, ma anche davanti allo specchio, scegli sempre di essere e agire sulla base di ciò che ti fa stare meglio, senza mai dimenticare che quando hai ragione è solo e soltanto il tuo ego a trarne vantaggio. Quando invece sei felice in maniera sana e non a discapito del prossimo, sono il tuo cuore, la tua anima e tutte le persone che ti vogliono davvero bene a gioire per te e insieme a te. 

Pertanto, il mio invito è il seguente: metti da parte il tuo ego. Scegli di abbracciare l’altro, in senso metaforico e non. Accoglilo per quello che è, con le sue differenze e i suoi bisogni del cuore. Quando lo farai, scoprirai che in fondo non siete poi così diversi. 

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