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Come capire se il nostro lui è depresso e come aiutarlo

Da qualche tempo il nostro partner è indeciso, silenzioso, rimugina quanto gli viene detto, minimizza ogni evento favorevole. Potrebbe trattarsi di depressione…

Come capire se il nostro lui è depresso e come aiutarlo

Capita da qualche mese: lui è spesso silenzioso, volge al negativo le poche frasi che dice. Esempio: non riesco a lavorare, non ce la faccio più a prendere decisioni. Dà appena un’occhiata distratta ai giornali che prima divorava, non guarda la tv, dimentica gli impegni più urgenti. Sono segnali che devono allarmare. Recenti ricerche americane, ma anche uno studio condotto dal professor Claudio Mencacci, primario di psichiatria a Milano, lo confermano: la depressione maschile è soprattutto cognitiva cioè dei pensieri. «I segni più evidenti: difficoltà a raccontarsi e curarsi, a concentrarsi. Le donne, invece, manifestano una maggiore ansia sui problemi del corpo e una più accentuata tendenza a sviluppare angoscia e paura delle malattie.
La spiegazione di questa differenza? Gli uomini sono più orientati verso la sequenzialità e le deduzioni logiche, mentre le donne associano in modo lineare emozioni e sentimenti», dice Carlo Lazzari, psicoterapeuta in Inghilterra. C’è un altro importante aspetto da considerare: «la diffusione della depressione maschile è sottostimata proprio perché l’uomo tende a chiudersi in se stesso e a non farsi curare. Insomma, lui va aiutato, ma anzitutto il suo malessere deve essere capito», spiega Mencacci. Vediamo a quali segni prestare attenzione e come aiutare il nostro lui.

 

Il suo comportamento è disfattista
Da qualche tempo il nostro partner è indeciso, il suo umorismo è piuttosto nero, sempre pronto a cogliere il lato negativo delle cose. Non dà valore a una promozione professionale, a qualsiasi piccola soddisfazione sul lavoro. Le sue percezioni della realtà sono alterate, nei suoi pensieri predominano i rimproveri: non sei più brava a cucinare, non mi aiuti a risolvere i problemi. All’idea di un progetto qualsiasi, anche il più semplice come un week end al mare, reagisce con un atteggiamento di chiusura.
La risposta classica: meglio non partire, ci sarà brutto tempo. Se la proposta è di uscire, la reazione più frequente sarà: sono stanco, non ce la faccio. Il futuro per lui non esiste. Il mondo sfuma e insieme l’illusione che la vita ricominci ogni giorno. Non c’è più nulla: studi, ambizioni, preferenze, colori, profumi… Lui dice sempre di sentirsi molto triste, angosciato, vuoto. Le ore e le giornate sembrano non passare mai, sostiene che tutto è fermo, immutato, senza possibilità di cambiamento. Riferisce di non provare più affetto per nessuno e si sente in colpa per questo. Spesso è colto da crisi di pianto o, al contrario vorrebbe piangere ma non riesce a farlo. Anche le attività ricreative che un tempo gli piacevano tanto, ora, gli vengono a noia. Il nostro lui, inoltre, si sente stanco e anche con pochissima energia erotica.

 

Importante aiutarlo, soprattutto con l’ascolto
La prima mossa da fare è quella di stargli vicino adeguando il linguaggio alle esigenze di lui, diventando generose nell’ascolto. Ascoltare significa soprattutto prestare attenzione alle sensazioni e alla risonanze che le parole del nostro partner evocano in noi. È così che si crea una sintonia, una solidarietà inconscia da cui attingere forza. Altro suggerimento: chiedergli di individuare pensieri e azioni che lo spaventano e scegliere insieme a lui cosa fare. E, quindi, realizzare quelle cose che gli richiedono minor sforzo. Meglio evitare anche le esortazioni all’ottimismo o il classico consiglio di "tirarsi su". Questi atteggiamenti, non sono solo controproducenti perché contribuiscono a colpevolizzare una persona che si sente responsabile di tutto il negativo che accade, ma sono anche perfettamente inutili. Dire a un depresso di reagire è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare. Non si ricorderà mai abbastanza che la depressione è disagio psicologico che annulla la capacità di volere e di prendere delle iniziative. Meglio proporli una piccola e semplice distrazione come una passeggiata.

di Annalisa Bacci (con la consulenza di Carlo Lazzari, psicoterapeuta in Inghilterra e Claudio Mencacci, psichiatra a Milano)

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