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Cleptomania: un bisogno irrefrenabile di rubare

Un fenomeno che colpisce soprattutto le donne con un’età media di 35 anni, ma può manifestarsi a qualsiasi età

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Cleptomania: un bisogno irrefrenabile di rubare

I sensori del metal detector che suonano, la guardia giurata che si avvicina e invita a svuotare la borsa dalla quale cadono oggetti “prelevati” dagli scaffali senza essersi preoccupati di passare dalla cassa, la riprovazione negli sguardi degli altri clienti.
Eppure di quel rossetto, di quel libro o di quel foulard la “ladra” colta in flagrante non aveva alcun bisogno e, nel caso ne avesse avuto, pagarli normalmente per lei non avrebbe rappresentato un problema.

Sta di fatto che la protagonista della nostra storia, il furto l'ha compiuto.
Lo ha fatto per assecondare la sua cleptomania, sintomo nevrotico di un bisogno irrefrenabile e immotivato di rubare. 
I cleptomani, infatti, sono ladri per definizione, ma non di mestiere né per necessità: agiscono in questo modo per assecondare un istinto incontrollabile causato da un disturbo del controllo degli impulsi. Il fenomeno si può manifestare a qualsiasi età, ma solitamente colpisce le donne con un’età media di 35 anni.

 

La diagnosi

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (MDSM) ha stilato una lista secondo cui, per effettuare una diagnosi di cleptomania, occorre che il soggetto risponda a cinque criteri:

- fallimenti ricorrenti di resistere agli impulsi di rubare oggetti che non sono necessari all'uso personale o per il loro valore in denaro;
- aumentato senso di tensione immediatamente prima di compiere il furto;
- piacere, gratificazione e sollievo ogni volta che si commette il furto;
- l'atto di rubare non viene commesso per esprimere rabbia o spirito di rivalsa e non è una risposta a una delusione o un'allucinazione;
 - il rubare non è legato a disturbi del comportamento, a un episodio maniacale o a un disordine di personalità antisociale.

“Prima di rubare il cleptomane avverte un crescente stato di tensione, dopo aver compiutol’atto entra in uno stato d’ansia, sperimenta un senso di colpa e depressione”, spiega la dottoressa Valeria Marchiello, psicologa. “L’oggetto rubato non ha mai un grande valore commerciale e non è di grande interesse neppure per lo stesso cleptomane. Una volta rubato, infatti, l’oggetto perde qualsiasi attrattiva ai suoi occhi.
Il cleptomane non si lega mai alla sua refurtiva; non appena avverte il disagio per l’azione compiuta, se ne disfa buttandolo, restituendolo, regalandolo oppure nascondendolo”.

 


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