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Attenzione alla sbornia da lavoro!

Ecco come mantenere sempre la giusta distanza tra noi e la nostra attività lavorativa per non rischiare di cadere nella trappola della work addiction

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Attenzione alla sbornia da lavoro!

Dedicate la maggior parte del vostro tempo al lavoro, mettendo da parte affetti, hobby e quant’altro?  Quando siete a casa non fate altro che pensare a ciò che dovete fare in ufficio? Non ricordate quando  vi siete concessi l’ultima vacanza? Attenzione, probabilmente vi siete presi una bella "sbornia" da lavoro.

L’abuso di quella che è un’attività socialmente accettata, come il lavoro, infatti,  può trasformasi in un  vero e proprio disturbo e creare dipendenza. Gli esperti la chiamano "Workaholism" o "Work addiction".

"Il lavoro- spiega la dottoressa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta- può diventare una dipendenza quando non ha più una funzione di sopravvivenza, ma viene utilizzato al fine di superare vuoti esistenziali e/o problematiche relazionali e affettive. Ecco dunque che la persona ricade in una forma di comportamento compulsivo in cui non può fare a meno di ‘non lavorare’ e, se lo interrompe, manifesta irritazione e senso di colpa".  

E se pensate che a cadere nella trappola della work addiction possano essere solo impettiti uomini d’affari in giacca e cravatta e  manager rampanti, vi sbagliate.

Come spiega la dottoressa Saccà, "in realtà, si può abusare di qualsiasi professione, se si entra nell’ottica di considerare che il nodo problematico sta nel diventare dipendenti da un’attività".

 

Dottoressa Saccà, come riuscire, dunque, a mantenere sempre la giusta distanza tra noi e il nostro lavoro?
Ricordando sempre a se stessi che esiste una vita privata fuori dal lavoro. Cercando di non dimenticare mai il tempo per se, per gli affetti e per le cose che piacciono. Cercando  di ritagliare sempre, all’interno di una giornata, del tempo prezioso per la cura della propria forma fisica e delle persone che amiamo. Cercando di avere una vita piena di attività e interessi fuori dal lavoro.

 

In realtà cosa si nasconde dietro la work addiction?
Ogni caso di dipendenza può essere diverso dall’altro ma, generalmente, possiamo dire che una persona entra in un circuito di dipendenza da lavoro quando ha problematiche esistenziali o relazionali e utilizza dunque il lavoro come ‘riempitivo’ di altri spazi vuoti della sua vita.

 

Quali possono essere le ripercussioni sulla vita privata e, in particolare, nei rapporti con il partner e con i figli?
La dipendenza da lavoro può generare in chi ne è affetto isolamento, irritabilità, scarsa attenzione nei confronti di chi sta intorno. Tutto questo può ripercuotersi sulle dinamiche di coppia e sulla famiglia, in quanto la persona non è partecipe e presente nella vita familiare. Tutto ciò genera rabbia e frustrazione nei partner e nei figli.

 

Qual è l’identikit del workaholic?
Il soggetto dipendente da lavoro si caratterizza perché è immerso in un circuito di 'compulsione lavorativa', ossia un comportamento che prevede un ripetuto abuso lavorativo con dedizione superiore alle otto ore quotidiane, spesso anche nei fine settimana o nei periodi di vacanza. Il soggetto dipendente non riesce a staccare dal lavoro e continua a lavorare e/o a pensare al lavoro anche quando torna a casa. È una persona che non si assenta mai dal lavoro, né per necessità e raramente anche per malattia.

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