I VIDEO DI ROSANNA
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Array ( [0] => Array ( [id] => 4788 [testo] => L’adolescenza è una fase molto delicata della vita e, tra l’altro, è anche il periodo in cui i giovani raggiungono una certa maturità sessuale. Parlare di sesso in famiglia non è particolarmente facile sia per i figli - che spesso si rivolgono ad altre fonti - che per i genitori, i quali molte volte tendono ad affidare al caso la conoscenza di questi argomenti. Ecco qualche consiglio per affrontare il discorso nel migliore dei modi:   Incoraggiare i ragazzi a dialogare È importante abituare i ragazzi a parlare con sincerità e soprattutto ascoltare ciò che hanno da dire, senza mostrare possessività o “scandalo”. Un atteggiamento reticente potrebbe spaventarli e indurli a tacere o peggio ancora a mentire. È opportuno, dunque, cercare di instaurare un rapporto di fiducia con gli adolescenti e, quando si affronta l’argomento “sesso”, favorire un clima di serenità e comprensione, in modo che trattarlo diventi più facile.   Non ostacolare il bisogno di crescere anche dal punto di vista sessuale Gli adolescenti avvertono il bisogno di segnare il passaggio alla vita adulta anche attraverso il sesso: occorre prenderne atto. Negare a noi stessi che i nostri figli possano fare sesso, sebbene non abbiano ancora raggiunto quella che noi riteniamo sia l’età giusta, comporta solo che potrebbero farlo di nascosto e senza i nostri consigli che invece potrebbero essere utilissimi, magari anche soltanto per evitare condizioni pericolose.   Insegnare a dare valore al sesso e al proprio corpo È importante cercare di trasmettere ai propri figli che il sesso non è slegato dai sentimenti e che l’emotività, intesa come affetto o comunque desiderio reciproco, è base necessaria per un rapporto sessuale sereno. È bene sottolineare, poi, che il corpo ha un suo valore: viviamo in un contesto in cui spesso passa il messaggio che è solo uno strumento da utilizzare per benefici materiali.   Favorire il sesso sicuro e l’igiene Quando si parla di sesso è opportuno non trascurare l’aspetto “rischio” e informare i ragazzi sui pericoli che corrono, incoraggiandoli a praticare sempre il sesso sicuro, utilizzando un preservativo o un altro contraccettivo. È conveniente anche informare bene sulla facilità con la quale virus e batteri possono essere scambiati tramite i rapporti sessuali, ponendo l’accento sul fatto che non basta conoscere l’altro o basarsi sul suo aspetto rassicurante, ma occorre sapere qualcosa di più sulla sua storia prima di fidarsi totalmente e che, in ogni caso, è sempre bene usare precauzioni igieniche.   Informarsi sulle strutture presenti sul proprio territorio Sapere se ci sono consultori o altre strutture di riferimento e indirizzare i propri figli a fare affidamento su professionisti del campo, può costituire un valido aiuto nella fase di formazione. In questi contesti, i ragazzi possono sentirsi più liberi di parlare degli argomenti che più li interessano come: la contraccezione, le trasformazioni corporee, le malattie a trasmissione sessuale, il funzionamento dell’apparato riproduttivo ecc. [webtv] => 0 [catenaccio] => Come affrontare l’argomento cercando di vincere i tabù e come aiutare i propri figli a vivere serenamente la sessualità [titolo] => Adolescenti e sesso: parliamone! 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Sono molte le donne che non sono riuscite mai a provare il piacere dato dalla stimolazione del “famigerato” punto G, che dovrebbe trovarsi nella parete anteriore della vagina. Tutte le ricerche sul caso, per quanto aiutino a conoscere e a comprendere meglio l’argomento, possono anche risultare negative per tutte quelle donne che, si convincono di avere un problema solo perché non sono riuscite a scoprire questa loro particolarità anatomica. Bisogna tenere presente però, che l’estasi e il conseguente orgasmo sono il frutto di energia, sensazioni, eccitazione, emozioni e non solo di stimolazioni fisiche. Abbiamo chiesto alcune delucidazioni in merito, al dottor Marco Rossi, specialista in psichiatria e sessuologia e fondatore del Centro di Medicina Sessuale di Milano.   Moltissime donne affermano di non aver mai “trovato” il punto Grafenberg e forse la prima domanda che si sono fatte è: “ma esiste davvero”? Partirei dal fatto che non è importante se esiste il punto G, ma forse è più importate che esista il punto M. È un modo ironico per iniziare dall’assunto che oltre alla teoria di Grafenberg sul punto G, c’è quella di Marco Rossi… ed io credo che il punto M stia nel cervello o meglio ancora nella mente. L’orgasmo è un evento del cervello e non un evento dei genitali e nasce dall’eccitazione prima ancora che dalla stimolazione fisica. In generale, si pensa che le zone più sensibili della donna siano la vagina e il clitoride mentre è un errore concettuale distinguere diverse tipologie di orgasmo perchè il piacere è uno, ciò che cambia è il punto di partenza a livello mentale e poi fisico.Altro errore è pensare che l'orgasmo si distingua in orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo o del punto G. Il piacere dell’orgasmo è unico e la sensazione varia in relazione allo stimolo di partenza. Indipendentemente dal tipo d'orgasmo, che come ho detto è unico, e parte dal cervello, è fondamentale per ottenere il massimo piacere dalle esperienze sessuali, lasciarsi andare e abbandonarsi alle sensazioni erotiche, senza pensare ne al clitoride ne ai propri genitali o alla penetrazione, ma concentrarsi sulle sensazioni che si stanno vivendo.     Ma allora dov’è e com’è fatto il punto G?  Il "punto G", è stato definito in passato addirittura un "UFO ginecologico"; in alcuni casi sono stati tentati studi per trovarlo, e c’è chi addirittura ha raccontato di averlo trovato durante l’esecuzione di un’autopsia, in una donna di 83 anni. Io sono dell’avviso che il fantomatico punto G… ci può essere. Teoricamente, prendendo in considerazione il fatto che il canale della vagina può essere spazialmente diviso in tre parti, esso dovrebbe essere collocato al passaggio tra il terzo esterno e il terzo medio della vagina, nella parete superiore, verso l’osso pubico. Tale punto, si dovrebbe sentire al tatto in quanto è una zona più rugosa rispetto al resto delle pareti della vagina ed è grande quanto una piccola monetina (come quella da un euro o da 20 centesimi).L’ansiosa ricerca del Punto G, può rallentarne la scoperta, o meglio la mente può in qualche modo agire a sfavore della sua individuazione? Assolutamente sì, perché l’ansia è da sempre la prima nemica dell’eros e, in tutte le sue manifestazioni, fa aumentare l’adrenalina che nell’uomo, provoca la perdita dell’erezione e nella donna, contrasta la vasocongestione degli organi genitali. L’ansia inoltre crea distrazione mentale e allontana dalle fantasie che sono alla base del piacere e dell’eccitazione.   Esistono modi o metodi per stimolarlo? Sottolineando che non è tanto una questione fisica, quanto una questione mentale ed emotiva, direi che è possibile ipotizzare che questo "punto del sole" esista, ed il miglior modo per trovarlo potrebbe essere quello di procedere ad una sorta di pressione o sfregamento della zona. Se vogliamo cercare di stimolare questo punto con le dita, possiamo farlo semplicemente penetrando nella vagina e inclinando il dito verso l’alto, piegandolo ad uncino e l’azione stimolante in tal caso, può essere data dalla pressione. Esistono anche alcuni “sex toys” appositi, ovvero piccoli vibratori che non sono di dimensione fallica, ma che hanno una curvatura ad arco pensata per la sollecitazione del punto G.   Il punto G è sempre sinonimo di piacere per le donne? Come nel caso del clitoride, che è un organo del piacere femminile particolarmente sensibile, anche nel caso del punto G, l’esperienza può essere diversa da donna a donna. Alcune donne infatti, vivono la stimolazione del clitoride come un’esperienza fastidiosa semplicemente perché sono più sensibili rispetto alla media e non provano piacere ma un senso di disagio. Se il punto G è alla base del clitoride lungo la parete della vagina, e la donna è sensibile alla base clitoridea, può provare fastidio o al contrario se È poco sensibile non sentire nulla. È bene comunque sottolineare che i primi studi sull’anatomia a la fisiologia del rapporto sessuale sono recenti. Si pensi che l’ipotesi di Ernest Grafenberg sul punto G risale al 1950. Ricordiamo anche il sessuologo e ginecologo statunitense William Masters e Virginia Eshelman Johnson psicologa americana, autori del primo studio approfondito sulla fisiologia sessuale umana. Masters e la Johnson hanno cercato di raccogliere fatti obiettivi prendendo in esame atti sessuali, registrandoli con apparecchi di misura delle reazioni fisiologiche o documentandoli con riprese fotografiche e cinematografiche. Su questi argomenti pertanto, la ricerca non è andata oltre, anche perché le case farmaceutiche che investono denaro nella ricerca, sono orientati allo studio delle malattie e dunque molti aspetti dell’anatomia sessuale umana restano sospesi, proprio come il punto G. Cosa deve fare la donna e cosa deve fare il partner per “arrivare all’obiettivo”? A livello chirurgico-sessuale, esiste un metodo per incrementare il piacere, che noi pratichiamo nel nostro Centro di Medicina Sessuale a Milano, chiamato G-Spot Amplification che consiste nell’amplificazione del piacere prodotto dalla stimolazione del punto G. Il metodo consiste nell'iniezione di una sostanza anallergica (tipo collagene) subito sopra il punto G, che ne provoca l'ingrossamento. Il risultato consiste nel favorire maggiore attrito e di conseguenza maggiore stimolazione per provare piacere durante il rapporto sessuale. Un sistema utile soprattutto per le donne che hanno difficoltà nel provare l’orgasmo. Ma anche questo non è detto che funzioni al 100% in quanto alcune donne possono soffrire di anorgasmia come conseguenza di motivi di natura psicologica o culturale. Diciamo che questo è un possibile aiuto per chi ha poca sensibilità dal punto di vista fisico. Per quanto riguarda invece le potenziali posizioni tra l’uomo e la donna durante un rapporto sessuale, utili a favorire la stimolazione del punto G, possono essere: 1)      La posizione del missionario, in particolar modo tendente a formare un angolo retto. Per intenderci, se in questa posizione riusciamo a far inclinare le gambe della partner verso il petto del partner, creando una zona ad angolo retto tra l’inclinazione del pene e la parete della vagina, tale posizione permette al pene di arrivare a toccare la zona interessata. 2)      Altra posizione è quella cosiddetta “ad amazzone”, ma invertita. Si tratta della posizione in cui la donna si pone sopra l’uomo. Per arrivare a stimolare il punto G, però, la posizione non dovrà essere viso a viso, ma la donna dovrà dare le spalle al partner. Se riesce anche a tenere la schiena inclinata, è possibile che il pene del partner, puntando verso l’alto e creando una sorta di angolo retto all’interno delle pareti, riesca a stimolarlo. Quello però che deve essere chiaro, è che il piacere sessuale significa innanzitutto avvertire le giuste sensazione senza sentirci schiavi del nostro corpo. L’orgasmo purtroppo diventa per molte donne un’ossessione e non un piacere, poiché spesso l’incapacità di raggiungerlo è considerata erroneamente come inadeguatezza e può generare frustrazioni, depressione e sensi di colpa. Il punto G non è un bottone magico che basta toccare per avere un orgasmo, perché la vera magia, è sempre legata alle emozioni e all’eccitazione. [webtv] => 0 [catenaccio] => Esiste davvero? Trucchi, suggerimenti, posizioni e sex toys per raggiungere l'orgasmo [titolo] => Sesso e piacere: il dott. Marco Rossi svela il mistero del punto G [categoria] => 19 [sottocategoria] => 92 [video] => [adv] => 0 [canale] => 0 [firma] => Simona Rombaga [user] => 6 [url] => psicologia-sesso/coppia/sesso-piacere-dott-marco-rossi-svela-mistero-del-punto-g [bozza] => 0 [tag] => sesso, punto G, coppia, marco rossi, [data] => 2012-11-07 00:00:00 [visto] => 1025 [voti] => 4.40 [n_voti] => 270 [topstory] => 1 [tpl] => 1 [testofisso] => [fissohome] => 0 [gallerytesto] => [galleryname] => [datains] => 0000-00-00 00:00:00 [news] => 0 [ansa] => 0 [dataup] => 2012-11-07 12:35:54 [evidence] => 0 [title_topath] => psicologia-sesso/coppia/sesso-piacere-dott-marco-rossi-svela-mistero-del-punto-g.htm [descrizione] => Esiste davvero? 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Ma ce n’è un’altra (di crisi), altrettanto penosa, un po’ subdola, che interessa ben l’85,5%% delle famiglie italiane e che fa più danni di tutte le crisi economiche messe insieme: la crisi del matrimonio! Perché cresce esponenzialmente il numero dei divorzi? Perché quando dici di avere due figli la domanda più ricorrente è: "tutti e due con la stessa donna?" Forse perché quella di sposarsi è una delle tante scelte che si delega alla casualità o a quelle circostanze della vita sulle quali si sente di non avere un controllo totale. Certo che se così non fosse, se al contrario fossimo tutti ben istruiti sulle “regole” per potersi lasciare felicemente, in tutta civiltà, quasi con serenità, chissà, forse anche i matrimoni durerebbero di più! Uno che sull’argomento ha effettivamente studiato, traendone un’interessante filosofia di vita, è Marco Falaguasta che racconterà al pubblico i tranelli della vita di coppia in un’esilarante opera teatrale dal titolo “È FACILE SMETTERE DI SPOSARSI…SE SAI COME FARE” che, dal 6 al 25 novembre, sarà in scena nella Capitale al Teatro Roma. La pièce prende vita dall’omonimo libro (ed. Kowalski), di cui Marco è autore insieme a Mauro Gariani, un racconto “divertente e irriverente” ma assolutamente fondamentale “perché i tranelli della vita di coppia e del matrimonio - se li conosci - li eviti”. Sarà proprio così? Abbiamo incontrato Marco per porgli qualche domanda……    Con la crisi economica che stiamo vivendo, le separazioni sono da considerarsi un vero e proprio “lusso”, al punto che, per contenere le spese, diventa necessario condividere lo stesso tetto e vivere quindi da “separati in casa”. Hai qualche consiglio da dare a chi si trova a vivere questo disagio? Che cosa suggerisci a chi è costretto alla convivenza forzata? È sicuramente una soluzione di emergenza: bisogna il prima possibile prendere consapevolezza che il rapporto sentimentale è finito, se non ci si può permettere il lusso di ricomprarsi la propria libertà è bene cercare di andare avanti senza troppi scossoni e litigi logoranti, altrimenti ci si rovina ogni momento dell’esistenza. Certo non è la soluzione ottimale, cercherei di risparmiare il più possibile per riconquistarmi la libertà, per ricominciare una nuova vita. È tutta la situazione a essere veramente triste, e questo lo dobbiamo anche alla nostra legislazione che discrimina l’uomo dalla donna: se una donna si stufa del regime matrimoniale le viene concesso di lasciare la famiglia mentre, se ciò accade all’uomo, scattano una serie di meccanismi che lo penalizzano e lo fanno riflettere sull’opportunità di farlo. Sono retaggi di una cultura patriarcale che, nella sostanza non esiste più, ma riaffiora solo al momento della separazione quando l’uomo è fortemente discriminato perché, sul lato pratico, è la donna che porta avanti la famiglia. Anche nella mia famiglia è Alessia che si preoccupa di tutte le necessità mie, dei figli e della casa quindi, nei fatti, di “patriarcalità” nelle famiglie è rimasto molto poco.   Anche a teatro, nelle tue commedie che per altro riscuotono sempre un gran successo, affronti spesso l’universo femminile. In fondo, nella coppia, mi pare tu ci creda parecchio. Ci credo fermamente e penso anche che nella coppia la parte del leone la faccia la donna. La solidità dei rapporti dipende dalla disponibilità della donna a essere comprensiva e capire nell’intimo l’uomo che ha vicino perché, di per sé, l’uomo è molto più facilone e superficiale. La donna, se ha veramente interesse a far durare il matrimonio, a capire nell’intimo l’anima della persona che ha vicino, alimenta costantemente il rapporto di coppia e così lo fa durare. Ma solo se lei ne è convinta, altrimenti questo finisce. Nell’ambito dei rapporti la donna è risoluta, è difficile che ti tradisca, se lo fa, è perché si è innamorata, salvo casi limite. La donna è anche molto più responsabile e presente a se stessa rispetto all’uomo; lei se si è stufata è capace di chiudere, l’uomo va avanti per vigliaccheria.Ci si separa sempre più facilmente e non si considera più il matrimonio con tutti i suoi valori. Da persona comune, che ha in sé equilibrio e saggezza, che consigli daresti per un matrimonio armonioso, felice? La mia teoria è che il matrimonio felice dipende da come si sono gettate le sue fondamenta durante il fidanzamento, che è importantissimo e serve proprio ad agevolare la fase della conoscenza. Se durante il fidanzamento ci si è messi in gioco senza paura di rimanere soli, ma raccontandosi sinceramente per quello che si è, allora abbiamo gettato basi sicure, forti e il matrimonio sarà felice, proprio perché ha basi solide. Se invece, in questa fase di conoscenza reciproca, ci si riconosce diversi da come ci si aspettava, è meglio che il fidanzamento finisca subito piuttosto che poi si comprometta il matrimonio dove a pagarne le conseguenze potrebbero esserci anche dei figli, che sono “elementi” successivi al sentimento che li ha determinati, consecutivi quindi alla nascita dell’unione e che non centrano niente con le nostre debolezze. È una pazzia far ricadere le nostre scelte sui figli! Molte volte i fidanzamenti si protraggono per insicurezza, anche soltanto per non affrontare le conseguenze della chiusura di un lungo legame. Se non va, è sempre meglio chiuderlo subito con tutti gli annessi e connessi.   Mi sembra di capire dal libro che secondo te c’è un tempo ben preciso nella fase iniziale della vita di coppia, un momento di non ritorno, con il quale ognuno di noi, a seconda di come lo vive, segna il proprio destino. Come si fa a riconosce questo “momento giusto”? Molto spesso, erroneamente, si ritiene che i primi periodi siano quelli della leggerezza, i più facili e i più semplici di un rapporto. Quando conosci una persona nuova, nei confronti della quale provi un sentimento e l’emozione di starci insieme, sicuramente si è portati a vivere delle circostanze e degli stati d’animo con “leggerezza”. Questo è il momento più importante, quello in cui si forma la conoscenza dell’altro e nel quale si mettono insieme tutte quelle notizie che permettono di capire se la persona che abbiamo di fronte può essere quella con cui costruire una vita insieme. Da quel preciso istante, soprattutto noi uomini, pur di non mostrarci per quello che in realtà siamo, deleghiamo a un “avatar” la nostra relazione di coppia, raccontandoci all’altro completamente diversi e, sostanzialmente, mentendo. A quel punto ne esce fuori una “mappatura” di noi che non corrisponde assolutamente alla realtà. Se dall’inizio fossimo stati sinceri sulle nostre aspettative, si sarebbero aperti scenari diversi. Mentendo, invece, dicendo continuamente piccole bugie, alla fine si insidiano nella coppia veri e propri segreti, che con il passare del tempo si trasformano in zone d’ombra, dove ognuno dei due vive il rapporto in solitudine, diventando quindi due solitudini che vivono però lo stesso rapporto! Assurdo no?Sei “sposatissimo”, papà di due bambini (Gaia e Edoardo), come mai hai scritto questo libro? Rinneghi forse la famiglia? Ne prendi le distanze? No, anzi, ma dal momento che sono stato “il diavolo e l’acqua santa” con, in passato, un lungo fidanzamento da “inconsapevole” perché ero troppo giovane, ho potuto notare le differenze tra un legame affettivo che si vive quando si è giovani e quindi inconsapevoli e un legame vissuto in età matura quando si ha piena coscienza di ciò che si sta facendo. E qui nasce il parallelismo con il libro sul fumo: il ragazzo che a 15 anni mette in bocca la sua prima sigaretta non immagina per niente cosa significhi fumare, quali saranno le conseguenze, non sa che, da quel momento, il vizio lo accompagnerà tutta la vita. Anzi, vive nell’illusione di poter smettere quando vorrà. Allo stesso modo, chi si fidanza a 18/20 anni (dopo il falò, le bionde trecce e poi…) non sa cosa sta facendo, non sa che da quel momento si troverà coinvolto, suo malgrado, in un rapporto importante che potrebbe condizionarlo per sempre. Non sa che, nel giro di pochissimo, sarà sposato! Attenzione: sposarsi significa far nascere un mondo nuovo, è una cosa che va fatta a ragion veduta, appunto con consapevolezza.   Sii sincero, se tornassi indietro? Mi risposerei con la stessa. Non mi risposerei se non incontrassi Alessia! Se hai la fortuna di incrociare nella vita la persona giusta (e ci vuole un gran…), una donna che poi si è anche innamorata di te, capisci che fino a quel momento ti mancava la vita. Perché è la donna che da senso alla vita! 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Alcune trame possono aiutare ad aprire la mente, ad avvicinarsi in maniera diversa all’erotismo e possono divertire, intrigare... Dipende da ciò che vogliamo e dal film che scegliamo di vedere. Vi offriamo una selezione di film per ravvivare la serata e prendere qualche spunto per migliorare il rapporto “in camera da letto”, dar sfogo alle fantasie più intime e riaccendere l’eros. Senza volgarità e con la garanzia di apprezzare capolavori firmati dai grandi del cinema mondiale.EYES WIDE SHUTdi Stanley Kubrick Tom Cruise e Nicole Kidman sono protagonisti di una pellicola che racconta la necessità di una coppia di vivere in simbiosi, mantenendo ognuno le proprie fantasie erotiche e seguendo percorsi di crescita sessuale fatti di mistero ed eccitazione, talvolta anche di perversione. Percorsi che riporteranno la coppia all’unità e alla condivisione delle proprie fantasie. Non è possibile confinare questo capolavoro nel genere erotico, ma la carica sensuale di molte scene è fortissima, anche se a tratti oscura e “dolorosa” un po’ come quella che si respira in un altro splendido film che ci sentiamo di consigliatre: “Ultimo tango a parigi”. Film estremo e misterioso di Bernardo Bertolucci, a suo tempo addirittura condanna nato al rogo (la pellicola, non il regista!): Marlon Brando e Maria Schneider danno vita a scene indimenticabili. LUSSURIAdi Ang Lee Leone d'oro al festival del cinema di venezia del  2007. Ambientato nella Hong Kong degli anni ’40, vede protagonista una giovane donna militante della resistenza cinese che deve sedurre un potente politico che collabora con i giapponesi. Un film che permette di riflettere sull’amore e l’educazione sessuale attraverso la protagonista coinvolta in un groviglio di obblighi e passione. Scene di sguardi e provocazini per una pellicola interpretata con estrema sensualità da Tony Leung e Wei Tang, che si concretizza in un gioco a due, in cui preda e cacciatore, si alternano e sfidano la morale e le attese degli spettatoriKAMASUTRA: A TALE OF LOVEdella regista indiana Mira Nair Ambientato nell’India del 1500, è la storia di un rapporto di amicizia-rivalità tra due donne Maya e Tara, cresciute insieme. La prima è un’umile serva e la seconda una nobile principessa. Quando Tara sta per sposarsi con il potente re Rai Singh, Maya capisce che è venuto il momento di vendicarsi delle umiliazioni subite dalla rivale e così la notte prima delle nozze, seduce il re ed ha un rapporto con lui. Il tradimento viene scoperto e Maya, viene cacciata dalla corte. In un altro luogo del regno di Rai, Maya attira l'attenzione dello scultore di corte che decide di farne una scultura con le fattezze della Donna Loto. Rai vede la scultura, riconosce Maya, la richiama e la fa diventare la cortigiana favorita. Così Maya raggiunge con Tara quella parità che aveva sempre sognato. INTIMACYdi Patrice Chéreau Un film che presenta la sessualità con grande naturalezza, senza scandalo e volgarità. Una pellicola che racconta il rapporto di una coppia che si incontra ogni mercoledì solo per fare sesso e senza una parola. Ad un certo punto, arrivano inevitabilmente gli interrogativi su questa strana relazione e a porseli è lui. L’uomo è separato dalla moglie e ha due figli piccoli che continua a seguire con affetto. Un giorno, dopo il consueto incontro con la sua amante, Claire, decide di seguirla… Una riflessione sincera e inquietante sui rapporti di coppia e sul destino.SHORTBUSdi John Cameron Mitchell Lo Shortbus è un locale notturno fuori dalla legge e dalle convenzioni, dove si mescolano sesso, arte e politica, ideato e gestito da un travestito, Justin Bond. La città di New York, è quella post 11 settembre e la commedia è amara e allo stesso tempo spiritosa e intrigante. Allo Shortbus si incontrano Sofia, una sessuologa che non ha mai avuto un orgasmo e in tanti anni di matrimonio ha sempre finto durante i rapporti con il marito; James e Jamie, una coppia di ragazzi gay che sta cercando di allargare il rapporto dal punto di vista sessuale e Severin, una giovane sola e complessata che si prostituisce nel ruolo di femmina dominatrice al servizio di clienti masochisti. Scene di sesso esplicite, appena mitigate da un’ironia di fondo che rende il film molto godibile. 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Se questo bisogno di dolcezza non viene ricambiato per molte donne, si trasforma in frustrazione.   Il dottor Marco Rossi, specialista in psichiatria e sessuologia e fondatore del Centro di Medicina Sessuale di Milano, sottolinea che questa “mancata risposta” da parte degli uomini non è da intendere in maniera negativa: “in realtà è nell’indole maschile, ma ciò conferma che uomini e donne sono diversi per tanti aspetti. Le donne sono generalmente più romantiche e sentimentali, mentre gli uomini, sono estremamente pratici e concreti. Questo è dimostrato dal fatto che, nei momenti di piacere, per l’uomo è molto importante la “prestazione” sessuale, ma non in senso negativo: è semplicemente la necessità di impegnarsi al meglio per far stare bene e appagare se stesso e la propria donna. L’atto sessuale è per l’universo maschile un momento impegnativo e genera una tensione emotiva e fisica fino al raggiungimento dell’orgasmo per entrambi. Le donne, invece, vorrebbero che questo momento di piacere si estendesse, per viverlo con romanticismo e sentimento. È normale e fisiologico dunque, che l’uomo, dopo essersi impegnato molto durante l’atto sessuale per arrivare all’orgasmo, sia stanco perché si affatica a livello fisico e probabilmente, è più che normale che non abbia voglia di “andare oltre”, perché ha dato il massimo”.   Dottor Rossi, quali possono essere i gesti che una donna può compiere per ottenere ciò che desidera e dimostrare al partner la propria necessità di tenerezza dopo un rapporto? “L’unica cosa che la donna può fare è trovare una via di mezzo, che può essere quella di accoccolarsi sul petto del partner dopo aver fatto l’amore, magari accarezzandolo. In questo modo lei manterrà ancora un contatto e il partner, stanco, avrà modo di riposare un po’. Anche parlare è possibile ma il tutto deve avvenire In maniera delicata e senza aggressioni o pretese, in un’atmosfera di relax necessaria dopo un rapporto sessuale”.   Quindi, se dopo l’amore il nostro partner si addormenta, dobbiamo preoccuparci? “Io direi di no perché, ripeto, è un’esigenza fisica dell’uomo e inoltre, sulla dinamica dell’addormentarsi, un recente studio che arriva dall’Albright College of Pennsylvania (USA), rivela che la necessità di dormire dopo un rapporto sessuale è analoga, sia nell’uomo che nella donna. La differenza sta nel fatto che gli uomini la avvertono prima e più velocemente rispetto alle donne che, desiderose di voler parlare o ricevere coccole dopo un rapporto, ritardano nell’attività del “sonno” rispetto al partner. Gli uomini sentono prima questa esigenza di dormire dopo aver fatto l’amore, ma le donne, sono quelle che si addormentano prima se non si fa l’amore. Alla luce di questa analisi, si può osservare come l’uomo (in generale) resti sveglio più a lungo della donna; addormentandosi prima ha paura che la sua donna possa andare con un altro e in qualche modo, ha meno sonno prima di un’attività sessuale, proprio perché deve… convincere la partner a fare l’amore. Viceversa la donna si addormenta se non fa l’amore, ma dopo invece tarda a prendere sonno”.   Spesso quando l’uomo arriva all’orgasmo, la donna è ancora in stato di eccitazione. Anche in questo caso, la differenza è legata alla diversità dei sessi. Il Dottor Rossi consiglia di partire dalla base per “allungare” i momenti di piacere: “Per certi versi questo è un lavoro che le donne dovrebbero svolgere prima dell’attività sessuale, a monte. Bisognerebbe far capire al proprio partner, secondo una metafora della filosofia Taoista, che la donna è come l’acqua e l’uomo come il fuoco; la prima pertanto, è lenta a bollire e, successivamente è lenta anche a raffreddarsi. Al contrario, l’uomo è come il fuoco, ovvero si accende subito e si spegne velocemente. Una persona che conosco mi ha detto una volta: “io dopo aver finito di fare sesso, inizio a fare l’amore”; una frase che fa capire che dopo un’attività sessuale che può essere molto coinvolgente, corporea e passionale, è possibile creare l’intimità anche attraverso momenti di tenerezza, ed è l’uomo che dovrebbe imparare questo concetto”.   Comportamenti come accendere la TV, scappare sotto la doccia, rivestirsi in fretta per uscire con la scusa di un impegno di lavoro, o andare in cucina per uno spuntino dopo aver fatto l’amore, sono segnali che le donne devono temere? “Dipende dal tipo di coppia; se si vive insieme, certamente rivestirsi e uscire è certamente un comportamento positivo, ma anche per le coppie per così dire più “clandestine”è poco carino perché l’azione di “scappare” è segno di non voler condividere un momento d’intimità e dunque è negativo.  Al contrario però, andare in cucina per uno spuntino, accendere la TV mentre si è ancora sdraiati a letto o fumare una sigaretta, laddove queste azioni avvengano in un contesto che vede la coppia insieme, è un modo che consente di continuare a vivere comunque un momento intimo, ovviamente diverso dal precedente, ma non per questo negativo. 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