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Prevenire la depressione può evitare la demenza

Chi è affetto da patologia depressiva ha una probabilità doppia di sviluppare malattie cronico-degenerative, e il 65% in più di avere l’Alzheimer. Identikit del paziente con demenza: donna, stile di vita non sano, con malattie vascolari o metaboliche

Prevenire la depressione può evitare la demenza

È nota da tempo tra clinici ed epidemiologi la stretta correlazione tra depressione, demenze e memoria. Di recente, i ricercatori hanno identificato la depressione come fattore di rischio per alcune malattie cronico-degenerative dell’età anziana, in particolare, la patologia potrebbe essere un campanello d’allarme per l'Alzheimer.

Il tema è stato al centro della conferenza ‘Memory in the Diseased Brain’, promossa dall’Accademia Pontificia delle Scienze e dedicata ad approfondire il legame tra meccanismi alla base dei processi cognitivi, della memoria e delle patologie del sistema nervoso centrale.

Proprio la demenza, infatti, è uno dei problemi emergenti in salute pubblica, dal momento che il trend di crescita è di 5 milioni di pazienti l’anno nel mondo. Il declino cognitivo è correlato all’età: interessa il 5% degli over 65 e raggiunge il 50% degli ultra 90enni. E il costo della malattia di Alzheimer (la più comune forma di demenza) è stimata in 100 miliardi di dollari l’anno solo negli Usa.

La novità? Il destino non è ineluttabile: tra il 40 e il 50% degli ultranovantenni conserva intatte le proprie facoltà e non mostra segni di declino cognitivo.

“L’ipotesi è che trattare la depressione possa diminuire l’incidenza di demenza e che gli antidepressivi non siano una terapia per l’Alzheimer, ma rappresentino una forma di ‘protezione’. Il trattamento per la depressione infatti ha un effetto sia sul recupero del ‘funzionamento’ individuale e sociale dell’individuo, che di stimolo sulla plasticità cerebrale e la creazione di nuovi connessioni grazie a un’azione neurotrofica che stimola la produzione di fattori di crescita”, spiega Marco Andrea Riva, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano.  “I nuovi farmaci antidepressivi multi-modali hanno un meccanismo di azione diverso rispetto a quelli tradizionali. Il risultato è sia una modulazione del tono dell’umore che il miglioramento dei sintomi cognitivi (memoria, attenzione, focalizzazione), che rappresentano un aspetto importante nei disturbi psichici.” conclude il farmacologo.

 

Identikit del paziente affetto da demenza

Il paziente anziano che sviluppa la demenza e l’Alzheimer è donna. Ma non solo: ha un basso livello di scolarità, uno status sociale modesto, uno stile di vita non sano e ha spesso sofferto di malattie vascolari o metaboliche. È ciò che risulta da un lungo studio prospettico condotto dalla Professoressa Laura Fratiglioni, Director of the Aging Research Center presso il Karolinska Institutet di Stoccolma: “Il Kungsholmen Project ha preso in carico la popolazione anziana di un quartiere di Stoccolma: 1810 soggetti con più di 75 anni controllati ogni 3 anni. Il dato più sorprendente è che la scarsa educazione è inversamente proporzionale al rischio di sviluppare una qualche forma di demenza. L'effetto protettivo di una educazione avanzata può perfino controbilanciare il rischio genetico”, spiega la professoressa. “Il gruppo di soggetti con un percorso scolastico di 2 - massimo 7 anni era a maggior rischio di presentare deficit cognitivi già a 65 anni. Questo dato ci suggerisce l’importanza delle prime due decadi di vita nello sviluppo di un cervello ricco di neuroni e dotato di plasticità, ossia la capacità di creare connessioni tra le varie cellule nervose. Un vantaggio che sembra avere effetti a lungo termine”.

Per compensare questo inizio non vantaggioso della vita, gli esperti suggeriscono di dedicarsi da adulti ad attività mentalmente complesse e promuovono un coinvolgimento in attività fisiche, mentali e sociali una volta raggiunta l'età anziana.

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