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Pet Therapy: per l’Epifania regala un sorriso ai bambini

Quando è indicata, e come si svolge, la terapia che aiuta ad affrontare meglio diverse patologie. Un percorso di cura, a cui si può contribuire in tanti modi. E chissà che, il giorno della Befana, a qualcuno non venga il desiderio di sentirsi coinvolto

Pet Therapy: per l’Epifania regala un sorriso ai bambini

È in arrivo l’Epifania, la festa più amata dai bambini e per antonomasia dedicata ai cuccioli di famiglia. Non a caso, parliamo proprio di una nuova terapia ‘emozionale’ adottata con gli animali, capaci di trasmettere dolcezza e alleviare i sintomi della malattia. È questa la Pet Therapy, in voga in Italia da pochi anni, che in ausilio alla medicina tradizionale riesce a curare sia disabilità motorie, sia quelle di natura psichica. A spiegarne la metodologia e gli effetti, la Dottoressa Daria Pedullà, fondatrice dell’Associazione nazionale terapie alternative e solidali - Antas Onlus, che si occupa della Pet e di volontariato prestato da persone comuni (mamme, lavoratori, professionisti, studenti) le quali, mettendo a disposizione il proprio tempo libero, soprattutto nei giorni di festa si trasformano, con amore, nei clown di corsia diffondendo gioia e allegria a chi, purtroppo, attraversa un periodo difficile. “La Pet Therapy è una co-terapia, cioè una terapia di supporto alla medicina, caratterizzata da un approccio emozionale con gli animali e capace di assicurare al paziente, nel tempo e con la giusta costanza, risultati utili ad affrontare meglio la propria patologia”, spiega la dottoressa. “Per questo tipo di trattamento non vengono utilizzati tutti gli animali ma solo alcuni cani selezionati, come il Labrador e il Golden Retriever, l’asino e il cavallo, con i quali il paziente, in un contesto relazionale, avvia un percorso di cura attraverso l’operatore che conduce la Pet Therapy”.

 

Per quali patologie è indicata.

La fondatrice dell’Antas Onlus, cui è possibile fare delle donazioni o destinare il 5 per 1000 e dedicare del tempo sotto forma di volontariato con i clown in corsia, chiarisce che tale approccio terapeutico è utile per i bambini che siano affetti da autismo, disturbi del linguaggio, disagio sociale, timidezza e disabilità motorie e psichiche, mentre negli adulti è consigliabile quando si presentino disturbi mentali quali la depressione e l’ansia. Non solo. La Pet Therapy è particolarmente indicata per gli anziani colpiti dalla malattia di Parkinson o dal morbo di Alzheimer: “Infatti”, prosegue la dottoressa Pedullà, “Studi recenti dimostrano come la Pet Therapy sia in grado di aumentare il sonno proprio negli anziani affetti da queste patologie; inoltre, diminuisce l’aggressività, le stereotipie proprie dell’autismo (i movimenti rituali adottati dagli autistici quando si relazionano con gli altri) e, in genere, diminuiscono i sintomi della malattia.

 

Come si svolge una seduta di Pet Therapy

“La sua durata è di circa un’ora e sono presenti due o tre operatori in base alle esigenze specifiche del paziente”. “Quest’ultimo”, spiega la dottoressa, “è assistito da uno psicologo o da altro medico; l’animale, invece, dall’operatore Pet Therapy che ha alle spalle un percorso di studi specifici. Non tutti, infatti, sono abilitati a dare seguito a questo tipo di trattamento terapeutico: bisogna seguire dei corsi appositi e noi della Onlus rappresentiamo il principale referente in Italia per la formazione degli operatori Pet Therapy. Infine, il terzo operatore ha la funzione di osservare e raccogliere i dati; queste informazioni, vengono poi analizzate dallo psicologo, dal logopedista o dalla figura professionale di cui ha bisogno il paziente”. “Una seduta”, conclude Daria Pedullà, “Può arrivare a costare 70 euro, ma la nostra associazione, la più importante in Italia, si fa carico del 50 per cento del costo, quindi la quota si riduce a sole 30 euro. E’ necessario seguire il paziente per un lungo periodo, con una equipe strutturata su di lui e capace di apprestare le cure necessarie. Il tempo minimo di durata della Pet Therapy è di sei mesi, ma in alcuni casi i risultati si possono vedere solo dopo un anno”.

di Aurora Sansotari

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