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Per la ricostruzione del seno, validato l’autotrapianto di tessuto adiposo ‘made in Italy’

Per la ricostruzione del seno, validato l’autotrapianto di tessuto adiposo ‘made in Italy’

È il Centro Nazionale Trapianti (CNT), la massima autorità competente, a stabilire che la tecnica chirurgica di ricostruzione della mammella mediante l’autotrapianto di tessuto adiposo è una procedura consolidata ed efficace nella pratica clinica a livello internazionale. Introdotta e perfezionata dal Dr. Gino Rigotti, Responsabile della Chirurgia Ricostruttiva ed Estetica presso la Casa di cura San Francesco, nominato primo Presidente dell’International Society of Plastic Regenerative Surgery, la tecnica consiste nel prelievo e nell’immediato reimpianto di grasso da una sede anatomica all’altra della stessa paziente, al fine di ridefinire il profilo morfologico di specifiche aree. Nell’ambito della mastoplastica, la metodica è indicata per:

  • ricostruire la mammella dopo l’asportazione di un tumore, sia in caso di quadrantectomia (rimozione di parte della ghiandola mammaria) sia di mastectomia completa;
  • aumentare il volume in un seno normale;
  • rimodellare la mammella per porre rimedio a deformità congenite o acquisite.

“Rispetto ad altre tecniche, l’innesto di tessuto adiposo autologo presenta una serie di vantaggi”, evidenzia il Dr. Rigotti. “Mentre le protesi rimangono un corpo estraneo e rigido nel seno della paziente e oltre un certo numero di anni vanno sostitute, il grasso innestato è assolutamente biocompatibile, conferisce un aspetto più naturale alla mammella ricostruita, ne preserva la sensibilità e, una volta concluso l’iter ricostruttivo, il risultato è stabile per il resto della vita e segue le variazioni del peso corporeo. Le precedenti metodiche di trapianto autologo, che utilizzavano lembi di cute e grasso prelevati dall’addome, avevano invece il problema di lasciare nella zona donatrice grandi cicatrici. Il prelievo e il reimpianto di grasso avvengono mediante cannule molto sottili, che permettono di superare tale inconveniente. Per questi motivi, sono molte le pazienti che decidono di abbandonare le altre soluzioni: il 70% degli interventi che eseguo sono di ‘conversione’ da protesi all’innesto di tessuto adiposo”, conclude lo specialista.

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