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Per la diagnosi del Parkinson attenzione ai sintomi non specifici

Deficit olfattivo, depressione, dolori nelle grandi articolazioni, ipotensione ortostatica e comportamenti violenti in sonno REM, devono allertare un intervento terapeutico tempestivo. La SIN sottolinea l’importanza dei trattamenti in fase precoce.

Per la diagnosi del Parkinson attenzione ai sintomi non specifici

Per la malattia di Parkinson la questione tempo è fondamentale: basti pensare che al momento dell’esordio dei primi disturbi motori tipici della malattia, come la lentezza dei movimenti e il tremore di riposo, la patologia di Parkinson è già in una fase troppo avanzata per poter essere bloccata, poiché, in questo stadio, almeno il 60% delle cellule dopaminergiche della sostanza nera sono già morte.

Ecco perché in occasione della Giornata della malattia di Parkinson, che si celebra domani, sabato 29 novembre, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ribadisce il ruolo fondamentale della diagnosi precoce per un intervento terapeutico tempestivo e mirato finalizzato a rallentare il decorso della malattia.

“Nella malattia di Parkinson la diagnosi precoce è di fondamentale importanza per poter attuare una strategia terapeutica capace di modificare la storia naturale della malattia - dichiara il Prof. Aldo Quattrone, Presidente della SIN e Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro – Iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-motoria potrebbe rappresentare la strategia terapeutica del futuro mirata a controllare bene i sintomi e evitare gli effetti indesiderati a lungo termine della terapia farmacologica. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o i farmaci neuroprotettivi potrebbero davvero modificare o perfino arrestare il decorso della malattia.”

Per diagnosticare la malattia di Parkinson nella fase pre-motoria bisogna prestare attenzione a sintomi non specifici, la cui presenza aiuta ad identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia.

I sintomi pre-motori più importanti sono il deficit olfattivo (ipo o anosmia), la depressione, dolori nelle grandi articolazioni, l’ipotensione ortostatica e, soprattutto, il disturbo comportamentale in sonno REM (Rapid eye movement Behavioural Disorder, RBD), caratterizzato da comportamenti anche violenti durante il sonno, quali urlare, scalciare, tirare pugni. RBD al momento rappresenta il marcatore predittivo più importante della malattia di Parkinson: circa il 60% dei pazienti con disturbo comportamentale in sonno REM, infatti, sviluppa la malattia di Parkinson entro 10-12 anni.

La malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui oltre 220.000 solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. La ricerca nel nostro Paese, già molto attiva su questo fronte, si sta concentrando sempre di più sulla fase pre-motoria della malattia, i cui sintomi caratteristici possono manifestarsi anche molti anni prima della comparsa dei sintomi motori. 

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