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Pancia gonfia? E se fosse il nichel?

L’allergia al metallo è sempre più diffusa, ma ancora sotto diagnosticata. Cibi e oggetti che lo contengono.

Pancia gonfia? E se fosse il nichel?

Mal di pancia, crampi e gonfiore addominale, se associati a disturbi della pelle, orticaria o prurito diffuso possono essere campanelli d’allarme di una patologia in costante aumento: l’allergia al nichel.

Complessa da individuare e difficile da controllare, per l’alto numero di oggetti (accessori metallici dell’abbigliamento, montature di occhiali, bigiotteria, cosmetici, monete, chiavi, stoviglie e alcuni cellulari e tablet) che contengono questo metallo, l’allergia colpisce il 18% della popolazione, soprattutto donne.

Spesso esordisce solo a livello dermatologico (dermatite da contatto), ma può evolvere in sindrome sistemica che interessa diversi apparati, con sintomi legati soprattutto all’ingestione di alimenti ad alto contenuto del metallo stesso.

Di quali cibi si tratta? Ai primi posti quelli di origine vegetale: ortaggi come asparagi, spinaci, pomodori e cavoli; legumi; farine integrali, avena, crusca e grano saraceno; alcuni frutti come pere, prugne, uva passa, fichi, albicocche, kiwi e ananas, frutta secca e cacao.

Se la soluzione più ovvia potrebbe indicare un’alimentazione priva del metallo, è pur vero che, come avverte il dottor Vincenzo Mancuso, Medico Chirurgo Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica a Bologna, “non solo una dieta completamente ‘nichel free’ sarebbe impossibile da seguire ma un regime a basso contenuto, nel lungo termine può causare anemia”.

 

L’unica terapia possibile suggerita dallo specialista è il vaccino (Trattamento Iposensibilizzante Orale – TIO Nichel) in capsule da assumere per bocca a dosi crescenti, in grado di desensibilizzare il paziente al nichle, migliorando sia il quadro cutaneo sia i sintomi gastro ed extraintestinali. “Permette una graduale re-introduzione degli alimenti con nichel, sin dai primi mesi di cura, che dura complessivamente almeno 3 anni. I risultati di efficacia del vaccino sono stati recentemente pubblicati sulla rivista internazionale Annals of Medicine”, aggiunge Mancuso avvertendo dell’alto rischio corso dai bambini a causa della loro “precoce esposizione a  oggetti, anche tecnologici, che contengono questo metallo”, riferendosi a smartphone e tablet.

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