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O'Mallone, ricetta da chef

Lo chef del ristorante Splendor Parthenopes di Roma ci regala una ricetta della tradizione campana

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O'Mallone, ricetta da chef

Lo sappiamo tutti: mai come nei tempi di crisi si risveglia in noi l’esigenza di riscoprire le tradizioni del passato perché, se è vero che è fondamentale nella vita l’andare sempre avanti, è pur vero che, all’occorrenza, è necessario saper tornare indietro e recuperare gli antichi valori. Senza contare che in questo modo si contribuisce anche a tener viva l’esperienza di chi ci ha preceduto, una sorta di tesoretto da custodire con amorosa dedizione e offrire alle generazioni future affinché il vissuto dei nostri anziani non vada disperso. Memori di questo impegno, lo possiamo far nostro nei tanti aspetti della vita quotidiana, anche in cucina, dove i piatti più riusciti sono quelli delle pietanze più semplici, che valorizzano gli ingredienti genuini. È con questo spirito che abbiamo curiosato tra le proposte dal ristorante Splendor Parthenopes, nato recentemente a Roma con l’idea di creare un luogo dove offrire la tradizione napoletana con un respiro internazionale e contemporaneo. Direttamente dalla cucina, modernissima con apparecchiature hi-tech e comprensiva di un laboratorio di pasticceria interno, lo chef Antonio Apa ci propone una vecchia ricetta della tradizione campana rivisitata con ingredienti semplici ma di qualità. “Le componenti principali sono l’olio extra vergine d’oliva, robusto, che deve essere utilizzato abbondantemente e le uova fresche”, ci svela lo chef. Il piatto, definito povero proprio perché preparato con le erbe stagionali e spontanee che regala madre natura, porta il nome di “O’ Mallone”, come erano chiamate le minestre di erbe selvatiche, commestibili, di cui si è quasi perduta la memoria. In passato, i contadini lo cucinavano tutto l’anno, consumando le erbe che continuavano a cambiare con le stagioni così da presentare ogni volta un sapore diverso, deciso o più delicato, secondo le verdure di cui disponevano.

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