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Maternità: rischi e vantaggi… dopo gli anta!

Sempre più donne diventano madri dopo i 40 anni. Una scelta che si traduce in maggiori pericoli per la salute della futura mamma e per il nascituro, ma anche in una maggiore consapevolezza della genitorialità.

Maternità: rischi e vantaggi… dopo gli anta!

Con la consulenza della dottoressa Stefania Piloni, medico chirurgo e Specialista in Ginecologia e Ostetricia e docente in Medicina Naturale all’ Università degli Studi Milano e della dottoressa Giuliana Rubano, psicologa.

 

Per un figlio c’è sempre tempo?  A quanto pare sì. Le italiane diventano madri sempre più in età avanzata. A confermarlo sono gli ultimi dati Eurostat. Se nel resto d’Europa l’età media del primo figlio è di 28,8 anni, nel nostro Paese l’età media supera i 30. Un primato che porta le nostre connazionali tra le neomamme più vecchie d’Europa.

Ma c’è un’età che più delle altre è adatta per avere un figlio? Sì, ed è meglio che non superi i 35 anni. La ragione è semplice. “Dopo questa soglia gli ovociti decrescono e l’infertilità è più probabile. Sono anche più frequenti le patologie, aumentano le diagnosi di fibromi uterini e di endometriosi ovarica. Malattie che danneggiano la fertilità”, spiega la dottoressa Stefania Piloni, ginecologa. Ma per molte la ricerca di una carriera soddisfacente e di un lavoro stabile portano a rimandare la maternità. “Spesso l’età ideale per avere un figlio non coincide con quella biologica, ma con quella in cui ci si sente pronte psicologicamente a diventare madri. È l’età in cui il bisogno di avere un figlio diventa la priorità nella vita della donna all’interno di un progetto di famiglia”, spiega la dottoressa Giuliana Rubano, psicologa .

 

Mamme a 20, 30, e dopo i 40

 Avere un figlio dopo i 40 anni non è, però la stessa cosa che averlo a 20 o a 30. Se la gravidanza in giovane età è vissuta con più spensieratezza e meno rischi legati alla fertilità, dopo gli anta per molte donne il desiderio di un figlio si scontra con le difficoltà nell’averlo. “Fino ai 30 anni l’inizio della gravidanza è più semplice e istantaneo. A quest’età le diagnosi di ipertensione o di diabete gestazionale sono più basse. Dopo i 40 anni, invece, la possibilità di concepire in modo naturale è circa del 10-15% e spesso servono cure ormonali per indurre l’ovulazione. È comunque difficile superare il 15-20% di successo anche con cure importanti, come ad esempio la fecondazione in vitro”, spiega la ginecologa.

Anche dal punto di vista psicologico il modo di affrontare una gravidanza nelle diverse età cambia. “A 20 anni la gravidanza è vissuta con più spensieratezza e con una maggiore energia fisica, ma si può avere maggiore difficoltà nel comprendere i reali bisogni del bambino. Dai 40 anni in poi, invece, la donna sente di poter contare su una maggiore sicurezza e di conseguenza vive l’arrivo di un figlio con maggiore serenità. Inoltre, questa è un’età in cui le donne hanno una maggiore bagaglio di esperienze e soprattutto una maggiore conoscenza di se stesse per cui sono mamme “consapevoli””, spiega la psicologa.

 

I rischi di una maternità tardiva

Fare un figlio dopo gli anta comporta però una serie di rischi non solo per la donna, ma anche per il nascituro. Dal punto di vista della salute aumenta il pericolo di diabete gestazionale e di ipertensione della madre. Il corpo è affaticato e spesso reagisce in modo patologico. Il rischio più importante è quello dell’aborto o del parto pretermine, con nascita di un bimbo prematuro. Per il nascituro il rischio più grande è quello cromosomico. “Dopo i 40 anni aumentano le patologie dei cromosomi dovuti a un errore della sequenza del DNA del feto. La sindrome di down e le altre patologie cromosomiche si presentano con frequenza aumentata. Dunque, oltre all’aborto spontaneo del primo trimestre potrebbe esserci il dilemma di un aborto terapeutico, una scelta dei genitori per interrompere una gravidanza con feto patologico”. 

Da qui l’importanza di sottoporsi periodicamente a esami specifici. “Se le analisi del sangue da fare sono uguali a 20 e 30 anni, le ecografie per monitorare possibili malformazioni fetali dopo i 40 diventano più frequenti. Tra i test dedicati alla diagnosi prenatale è più diffusa la diagnosi invasiva con amniocentesi e villo centesi, ossia con le metodiche che consentono di ottenere la sequenza completa del DNA del nascituro”, spiega la ginecologa.

 

I vantaggi?

Essere madri più responsabili: a quest’età le donne sono molto più consapevoli che 20 anni. Fanno massima attenzione all’alimentazione, al controllo del peso, frequentano con assiduità i corsi preparto. Sanno che l’età non è dalla loro parte e giustamente considerano la gravidanza come un evento prezioso che vuole massima attenzione e accuratezza.

Il rapporto con il nascituro è migliore: dopo gli anta si è  più disponibili a fare rinunce. Inoltre, si è più consapevoli e sicure di se stesse e di ciò che si vuole. Questa sicurezza viene trasmessa con la crescita al proprio figlio e favorirà un rapporto più equilibrato con la mamma.

La genitorialità è più consapevole: dopo i 40 anni è più facile mettersi in discussione. Ci si chiede più facilmente se si stia o meno facendo la cosa giusta per il proprio bambino e in che modo valorizzare al meglio l’esperienza della genitorialità. 

di Angela Altomare

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