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Nascite: quando e perché scegliere di partorire in casa

La scelta di organizzare il parto fra le mura domestiche, o nella “casa maternità”, genera ancora un po’ di scetticismo. Eppure nell’Europa del Nord è molto diffusa. Scopriamo le condizioni necessarie, e i benefici e i vantaggi per mamma e bebè

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Nascite: quando e perché scegliere di partorire in casa

Con la collaborazione dell’ostetrica Gabriella Pacini, consulente scientifico dell’Associazione Vita di Donna onlus.

 

Per ora sono solo quattro. L’ultima regione ad aggiungersi in ordine di tempo è stata il Lazio, dopo Emilia Romagna, Marche, Piemonte e le province autonome di Trento e Bolzano. La differenza è quindi ancora abissale con i paesi del Nord Europa, dove più facilmente le donne possono decidere di partorire in casa, ricevendo anche dalla sanità pubblica un rimborso economico per le spese sostenute.

 

Ritorno al passato

Non si tratta di una retromarcia nell’assistenza medica. Tutt’altro. Se durante i mesi di gravidanza non sono insorte complicazioni e il parto si preannuncia naturale, non esiste alcuna controindicazione. Si può rimanere a casa, ricevendo la corretta cura da parte di una o due ostetriche qualificate, e vivere la bellezza della maternità senza cambiare abitudini o subire invadenze nella intimità familiare.

 

Un occhio ai costi...

Ma perché una futura mamma dovrebbe scegliere questa strada? Non è solo una questione di tutela del nido familiare già formato o in procinto di formarsi. Ovviamente. In ballo ci sono molteplici aspetti e vantaggi per le donne e non solo. Da alcuni anni si cerca di evidenziare il tema dell’eccessiva medicalizzazione di questa delicata fase della vita. Troppe nascite avvengono infatti tramite operazione chirurgica, ovvero, a seguito di un cesareo anche quando non ce ne sarebbe un evidente bisogno. Secondo l’Organizzazione mondiale della salute (Oms), la percentuale di questi interventi non dovrebbe superare il 15% in ciascun paese. Per il nostro Ministero della Salute, il 20%. Ebbene in alcune regioni, vedi quelle del Sud, i picchi sono del 59% in Campania e del 50,4% in Sicilia. Semplicemente il triplo rispetto al resto d’Europa. Dal punto di vista economico si tratta di un suicidio per le nostre casse esangui. Già ogni giornata di degenza ha un costo per la sanità pubblica molto alto (circa 500 euro). Se poi sommiamo il costo del cesareo arriviamo a cifre insostenibili. Da quello della salute della donna, la differenza con il parto naturale è lampante: il dolore post operatorio, l’anestesia e il recupero spesso più lento. 

 

… e uno al benessere

Scegliere di partorire fra le mura domestiche, o in una cosiddetta “casa maternità” attrezzata, significa ricevere cure personalizzate sia per la donna sia per il bambino. Per questo è preferibile, almeno per il momento del parto, chiedere l’assistenza a due ostetriche, una per ciascun paziente. “Le donne che fanno questa scelta, vogliono immaginare il loro parto in un ambiente intimo e tranquillo, quello che mi capita spesso è di vedere che le mamme vogliono costruire in prima persona il proprio percorso, cosa che in ospedale è più difficile da fare perché l’attenzione è frammentata su diversi casi”, rammenta Gabriella Pacini, ostetrica e consulente scientifico di Vita di Donna onlus. “Abbiamo poche case maternità in tutta Italia, - aggiunge - l’unica struttura pubblica è presente all’ospedale “G.B. Grassi” di Ostia mentre in Germania ce ne sono centinaia”. Queste case sono luoghi speciali dove le mamme possono, oltre a scegliere il percorso nascita, ricevere un sostegno personalizzato, un’educazione alla maternità e risposte ai bisogni fisici, culturali o di coppia. In Inghilterra – continua l’ostetrica Gabriella Pacini - ormai è normale che una donna sana partorisca in casa. Solo le donne con complicazioni o alterazioni si recano in ospedale. Lì la logica seguita è semplice: l’assistenza altamente specializzata dell’ospedale è focalizzata solo su chi ne ha bisogno per curarla al meglio”. 

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