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Quanto tempo aspettare per fare un altro figlio?

Aspettare o no? È il dubbio di molti genitori quando pensano a una nuova gravidanza. Ecco vari suggerimenti su come cavarsela

Quanto tempo aspettare per fare un altro figlio?

Con la consulenza della dott.ssa Francesca Sala, ginecologa

 

Voglia di un altro figlio, di un batuffolino tenero da stringere fra le braccia. Di vestiti minuscoli, di scarpine numero 15. A volte questo desiderio assale le mamme che hanno un bambino già grande, già autonomo. E allora si chiedono: perché ricominciare proprio adesso che sono un po’ più libera? A volte, però, capita quando il primo è ancora piccolo, magari non cammina. E allora i dubbi riguardano la possibilità di farcela, di riuscire a dividersi tra le mille esigenze dell’uno e dell’altro. Ma qual è l’intervallo migliore tra due bambini? Uno o due anni? O molto di più?

 

Aspettare almeno sei mesi

Se si desidera un secondo figlio, è prudente attendere almeno sei mesi, perché i rischi per mamma e bambino sarebbero soprattutto due. Il primo è la gestosi, una malattia dalle cause ancora sconosciute, che consiste in ipertensione associata a perdita di proteine e ritenzione di liquidi. Il secondo è l’iposviluppo del piccolo: il neonato, in questo casi, infatti tende ad avere un peso corporeo inferiore alla normalità. Anche se si è pronte ad affrontare una nuova gravidanza già tre o quattro mesi dopo il parto, quando la ricomparsa delle mestruazioni segnala il ritorno dell’attività ovarica, i ginecologi suggeriscono di aspettare un po’ più a lungo proprio per scongiurare questi due pericoli.

 

Come reagisce l’organismo

Durante la gravidanza e l’allattamento si cedono al bambino alcune importanti sostanze: la vitamina B9 (acido folico), la B12, il ferro e il calcio. Anche se una corretta alimentazione integra eventuali carenze, ci vuole un po’ di tempo perché l’organismo ricostituisca completamente le sue riserve. È stato calcolato che, a volte, sono necessari 9 o 10 mesi per ritrovare attraverso le analisi il corretto livello di queste sostanze nel sangue. Dopo il parto, inoltre, si assiste nel giro di 2 mesi prima una riduzione dei grassi nel sangue e quindi a una loro normalizzazione. Anche il sistema immunitario durante la gravidanza e nei due mesi successivi è ancora un po’ sotto choc. Come avviene in presenza di qualsiasi corpo estraneo, il sistema immunitario è “in guerra”. Reagisce, infatti, producendo alcuni anticorpi per contrastare l’embrione. Ma, nello stesso tempo, ne crea altri capaci di disinnescare (in gergo di “mascherare”) i precedenti, con il preciso compito di difendere l’embrione. Subito dopo il parto e nei due-tre mesi successivi l’organismo però non riesce a produrre sufficienti anticorpi “mascheranti”. Risultato? In caso di fecondazione, c’è il rischio che l’embrione venga esposto ad aggressione e distruzione. Il sistema immunitario impiega 3 o 4 mesi per tornare in equilibrio.

 

Cuore e apparato circolatorio

L’apparato cardiocircolatorio è il più impegnato durante la gravidanza. La ragione? L’aumento del peso del bambino porta ad alcuni temporanei scompensi fisici: verso la 34.ma settimana, infatti, il bimbo occupa così tanto spazio da innalzare il diaframma e diminuire la capacità dei polmoni e dello stomaco della mamma. Anche il cuore è coinvolto: si sposta sia pure di poco e le sue dimensioni aumentano leggermente perché deve pompare più liquidi. Dopo qualche mese dal parto, il cuore torna al suo posto, ma permangono alcune modificazioni circolatorie, specie durante l’allattamento. Le più frequenti: la pressione diventa leggermente più alta; il cuore tende a “gonfiarsi”; i liquidi ristagnano nel corpo. Ci vogliono 3 o 4 mesi dopo il parto perché cuore, pressione, liquidi tornino alla piena normalità.

 

Anche la psicologia è importante

La corretta distanza tra i piccoli, secondo gli esperti, è tra i 20 e i 24 mesi. Fratellini e sorelline così diventano compagni di gioco, crescono insieme, tenendosi compagnia. Certo il problema gelosie, litigi, rivalità per attirare l’attenzione della mamma c’è ed è forte, ma si ripropone sempre, anche quando la differenza d’età tra i bambini è maggiore. Infatti, questi sono sentimenti legati al bisogno di avere in esclusiva l’amore e le attenzioni dei genitori e non diminuiscono nel più grandicello se il fratellino o la sorellina arrivano quando lui ha già 4 o 5 anni. Anzi, potrebbero acuirsi, dal momento che il bimbo a quell’età comincia a essere più consapevole. In tale situazione, la gelosia si traduce talvolta in un’aggressività diretta nei confronti del minore, più forte dal momento in cui lui comincia a essere autonomo e affettuoso con la mamma. Diverso il caso degli 8 o 10 anni di differenza: un fratello o una sorella maggiori si comporteranno talvolta come un secondo genitore verso il nuovo nato che potrà beneficiare allora di una grande sicurezza affettiva.

di Annalisa Bacci

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