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Ictus post partum: future mamme, tranquille!

Oggi è una patologia rara e attraverso un semplice prelievo è possibile sapere se si è a rischio e seguire le giuste terapie. Un corretto stile di vita in gravidanza è importantissimo

Ictus post partum: future mamme, tranquille!

Con la consulenza del prof. Claudio Giorlandino, ginecologo, segretario nazionale della SIDIP (Società Italiana di Diagnosi prenatale e Fetale). www.claudiogiorlandino.it

L’ictus post partum è un danno cerebrale che si verifica quando il flusso sanguigno diretto a una zona del cervello s’interrompe producendo una lesione in un’area del cervello, un danno alle cellule nervose che, restando senza ossigeno, si spengono. Il rischio di incorrere in questa patologia si accentua proprio dopo il parto, perché in gravidanza e nelle prime settimane dopo il parto il sangue tende a coagulare di più, anche se oggi l’incidenza è molto bassa (la percentuale è variabile ma, secondo recenti studi, vengono colpite circa 20-30 donne su 100 mila). L’ictus post parto, quindi, è piuttosto raro e si verifica essenzialmente nelle puerpere, generalmente in quelle di età superiore ai 35 anni (perché più si va avanti e più il rischio aumenta) e nelle prime settimane dopo il parto (più raramente invece durante la gravidanza e nelle donne giovanissime).

 

Si può prevenire?

Certamente. In gravidanza, oltre alle normali analisi del sangue, si devono effettuare alcune analisi specifiche come gli esami per la trombofilia (il gene MTHFR, il Fattore V di Leiden e il Fattore II della coagulazione, protrombina) che si eseguono attraverso un semplice prelievo del sangue. In presenza di un rischio trombofilico, la terapia consigliata prima e dopo il parto è a base di anticoagulanti, come l’aspirina o l’eparina. La prima viene assunta per bocca mentre l’eparina è iniettata sottocute, in genere sull’addome. E la cura deve proseguire almeno per sei settimane dopo il parto.

 

Chi è più a rischio?

Le cause scatenanti sono da ricercare nelle donne che hanno una predisposizione genetica costituzionale alla trombosi, nelle cosiddette trombofilie ereditarie (cioè una tendenza del sangue a coagulare troppo). Nella maggior parte dei casi si tratta di difetti o di alterazioni di uno o più fattori della coagulazione del sangue. Ma, oltre alla predisposizione naturale, il rischio di ictus post partum è più probabile quando si sovrappongono altre condizioni. Alcuni fattori di rischio sono legati allo stile di vita: l’aumento della pressione arteriosa, la preeclampsia (la cosiddetta gestosi, malattia che può comparire nella seconda parte della gravidanza), il sovrappeso, il fumo di sigaretta, l’eccessiva sedentarietà. E per modificare questi ultimi occorre tanta costanza, disciplina e responsabilità. Non c’è differenza se una donna partorisce con metodo naturale o con il cesareo, anche se con il cesareo c’è un pericolo in più, essendo un intervento chirurgico.

 

Niente allarmismi

Le informazioni che abbiamo dato, comunque, non devono allarmare le donne in gravidanza. L’ictus post partum è una patologia rara che attiene essenzialmente a persone cosiddette ad alto rischio. In realtà anche queste ultime vanno tranquillizzate, perché oggi per fortuna le donne in gravidanza sono informate e anche molto seguite dal proprio ginecologo e quindi l’incidente tende notevolmente a diminuire. La conoscenza del rischio e una maggiore attenzione alle sue manifestazioni sono strumenti a disposizione di ogni donna per non correre alcun pericolo.

di Lilia Gentili
PARLIAMO DI: Ictus post partum, mamme,

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