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Figli adolescenti: non dare ordini, ma guidare

Ribelli e off limits? Non proprio. I teenagers devono essere ascoltati, compresi e hanno bisogno di regole. I “No” che aiutano a crescere. Unica condizione: il genitore deve essere genitore.

Figli adolescenti: non dare ordini, ma guidare

Con la consulenza della dottoressa Chiara Crivelli, psicologa e psicoterapeuta - www.chiaracrivelli.it


Non più bambini, ma nemmeno adulti. A cavallo tra due fasce di età, gli adolescenti giorno dopo giorno cercano di costruirsi una propria identità. Motivo per cui il dialogo e il confronto con loro diventa un percorso ad ostacoli, specie se si tratta di dovere dire qualche no e tarpare le ali della loro tanto agognata libertà. “In primo luogo, l’adolescente va ascoltato”, spiega la dottoressa Chiara Crivelli, psicologa e psicoterapeuta, “bisogna capire cosa sta cercando di comunicarci, andando oltre il permesso che ci sta chiedendo. È importante riflettere sul perché ci sta facendo una data richiesta, il suo significato, se è solo una provocazione, oppure un’esigenza reale”. Inoltre, per essere in grado di intavolare una discussione con i figli teenagers, è essenziale essere consapevoli del proprio ruolo. Il genitore deve essere genitore. Diventare un amico o un confidente creerebbe solo confusione, soprattutto quando la situazione impone di negare loro qualcosa.

 

Dire di no: istruzioni per l’uso

  • L’imperativo è un ascolto attento. “Se nostro figlio non è abituato ad aprirsi con noi”, continua la specialista, “occorre prestare attenzione anche al linguaggio non verbale e cercare di farlo esprimere parlando di tutt’altro, per esempio, commentando una notizia o un evento pubblico. Il compito della famiglia è capire cosa sta pensando, come ragiona e come affronta la vita. Se, invece, il ragazzo ha un punto di riferimento esterno, che può essere un educatore oppure un insegnante, il genitore deve fare un passo indietro, essere una presenza vicina, ma non invasiva”.
  • Non rispondere d’istinto, in quanto questo li spaventa, non li fa sentire capiti e acuisce il conflitto.
  • Spiegare con parole semplici il senso del proprio no e non dimenticare che spesso i teenagers sono contenti di avere delle regole, perché questo significa prendersi cura di loro, li fa sentire rassicurati su cosa è giusto e cosa no. Non avere limiti spaventa.
  • Entrambi i genitori devono avere la stessa posizione e mantenerla nel tempo, senza cambiare idea magari dopo una scenata o una litigata furiosa con il figlio.
  • Internet e i social network sono il loro linguaggio. “Non è giusto negargli questo ambito in assoluto”, continua la psicologa, “piuttosto occorre insegnare loro come utilizzare questi strumenti, per esempio, non lasciandoli chiusi in camera per ore mentre navigano in Rete. Il controllo deve avvenire da fuori. Bisogna dare fiducia, il rischio dello sconosciuto c’è sempre stato”.

 

Cogli l’attimo

Ahinoi, non esiste il momento giusto per parlare. Se a tavola ci sono fratelli, l’atmosfera è di confusione e l’argomento è delicato, meglio soprassedere. L’ideale sarebbe poterlo fare mantenendo con loro dei momenti privati, durante i quali poterli rassicurare e coccolare. “I figli adolescenti non devono spaventare, né tantomeno essere visti come dei mostri da cui difendersi. Sono piuttosto un tesoro da scoprire, con risorse e capacità immense. La sfida è mettersi in gioco e affrontare il mondo assieme a loro”, conclude la dottoressa Crivelli.

di Simona Lovati

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