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Come spiegare il terrorismo ai bambini

Dagli specialisti, 5 regole per dare al bimbo una chiave di lettura più comprensibile delle violenze legate alle tragiche realtà di questo periodo.

Come spiegare il terrorismo ai bambini

Con la consulenza della prof.ssa Silvana Di Lorenzo, psicoterapeuta e insegnante; della prof.ssa Simonetta Costanzo, docente di psicopedagogia all’Università di Cosenza, psicoanalista e criminologa; del dottor Marius Spula, psicologo specializzato nell’età evolutiva.

 

Notiziari in edizione straordinaria, immagini cruente sui social network, drammatici titoli dei giornali: dalla scorsa settimana, il terrorismo è entrato nelle nostre case portando un sentimento di inquietudine nelle famiglie degli italiani.

Mamme e papà si sono ritrovati a confrontarsi con un evento che non toccava solo loro, ma anche i figli, specialmente quelli più piccoli. Un compito difficile, nessuno infatti ha un manuale che spieghi come raccontare “il terrorismo” ai bambini senza provocare traumi e lasciare cicatrici interiori.

“Il genitore è un punto di riferimento che può preoccupare o rassicurare - spiega la professoressa Silvana Di Lorenzo -. È necessario avere un dialogo sincero, modellato sulle domande che vengono poste dal bambino”.

Questa la prima regola da tenere a mente quando si trattano realtà così complesse. Secondo la specialista, è bene rispondere raccontando i fatti ed evitando troppi commenti personali. Con un’accortezza fondamentale per assicurare ai bimbi la giusta serenità: star loro vicino durante la visione dei telegiornali.

 

Mai scendere nei particolari…

Oltre ad intrattenere una conversazione semplice, argomentandola con un lessico chiaro e comprensibile ai bambini, è importante non indugiare sui particolari più efferati così da assecondare la loro curiosità salvaguardando allo stesso tempo il naturale bisogno di tranquillità.

Se l’età del bambino lo consente, “è bene che mamma e papà spieghino i motivi alla base di tanta efferatezza. Ad esempio, nel caso specifico dei fatti che stiamo vivendo, sarebbe utile approfondire la differenza tra fondamentalismo islamico e religione islamica per evitare che nel bambino possano generarsi sentimenti di razzismo e intolleranza”, consiglia la professoressa Simonetta Costanzo. Parlarne a casa con i genitori e a scuola con gli insegnanti permette ai bambini di metabolizzare la paura e di recuperare da un punto di vista emotivo.

 

Le regole da seguire

La violenza, per i bambini, non è certo una novità. “Ne sono perfettamente consapevoli – avverte il dottor Marius Spula, psicologo specializzato nell’età evolutiva – anche grazie a cartoni animati, libri, videogiochi e film che, nonostante siano pensati appositamente per loro, sono intrisi di efferate crudeltà”.

Ma quali sono le regole per dare al bimbo una chiave di lettura più comprensibile della violenza?

  1. Partire dall’accaduto, senza amplificare i fatti più del necessario per renderli consapevoli della realtà del mondo in cui vivono;
  2. Osservare e fare attenzione alle reazioni e alle emozioni che suscitano in lui, così da captarne lo stato d'animo e testare l'impatto sulla sua mente;
  3. Cercare esempi provenienti dalla vita di tutti i giorni, come una lite con un amichetto per aiutarlo a capire concretamente i fatti e le dinamiche degli episodi "violenti";
  4. Partire dall'esempio per fornire una spiegazione razionale dell'accaduto e chiarirne le dinamica (perché ha litigato con l'amichetto? Come si sarebbe potuto comportare altrimenti?);
  5. Dare al bambino uno o più consigli relativi all'esempio fatto, caricandoli di un valore generale e universale.

“Non possiamo eliminare gli eventi traumatici dalla vita dei bambini, ma possiamo aiutarli ad elaborarli”, sottolinea l’esperto, suggerendo anche come anche il disegno, in molti casi, sia per i più piccoli una preziosa valvola di sfogo. 

di Rosa Marci

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