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Bambini prematuri: diritto alla vita e all'assistenza

L'Italia è stato il primo paese al mondo a raccogliere le indicazioni delle Nazioni Unite e a redigere una Carta dei diritti dei neonati pretermine

Bambini prematuri: diritto alla vita e all'assistenza

I dati parlano da soli. Ogni anno nel mondo circa 13 milioni bambini nascono prematuri, 500.000 nella sola Europa e 40 mila in Italia. Sono bimbi che hanno bisogno di cure particolari, che consentano loro di superare il primo periodo di esistenza, estremamente delicato, e di avere quindi un percorso di vita uguale a coloro che nascono a termine. Ad avere bisogno di un’assistenza diversa sono anche la mamma e il papà di questi piccoli, che devono avere la possibilità di stare accanto al loro figlio, di accudirlo e coccolarlo, esattamente come se fossero tutti insieme a casa. Ma non solo. Non appena possibile, il piccolo deve poter essere allattato al seno dalla propria mamma, in modo da usufruire di tutti i benefici del latte materno. Non stupisce quindi l’accoglienza che è stata data alla presentazione del “Manifesto dei diritti del bambino nato prematuro”, una vera e propria tappa storica e che assegna all’Italia il ruolo di paese guida a livello mondiale.

Siamo i primi, infatti, ad avere messo nero su bianco le misure concrete da adottare nel caso di un parto prematuro. Il bambino “deve, per diritto positivo, essere considerato una persona” (Art. 1) e deve poter “nascere nell’ambito di un sistema assistenziale che garantisca sicurezza e benessere, in particolare nelle condizioni che configurino rischio di gravidanza/parto/nascita pretermine, di sofferenza feto-neonatale e/o di malformazioni ad esordio postnatale” (Art. 2).

“Ciò che è ormai irrinunciabile è il riconoscimento dell’assistenza perinatale quale modalità decisiva nell’individuazione e correzione dei fattori di rischio pre e post – natali che conducono al danno neurologico, dalla paralisi cerebrale infantile, alle disabilità sensoriali, ai disturbi comportamentali e dell’apprendimento”, afferma il professor Paolo Giliberti, Presidente della Sin, Società italiana di neonatologia. “Per farlo occorre continuare a percorrere la strada che ha permesso, ad oggi, di raggiungere traguardi impensabili fino a pochi anni fa, come la sempre più consistente riduzione della mortalità del neonato pretermine”. Molte mamme infine non sanno che esiste anche un’associazione che collabora con le Terapie Intensive Neonatali al fine di sostenere e assistere i bambini e le loro famiglie nel periodo del ricovero e dopo la dimissione dall’ospedale. Si chiama Vivere Onlus e può essere contattata per email all’indirizzo info@vivereonlus.com

di Cinzia Testa

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