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Il test con le otoemissioni acustiche verifica l’udito del tuo piccolo

Lo screening viene eseguito sui nuovi nati per individuare e curare precocemente eventuali problemi

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Il test con le otoemissioni acustiche verifica l’udito del tuo piccolo

Individuare quanto prima eventuali problemi di udito in un bambino è estremamente importante per minimizzare le difficoltà nello sviluppo corretto del linguaggio, nelle capacità di comunicare e socializzare. Oggi in oltre cinque ospedali su dieci viene effettuato di routine su tutti i nuovi nati un semplice test, indolore e molto rapido, che rileva la presenza di difetti nell’udito. Il test sfrutta le otoemissioni acustiche, suoni generati da alcune cellule interne all’orecchio in risposta a uno stimolo sonoro. L’apparecchio impiegato per l’esame è simile a quello in uso negli ospedali per rilevare la temperatura, è però dotato di un microfono che emette un segnale quasi impercettibile e registra la risposta dell’orecchio, in presenza della quale è confermata la buona funzionalità dell’apparato uditivo. In caso contrario, il piccolo viene sottoposto ad altri esami, indispensabili per mettere a fuoco la gravità della sordità.

 

Fattori di rischio 

Ma cosa succede negli altri ospedali, dove questo test non è compreso tra gli esami da fare ai nuovi nati? “L’esame viene sempre effettuato sui bambini a rischio”, interviene Edoardo Arslan, direttore del Servizio di Audiologia e Foniatria dell’Università di Padova presso l’Ospedale di Treviso. “Si tratta in particolare dei piccoli nati prematuri, oppure che hanno “affrontato” la rosolia della mamma durante la gravidanza. Negli altri casi, cioè se il bimbo non presenta fattori di rischio, è il pediatra a controllare periodicamente la qualità dell’udito. Ci sono infattiforme genetiche che si possono manifestare fino al primo anno di età del bambino. E infezioni come il citomegalovirus, oppure lameningite, che sono responsabili delle forme più “tardive”, cioè fino ai sette, dieci anni del bimbo”.

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