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Il ritorno delle fiabe

Finalmente rivalutata la loro efficacia come strumento educativo

Il ritorno delle fiabe

Con la consulenza della dott.ssa Elisabetta Leslie Papacella, Pedagogista, già componente del comitato tecnicoscientifico del MIUR per i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), responsabile del servizio psicopedagogico nella scuola pubblica

 

“C’era una volta…”, ed è subito fiaba. Quante volte abbiamo pronunciato o ascoltato queste semplici e magiche parole che ci hanno aperto le porte di un mondo incantato abitato da re, regine, principi, principesse, gnomi, draghi, animali parlanti, streghe e magie varie. Un mondo di meraviglie che sembrava finito nel dimenticatoio e anche un po’ fuori moda con l’avvento delle tecnologie e con i nostri ritmi di vita, sempre più frenetici. E invece no. Le fiabe sono tornate prepotentemente alla ribalta più affascinanti che mai al cinema, alla Tv, nei libri, nell’immaginario dei bambini ma anche degli adulti. Sono necessarie perché attingono all’inconscio e aiutano a crescere. E non sono solo appannaggio dei più piccoli. Ascoltare e raccontare le fiabe fa bene a tutti: per gli adulti rappresentano un tuffo nell’infanzia perché, in fondo in fondo, in ciascuno di noi c’è ancora una parte di quel bambino che attraverso le fiabe è cresciuto, ha accettato se stesso e la realtà circostante. Per i bambini le favole sono un modo per affrontare e superare i fantasmi dell’inconscio in quanto le trame mettono in scena le loro paure e i loro bisogni più profondi. I bambini, identificandosi con l’eroe o l’eroina, riescono a convivere e a risolvere i propri conflitti e le proprie paure.

 

L’importanza dell’ascolto

Ascoltare è alla base dell’instaurarsi di buone relazioni. Ascoltare dovrebbe essere uno stile di vita, un modo di essere, dovrebbe far parte del background culturale dei grandi e dei piccoli. In particolare oggi, dove le parole, i suoni, i rumori eccedono e non lasciano spazio al silenzio e all’ascolto attento. Se si abituano sin da piccoli i bimbi ad ascoltare, saranno agevolate l’attenzione e la concentrazione che in seguito dovranno utilizzare soprattutto a scuola.

 

Ogni età ha le sue favole

Già da un anno i bambini possono prestare attenzione a brevissimi raccontini che si riferiscono a semplici figure disegnate. Andando avanti si passerà a raccontini in rima. Poi (3-4 anni) a storie che ruotano attorno alle loro solite attività (per esempio: mangiare, giocare, dormire, passeggiare). In seguito (4-5 anni) ameranno ascoltare storie di fate, di animaletti, per arrivare al repertorio composto da maghi, mostri, regine, robot, con intrecci più articolati, in cui vengono messi in scena tutti i drammi dei bambini, quelli immaginari e quelli tragicamente reali come l’abbandono, il ritrovamento, la cattiveria, la bontà, il coraggio e la paura, il tradimento e il perdono. Le favole piacciono sia ai maschi sia alle bambine, che avranno sicuramente gusti differenti rispetto ai personaggi (principesse ed eroine le une, maghi, elfi e robot gli altri) e ai contesti, soprattutto da più grandi ma, sicuramente, ascoltare, immaginare e immedesimarsi, è utile e piacevole per entrambi i sessi.

 

Prima della nanna

Raccontare una favola prima di dormire è molto importante per la relazione tra genitori e figli. Quel tempo in cui si “sta”, esprime attenzione, affetto, presenza, pazienza, che sono poi la trama di un rapporto. Questo tempo dedicato insegna il linguaggio corretto ma anche la generosità del dare e il piacere di ricevere. Questo spazio può essere riempito di domande, di riflessioni, di immagini, attività che agevolano il processo di apprendimento sia cognitivo che emotivo. I genitori saranno i preferiti, ma vanno bene anche la nonna o la tata, purché abbiano il piacere di farlo.

 

di Lilia Gentili
PARLIAMO DI: fiabe, bambini

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