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Parlare è un gioco

Leggere insieme un libro illustrato, recitare le filastrocche, indovinare le parole. Ecco come stimolare lo sviluppo del linguaggio

Parlare è un gioco

Con la consulenza della dott.ssa Elena Izard, psicoterapeuta

 

Nei primi mesi di vita il bimbo si esprime con sorrisetti e comunica con manine e piedini: si avvicina, si aggrappa, stringe, afferra. A volte respinge. Ma parla anche con tutto il corpo: inarca la schiena, si agita per esprimere il suo nervosismo. Intorno al primo anno comincia a modulare la voce in modo da riprodurre le parole. Verso i 15 mesi impara in media una parola ogni tre giorni. Successivamente arriva ad apprendere 10 vocaboli al giorno ed è questo il momento in cui compaiono le frasi di due parole: sedia qui, barca lontana. In seguito tra i 21 e i 24 mesi si verifica un salto di qualità e i bimbi  cominciano a usare tutte le componenti grammaticali: verbi, ausiliari (essere, avere), preposizioni (a, di, da.,.) aggettivi (buono, cattivo).

 

Un lavoro impegnativo

 Per imparare a parlare il piccolo non può solo imitare e ripetere suoni. Deve fare un lavoro mentale ed emotivo di valutazione: infatti sorride o spalanca gli occhi mentre parla. Esprime così la sua contentezza. Poi cerca di farsi capire dagli altri. Ma è soprattutto felice di usare parole con suoni che gli piacciono. Il bambino ama l’aspetto sonoro della lingua per questo è importante proporgli filastrocche con tante rime. Oltre all’aspetto sonoro il bimbo apprezza quello sociale: lui parla per stare insieme agli altri, per giocare, per scambiare idee ed emozioni.

 

Libretti con figure

 Per aiutarlo ad articolare i suoi primi discorsi sono utili le fiabe e i libretti con figure che permettono di costruire una storia, ripetere un nome, notare le differenza tra un personaggio e l’altro. Per esempio, tra l’orsetto e la sua mamma. Attraverso le figure, il bimbo può conoscere meglio le parole che appartengono alla sua vita e alla sua casa (gattino, frutta, finestra…). Ma può anche avvicinarsi a vocaboli sconosciuti del tutto: grattacielo, aeroplano… Anche se non li ha mai visti comincia a sapere che esistono! Indicandoglieli nelle figure e dando loro un nome, lo aiutiamo ad ampliare la sua sfera di conoscenze al di fuori delle esperienze immediate e dirette di ogni giorno. Sfogliare un libro insieme con la mamma o con il papà costituisce un momento di preziosa intimità fra genitori e figli, una prima forma di trasmissione di cultura. Le fiabe più di ogni altra narrazione hanno la capacità di dare corpo ed espressione alle fantasie infantili, spesso cariche di paure dell’acqua, del buio.. Rendono così più facile al bambino riconoscere le cose che lo spaventano: il tuono, il temporale, l’onda alta… Il bimbo vede l’immagine del temporale e imita il suono dei tuoni insieme con la mamma. Impara così che immagini e paure si possono anche esprimere con i suoni e le parole.


Le filastrocche

Cavallino mio galoppa che ti salto sulla groppa; giro, giro tondo casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra… Ascoltare le filastrocche mentre mamma o papà le mimano o meglio le raccontano con le mani, il viso, il corpo e la voce è uno dei passatempi preferiti dei bimbi intorno ai 2-3 anni. Proprio perché sono in versi è con un ritmo lento è facile ricordarle. Soprattutto i ritornelli rimangono immediatamente impressi nella memoria dei piccoli. Spesso le storielle non rispettano un filo logico, le parole sono buffe e qualche volta storpiate: sono quindi un gioco che li aiuta a ripetere i vocaboli. Non solo. Il bambino intorno ai due-tre anni ha acquisito una buona coordinazione corporea ed è in grado di riprodurre azioni  come scuotere, tirare, percuotere, spingere, girare che animano il racconto delle storielle. Quindi è soddisfatto perché riesce con facilità a imitare i gesti di papà e mamma. Inoltre gli viene naturale accompagnare il movimento con le parole, quelle che papà e mamma ripetono.


Inventare storie

 Per arricchire il vocabolario del bambino bisogna far leva sulle sue sensazioni. L’ideale è il racconto che ha per protagonista un personaggio in cui nostro figlio può riconoscersi perché gli assomiglia e si comporta come lui. Non ha importanza il fatto di costruire una storiella sempre intorno allo stesso personaggio: coniglietto, gattino, cagnolino. Conta solo che il protagonista presenti caratteristiche simili a quelle del bambino: è biondo come lui, nasconde le cose come lui. Quindi mamma e papà di volta possono scegliere la lumaca pigra e lenta che non vuole scendere dal passeggino, il gattino che non finiva mai di mangiare la sua pappa. Per liberare la fantasia del nostro bambino e coinvolgerlo nel racconto possiamo ripetere le frasi con diversi toni di voce. Poi possiamo disegnargli il contenuto delle frasi che abbiamo detto su un foglio. Cercando di arricchirle proprio grazie a questa tecnica. La lumaca potrebbe camminare su un prato, il gatto potrebbe nascondersi in una grotta. E così via. Il bimbo senza accorgersene imparerà molte parole: prato, grotta…

di Annalisa Bacci
PARLIAMO DI: linguaggio, imparare

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