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Organizzare al meglio il tempo libero dei bambini

Stop a corsi, lezioni, impegni. I ragazzini di oggi rischiano di vivere come piccoli adulti, già super-stressati. È ora di rallentare, anche per loro

Organizzare al meglio il tempo libero dei bambini

Mariella, 7 anni, ha un’agenda fitta fitta di impegni extrascolastici: judo, arte, musica, nuoto, ginnastica artistica, cucina, danza… Francesca, nove anni, fa rugby, pallanuoto, arrampicata in montagna, canto, inglese e spagnolo, scacchi… L’iperattività che appartiene al mondo degli adulti è entrata ormai a pieno titolo anche nella vita dei bambini. Sembra che, oggi, essere genitori "buoni abbastanza", come diceva lo psicanalista Donald Winnicott, con l'ingenuità degli anni Sessanta, non basti più. Bisogna essere professionisti e trasformare i bambini in progetti e modelli di perfezione. Eppure, da quest’anno, nella City di Londra si comincia a respirare un’inversione di tendenza. Si moltiplicano i seminari che insegnano ai genitori a motivare i figli verso obiettivi realistici senza frenesie e accelerazioni. Vengono incentivate le attività artistiche mamma-bambino in un clima di silenzioso relax… E a siglare questa rivoluzione il cui motto è mamme, papà, rallentate sono coach e trainer che lavorano per aziende del calibro di Deutsche Bank, Merrill Lynch e Morgan Stanley….

 

Dai 6 ai 9 anni. Un po' di "noia" e tempo da passare in casa a giocare aiuta la creatività
Verso ritmi più lenti , è questa la parola d’ordine che devono tenere presente i genitori. “Restituiamo tempo ai nostri bambini, lasciamoli liberi di fare giochi spontanei, di fantasia. E opponiamoci all’ossessivo insistere con attività finalizzate esclusivamente a uno scopo preciso: quello di arricchire l’intelligenza, di perfezionare le abilità nella direzione che sembra più promettente e di successo”, spiega Giandomenico Bagatin, psicologo a Trieste. La soddisfazione e la fiducia che un ragazzino prova quando si accorge che può fare quel che gli piace è per lui uno step fondamentale per riuscire a rispondere alle domande: chi sono io? Che cosa desidero?  «Proponiamo al massimo due o tre corsi extrascolastici, chiedendo ai nostri figli di scegliere: preferisci questo o quello? Tutto non si può avere, non c’è tempo. Le frasi da dire: prova, vedi se ti piace e dopo qualche mese che frequenti, se il corso continua a piacerti, prosegui. “È necessario a quest’età fare in modo che il bambino non si trovi nella condizione di agire solo per compiacere gli altri", dice Bagatin. Così non prova gioia neppure di fronte ai suoi successi e rischia di vivere in una sorta di infelicità senza personali desideri. Tom Hodgkinson autore della rubrica The Idler Parent, sul Telegraph, sentenzia: "I genitori pensano che i figli dovrebbero fare di più e temono la noia come il peggiore dei mali. Non sanno che è la madre della creatività e della memoria e di quello che gli psicologi definiscono il vero sé, ossia l’insieme dei nostri sogni e desideri più autentici".
Proporre alternative è facile a dirsi, ma quando un bambino vuole fare delle cose e strilla come reagire? Proporgli delle alternative all’attività ad alta competizione. Esempio: giocare alle costruzioni, realizzare un collage per decorare la sua stanza. Coinvolgiamolo con giochi da fare a casa in un’atmosfera silenziosa e tranquilla. Attenzione alla performance… L’esempio conta, come sempre. "Evitare il più possibile la performance: c’è già la scuola basata su questo. Si può certamente dire bravo mentre un ragazzino impara la chitarra, ma non basare ogni comunicazione sui risultati ottenuti", aggiunge Bagatin. Complimentiamoci ogni volta che realizza qualcosa facendo leva solo sulla sua fantasia.  

 

Dai 9 ai 14 anni. Meglio qualche divieto piuttosto che la frenesia
L’età degli stimoli…. Mano a mano che crescono i ragazzi cercano sempre più stimoli, amano i confronti che gli permettano di iniziare a costruire la loro identità e hanno bisogno di genitori che siano soprattutto bravi a definire regole. Pur riconoscendo, a quest’età, l’importanza del fare vale sempre la necessità di trasmettere minor frenesia e ritmi umani, insieme alla capacità di scegliere obiettivi raggiungibili che corrispondano alle reali possibilità della famiglia. Inutile iscrivere un figlio al corso di vela seguendo l’esempio di alcuni compagni se poi non riusciamo a sostenere la spesa o non abbiamo la possibilità di proporre una vacanza al mare o al lago. Può darsi che il ragazzo si mostri insoddisfatto e inquieto. Noi non dobbiamo pretendere che comprenda… Lui non lavora, non guadagna, conosce ancora poco le dinamiche economiche. Ma noi genitori dobbiamo essere fermi a sostenere la nostra scelta: abbiamo deciso al posto suo, com’è giusto che sia, e paghiamo il prezzo della sua frustrazione reggendola come gli argini contengono l’acqua del fiume. Un giorno lui sarà capace di sostenere la frustrazione da solo, e imparerà dal nostro esempio a costruire un progetto a partire da un desiderio.

 

Verso obiettivi raggiungibili
Trasmettere minor accelerazione, insieme alla capacità di scegliere obiettivi raggiungibili, significa soprattutto essere disponibili al dialogo quando ci viene richiesto, mostrarci soddisfatti della nostra vita e non dipendenti dai successi dei nostri figli per essere contenti. "È importante fissare dei momenti per parlare e fare cose insieme", dice lo psicologo Giandomenico Bagatin. "Suggerisco anche di iscrivere I propri ragazzi ad associazioni, per esempio di volontariato, che li aiutino a canalizzare e trasformare l’energia vitale che proviene dai desideri, dalla frustrazione, dai sogni in solidarietà e gesti altruistici". Negli Usa sta funzionando molto bene la sperimentazione del building-group, si tratta di classi dove i ragazzi (soprattutto quelli più competitivi e aggressivi) lavorano in squadre formate da coppie che devono costruire qualcosa di socialmente utile, consegnandole a chi ne ha bisogno. Imperativo categorico, però, è sempre quello: mantenere la calma.

di Maria Angela Masino

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