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Mamme: come gestire l'amico immaginario del proprio figlio

Il fenomeno è comune a molti bambini che nella loro fantasia danno vita a un personaggio inventato. Attenzione a capire se il bambino nasconde un disagio, un abuso, o se il compagno invisibile è l’unica amicizia che coltiva. I consigli dell’esperta.

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Mamme: come gestire l'amico immaginario del proprio figlio

Con la consulenza della dottoressa Anna Rizzuti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mentre gioca discute con il suo compagno invisibile, come se fosse reale. Litiga, si confida e conversa con lui al pari di un vero e proprio amico in carne e ossa. Quella del compagno immaginario è un’invenzione comune a molti bambini che nella loro immaginazione danno vita a un personaggio di fantasia: un bambino, un supereroe simile a quelli visti nei film, un animale del quale hanno sentito parlare nelle favole. Una figura che diventa per il piccolo un compagno di giochi e di avventure.

 “L’amico immaginario - ci spiega la dottoressa Anna Rizzuti, psicologa e psicoterapeuta – prende origine solitamente da situazioni di gioco in cui, giorno dopo giorno, il bambino costruisce un’immagine che all’inizio è sovrapponibile alla sua, ma che con il tempo si differenzia quanto basta per rappresentare ‘un altro’ diverso da sé. Su quest’altra figura, frutto delle sue rappresentazioni mentali, proietta le esperienze, il sentire, e con essa instaura un dialogo profondamente intimo che gli permette, attraverso lo scambio, l'esplorazione di sé stesso. La creatività, quindi, gli consente di socializzare e crescere supportato da un compagno rassicurante e affidabile”.  

 

Per lui è un gioco

 “Soffrirà di qualche disturbo?”. ”Cosa mai ci vorrà dire attraverso l’invenzione di un personaggio di fantasia?”: sono solo alcuni dei tanti dubbi e interrogativi che si pongono i genitori quando nel periodo dell’infanzia del piccolo si trovano ad affrontare il suo compagno di fantasia. “Circa due bambini su tre - avverte la specialista - sperimentano la compagnia di un amico costruito a misura per loro, che ha l’aspetto che più gli piace, che si comporta come loro vorrebbero. Ad inventarsi un amico speciale, poi, sono solitamente i bambini più ricchi di immaginazione e incuriositi dal rapporto con gli altri, e non, come talvolta si crede, i bambini timidi o problematici. Per quanto possa apparire bizzarro, il bambino che si intrattiene con un amico immaginario rientra nella normalità e il suo comportamento non è indicativo di particolari disturbi”.

 

Un arricchimento

Ma cosa rappresenta il compagno immaginario per i nostri piccoli? “È certamente - ci dice l’esperta - una tappa della sua crescita emotiva, in cui si sperimenta con le relazioni; una occasione per interpretare ruoli diversi e attraverso questi conoscersi; uno strumento per elaborare la realtà e le esperienze ad essa connesse. Può rappresentare una risorsa, certamente, se vissuto nel modo e nei tempi giusti. L’amico immaginario compare nella vita del bambino intorno ai tre anni, e generalmente è presente nei suoi giochi fino agli otto, nove. Di solito, va via silenziosamente, quando non c’è più bisogno di lui”.

 

Un modo per esprimersi

Sono svariate le ragioni per le quali i piccoli creano un amico di fantasia, ma prima di tutto c'è il suo bisogno di comunicare. “L’amico immaginario per il bambino è una esperienza felice: è un compagno leale, fedele, un confidente che accoglie i suoi pensieri con cui instaurare un rapporto di complicità, a cui rivolgersi per trovare sostegno. È un essere su cui è possibile proiettare gli aspetti buoni e cattivi di sé e della realtà intorno, ma è anche una parte del bambino stesso che in questo modo trova lo spazio per esprimersi”. 

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