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Mamma, e se il terremoto arriva anche da noi?

Come proteggere i bambini dalle immagini violente dei Tg e allontanare le loro paure

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Mamma, e se il terremoto arriva anche da noi?

Palazzi altissimi che crollano come casette di Lego, automobili inghiottite dalle onde, bambini che perdono i genitori, madri che perdono i figli e una grande nuvola, tanto grande che può arrivare fino da noi. Mamma, ma di che colore è la radioattività? Moriranno tutti gli animali, anche il nostro Puffy? Possiamo mettergli la mascherina?

Il terremoto del Giappone e l’incubo di un disastro nucleare arrivano nelle nostre case con i telegiornali, e anche i più piccoli ascoltano e, soprattutto, guardano quelle immagini di distruzione. È importante aiutarli a capire e rassicurarli se hanno paura.

“Ogni genitore conosce i propri figli e sa come reagiscono quando c’è un problema, un dramma, un dolore”, dice il professor Fabio Sbattella, docente presso la Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e autore di Manuale di Psicologia dell’Emergenza, edito da Franco Angeli (24,5 euro).
“Non è necessario aspettare che facciano domande in proposito, per rassicurarli basta accorgersi dei loro turbamenti, delle loro variazioni d’umore e del ritmo quotidiano”.

 

No alla ripetitività

Ma c’è qualche buona regola da seguire per evitare che notizie francamente agghiaccianti come quelle giunte da Tokio possano colpire con troppa durezza i bambini? “Durante le emergenze, per esempio il terremoto dell’Aquila o quello di Haiti, gli adulti cercano di rimanere sempre aggiornati”, continua il professor Sbattella. “E i telegiornali enfatizzano, ripropongono le stesse immagini mille volte. Quelle immagini ripetute fanno male ai bambini, che non capiscono le distanze.
Ogni volta, sembra loro che il disastro si avvicini, incomba. Basterebbe seguire un telegiornale al giorno, e poi spegnere la tivù”.

 

E come rispondere alle loro domande?
“Prima di dare risposte, i grandi dovrebbero guardare se stessi, le proprie reazioni: se i genitori fanno la faccia preoccupata, spaventata, se magari si mettono a piangere per certe scene o interviste commoventi, i bambini reagiranno di conseguenza, preoccupandosi e anche piangendo. Il solo elemento che possa rassicurarli è un atteggiamento sereno degli adulti, sia che si guardi la catastrofe su uno schermo, sia che nella catastrofe, purtroppo, ci si trovi”.

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